Venerdì 18 gennaio, alle 17.30, la Maremma delle novelle sarà protagonista con il libro “Qualcosa di bianco in Maremma“, di Piergiorgio Zotti e Roberto Ferretti, nella riedizione di C&P Adver. Il libro sarà presentato alla libreria QB Viaggi di carta (in piazza Pacciardi 1 – ex piazza della Palma) a Grosseto, da Pietro Clemente, insieme a Piergiorgio Zotti e Paolo Nardini, dell’Archivio tradizioni popolari della Maremma.
Chi era nato intorno ai primi anni del Novecento, scriveva Aladino Vitali a commento del libro che Piergiorgio Zotti e Roberto Ferretti avevano composto sulla base delle loro ricerche sul folklore maremmano, aveva forse fatto in tempo a partecipare a quelle occasioni in cui, nelle case dei contadini, ci si riuniva, la sera, per sentirsi raccontare favole, novelle e storie, molte delle quali avevano contenuto pauroso o fantastico. Coloro che non hanno avuto l’occasione di ascoltare questi racconti dalla viva voce degli “affabulatori”, hanno però questo libretto, dice Vitali, che i due autori hanno fatto proprio per loro.
Quella in cui si muovevano i due ricercatori, scrive Pietro Clemente nell’introduzione, era una Maremma piena di scintille, di scoppiettii, di fuochi accesi che accendevano altri fuochi. Si partiva con qualcosa e si andava avanti; col teatro, ad esempio, che si collegava alla politica, alle storie narrate, ai canti augurali dei contadini. Si esploravano mondi, appena sotto la superficie dell’ordinaria vita quotidiana in rapida trasformazione, che aprivano la porta di altri mondi.
In un altro scritto, quasi coevo a “Qualcosa di bianco”, Ferretti esplicava la maturazione di una interpretazione della società in cui viveva, facendo tesoro dei suoi studi demologici, ma aggiornandone l’aspetto euristico attraverso una riflessione sulla politica locale. Ferretti considerava la sua ricerca sulle tradizioni popolari interessata a un modo di vivere diverso e quindi implicitamente alternativo a quello attuale, che intendeva affrontare la ricostruzione del tessuto sociale, attualmente sconvolto da questo sistema, a partire dalla base dell’impostazione culturale. La sua ricerca evidenziava dunque la crisi dei patrimoni di narrativa tradizionale, ma contemporaneamente metteva in evidenza la ricchezza che quei patrimoni dovevano rivestire nel passato. La crisi dei patrimoni narrativi, secondo Ferretti, la crisi di un intero sistema comunicativo e interpretativo del proprio essere nel mondo aveva stretta attinenza con la crisi identitaria degli anni della contestazione studentesca.
Ecco come si rivela, attraverso un paziente lavoro di cesello, raccogliendo fiabe, storie, narrazioni di vario tipo, che solo la mania incasellatrice dello studioso cataloga e differenzia, ma che in realtà appartengono tutte allo stesso patrimonio di conoscenze popolari, l’identità di una comunità locale. Così il Sasso di Petorsola, il Magico Puma, le impronte di Pieve ad Lamula, la galleria di Monteverdi, la presenza dei Lupi Mannari, definiscono un territorio, ne delineano il profilo.

