Home GrossetoPolitica GrossetoRifiuti, il Pci: “Costruzione dell’Ato è un fallimento, affidare la gestione ai Comuni”

Rifiuti, il Pci: “Costruzione dell’Ato è un fallimento, affidare la gestione ai Comuni”

di Redazione
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Il Pci di Grosseto prende posizione sul problema rifiuti e ritiene che un cambio radicale nella loro gestione troverebbe quelle risposte che in altro modo pongono problemi e rischi notevoli a carico dei cittadini“.

A dichiararlo, in un comunicato, è la segreteria del Pci della federazione di Grosseto.

“L’analisi parte dalle riflessioni sui dati del Rapporto Ispra 2016 dove in estrema sintesi ad un aumento della raccolta differenziata corrisponde anche un aumento dei rifiuti bruciati. Sono meno della metà i rifiuti raccolti nel nostro Paese che vengono riciclati – continua la nota -. E se da una parte ci sono meno conferimenti in discarica vi è un notevole aumento nell’utilizzo di termovalorizzatori. La plastica ne è un esempio: quella bruciata è più di quella riciclata. Intanto le bollette salgono grazie ai costi elevati di un ciclo che non si chiude. Da una parte si incentiva, giustamente, alla raccolta differenziata e dall’altra quello che i cittadini raccolgono viene destinato ai termovalorizzatori e viene bruciato.
Questi sono i dati che emergono dall’indagine e mettono in risalto un modo di gestire il business dei rifiuti, perché di questo si tratta, culturalmente arretrato che, tra l’altro, fa emergere scandali collegati a mafie, disastri ambientali, poca tutela e garanzie sul lavoro“.

“L’analogia tra la situazione del Paese Italia e l’Ato Sud della Toscana è sorprendente – spiega il Pci -. Anche qui si aprono le diatribe, ormai decennali sui problemi ambientali, che poi diventano anche di salute, su quelli occupazionali e sulla chiusura del ciclo dei rifiuti. I risultati: un proliferare di ricorsi, prima accolti, poi respinti, ripresentati sul termovalorizzatore di Scarlino, vertenze dei lavoratori, scontri con le parti sociali, ai quali si sono sommate le inchieste recentemente avviate dalla magistratura. In sintesi il caos completo. La carenza più grande rispetto a questo problema e secondo la direzione del Pci di Grosseto rappresentata dalla totale assenza della politica che non ha mai pianificato interventi risolutivi e messo, o meglio liberato, le autonomie locali affinché potessero prospettare progettazioni alternative in grado di garantire la salute dei cittadini, la sicurezza del lavoro e la produttività di un settore strategico per l’economia come quello dei rifiuti”.

“Da quasi 30 anni le istituzioni locali, perché questo vuole un modo di fare politica sbagliato, oscillano come pendoli tra i vari ricorsi, le legittime aspettative dei lavoratori, i problemi connessi ad ambiente e salute, una gestione dei servizi di spezzamento, raccolta e smaltimento che ha prodotto una lievitazione delle tariffe sempre più insopportabile per i cittadini – continua il comunicato -. Più che garantire salute, lavoro, ambiente, ciclo produttivo, la politica e gli enti locali si sono preoccupati di tutelare il consenso dando, come sempre, un colpo al cerchio e uno alla botte, stando con i comitati e con i lavoratori, senza prospettare alternative, perché di questo c’è bisogno. La politica non ha bisogno di tatticismi, ma di analizzare, studiare e prospettare risposte, fare scelte che diano le migliori condizioni per la tutela della salute e dell’ambiente, per i livelli occupazionali, per rendere il ciclo produttivo e abbassare le vessazioni delle tariffe. Secondo il Pci la costruzione dell’Ato è stato un fallimento completo. Ammetterlo sarebbe troppo per qualcuno, ma sarebbe un grande segno di responsabilità a chi vuole governare il territorio. La nostra realtà, come provincia di Grosseto, ha caratteristiche orografiche che ne fanno un territorio difficile per la gestione di numerosi servizi e, secondo il Pci, quello dei rifiuti ne è un esempio“.

“Tornare alla gestione diretta consentirebbe di contenere i costi, avere personale svincolato da contratti di servizio che ne limitano le funzioni, monitorare le singole realtà locali in una dimensione che va oltre al solo problema dei rifiuti – termina la nota –. Tornare alla gestione diretta rappresenterebbe attenzione e responsabilità verso cittadini, lavoratori e ambiente, con un probabile contenimento di costi che, anche se non portassero a grandi economie, restituirebbero risultati nei servizi di migliore qualità“.

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