Home GrossetoCultura e Spettacoli Grosseto“Omicidio dell’anima”: una storia vera per combattere la violenza di genere

“Omicidio dell’anima”: una storia vera per combattere la violenza di genere

di Redazione
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Giovedì 7 dicembre, alle 9.00, nell’aula magna del Polo universitario, sarà presentato “Omicidio dell’anima”, il libro di Giancarlo Perazzini.

L’incontro è parte di un più ampio progetto che la commissione Pari opportunità della Provincia di Grosseto ha messo in opera per sensibilizzare il pubblico sul tema della violenza di genere.

“È una piaga diffusa che non fa distinzioni tra ceti economici, livelli d’istruzione, gruppi sociali – commentano Olga Ciaramella, consigliere provinciale con delega alle Pari opportunità, e Lucia Morucci, presidente della commissione provinciale Pari opportunità –. C’è bisogno di una rivoluzione culturale e il metodo più efficace per metterla in atto è raccontare le storie delle vittime, mettersi nei loro panni, far comprendere soprattutto agli adolescenti, le conseguenze della violenza sull’anima della vittima. Questo incontro è parte di un progetto più ampio e articolato che inizia dalla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ma si protrae per tutto l’anno, che va nelle scuole e nei punti di aggregazione. Le conseguenze della violenza non si abbattono solo sulla vittima, siamo tutti vittime”.

L’evento di aprirà con i saluti del presidente della Provincia, Antonfrancesco Vivarelli Colonna. Oltre all’autore del libro, interverranno Olga Ciaramella, consigliere provinciale con delega alle Pari Opportunità; Lucia Morucci, presidente della commissione provinciale Pari opportunità; Luigi Bellumori, sindaco di Capalbio e commissario provinciale Pari opportunità.

Presenterà Antonella Vitullo; interverrà in collegamento Irene Pivetti, presidente dell’associazione “No vuol dire no” e autrice della prefazione della pubblicazione.

Il libro

Sara è la protagonista di questa amara e assurda storia: reale, dura, incomprensibile e crudele. Dal Sud arrivano le urla di una violenza assordante per il silenzio che l’ha caratterizzata. Ma tra le pieghe di quell’omertà, la voce di Sara, costretta dalla famiglia a sposare il suo violentatore, si fa sentire ancor più incisiva che mai. Il passato è passato; a lei interessa il futuro delle altre donne che nasceranno dopo di lei e avranno l’esempio della sua indicibile forza interiore. Per lei non è stato facile raccontarsi e se l’ha fatto è solo perché spera che la sua esperienza possa essere d’insegnamento a quanti dovessero trovarsi nelle stesse condizioni, e ancor più ai genitori e ai parenti delle eventuali vittime, dal cui comportamento quasi sempre dipende il destino di chi subisce il peggiore dei delitti: “l’omicidio dell’anima”.

Per quanto forte, il dolore fisico era ben poca cosa in confronto allo strazio indicibile che provavo dentro di me. In pochi istanti mi erano stati rubati per sempre i miei sogni e mi era stata strappata l’anima. Lui me l’aveva uccisa“.

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