Home Colline MetallifereFalusi, il Pci: “Ancora silenzio dalle istituzioni, l’istituto non deve essere svenduto”

Falusi, il Pci: “Ancora silenzio dalle istituzioni, l’istituto non deve essere svenduto”

di Redazione
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È vero che il Partito comunista è una formazione che sta rinascendo e non ha ruoli determinanti nell’assetto politico e istituzionale, ma è vero anche che solo questa parte politica è l’unica ad avere presentato una proposta strutturata alternativa sull’Istituto Falusi“.

A dichiararlo sono Marco Barzanti e Luciano Fedeli, rispettivamente segretario provinciale e responsabile welfare e sanità del Pci di Grosseto.

“Così come è vero che le forze di governo alle quali è stata presentata non si sono ancora sognate di dare risposte né al Pci, che è stato il promotore, né tantomeno di portare alla discussione istituzionale e far conoscere ai cittadini una pianificazione organica sul futuro di questa importante realtà – continuano Barzanti e Fedeli. Queste due considerazioni basterebbero a far comprendere quanto di poco democratico e trasparente sta avvenendo, coperto da considerazioni solo legate ad aspetti di costi e mercato nell’assistenza agli anziani e come questo ipotetico stallo si vorrebbe superare con la sola formula di riduzione dei costi che andrebbero a cadere sui lavoratori e sull’assistenza“.

“Si continua ad insistere sulla privatizzazione di servizi, tra i quali un nucleo perché, come ormai si racconta in più occasioni, i contratti sono onerosi ed i costi per sostituzioni del personale provocano un dissesto finanziario a cui si aggiunge il fatto che la Regione Toscana, attraverso la libera scelta, inserisce un criterio di concorrenza tra le residenze la cui priorità sembra quella del solo prezzo della retta – spiegano Barzanti e Fedeli -. Per il Pci ambedue le motivazioni sono prive di fondamenta. Nessun dipendente sarà licenziato per cui i costi delle sostituzioni in caso di assenze, che tra l’altro, dovrebbero essere rilevate, quantificate e rese pubbliche, resterebbero comunque tutte a carico del Falusi e si avrebbe la presenza in promiscuità di personale di ruolo e dell’impresa all’interno della struttura, cosa molto poco opportuna. La libera scelta fissa una retta massima di 53 euro che sono più che sufficienti per garantire una buona gestione e le rette per garantire standard di qualità sono determinate da parametri sui servizi, per cui ribassi eccessivi andrebbero ad incidere solo sul costo del lavoro o sui servizi di assistenza, ledendo due aspetti di diritto fondamentali“.

“Si continua a non ascoltare e ad avere un comportamento che mette di fronte istituzioni, politica e parti sociali a scelte già fatte e calate dall’alto. Il tutto con una prospettiva molto chiara, che è quella di arrivare ad una progressiva esternalizzazione di altri nuclei senza affrontare con un piano organico il problema e pianificare soluzioni alternative – continuano Barzanti e Fedeli -. Inoltre, sarebbe utile, per una migliore analisi e per la trasparenza, capire che cosa avviene in tutte le strutture residenziali gestite dal Falusi, quali sono costi e ricavi dei singoli centri per comprendere in modo più chiaro dove sono le criticità e come approntare soluzioni costruttive. Tutto questo rimane nascosto tra i pochi addetti, tutti di matrice Pd, che governano e gestiscono le sorti dell’istituto. Il Pci si chiede se questi comportamenti fossero stati tenuti, ad esempio, dal sindaco di Grosseto che ha, in più occasioni, esternato posizioni critiche su alcune questioni non solo legate alla sanità ed abbia, solo per questo, ricevuto critiche aspre per un comportamento giudicato troppo decisionista. In questo caso si sarebbe senza dubbio assistito ad una vera rivoluzione per atteggiamenti lesivi della democrazia, della partecipazione e dei diritti da parte di chi oggi si comporta in un modo peggiore“.

“Il Pci continuerà comunque a proporre alternative perché ritiene che prima dei costi ci siano i diritti dei lavoratori e l’assistenza dei cittadini e perché ritiene che una realtà come il Falusi di Massa debba continuare a svolgere il proprio ruolo di eccellenza e non debba essere venduta al miglior offerente – terminano Barzanti e Fedeli. Quei 60 posti di lavoro devono restare non una libera scelta per i privati, ma proprietà della comunità locale per continuare a svolgere nel futuro quel ruolo di riferimento che ha caratterizzato una delle migliori storie del comprensorio“.

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