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CineVisioni: la recensione di Man in the Dark

di Luca Ceccarelli
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In programmazione a Grosseto da domani – The Space Cinema

Rocky (Jane Levy, la Tessa Altman di Suburgatory), Alex (Dylan Minnette, era David, il figlio di Jack Shepard in Lost) e Money (Daniel Zovatto, già in It Follows), sono tre ladruncoli.

La loro strategia è semplice: sfruttando il fatto che il padre di Alex è titolare di una ditta di sorveglianza, possono sotrarre le chiavi di numerosi appartamenti e compiere furti in tutta tranquillità.

Quando vengono a sapere che in una di quelle case vive un veterano dell’esercito, che ha ricevuto un risarcimento a sei cifre per l’investimento della figlia da parte di una ragazza di ottima famiglia e che i contanti sarebbero ancora all’interno dell’abitazione, ecco che nasce l’occasione di compiere un ultimo reato, chiudere con le ruberie e trasferirsi nell’agognata California.

Ma Norman Nordstrom (Stephen Lang, visto al cinema in L’uomo che fissa le capre ed Avatar, protagonista in tv nella sfortunata serie Terra Nova), il padrone di casa, riserverà ai tre ben più di una sorpresa.

Man in the Dark è tutto qui: la storia di un furto ed il suo divenire, in una dinamica sempre più complessa ed appassionante. Come nel più classico dei thriller le quattro mura la fanno da padrone, con relativo e scontato effetto claustrofobico.

Ma il valore aggiunto sta nel buio, giustificato dalla cecità di Nordstrom e naturalmente dalle caratteristiche di un furto in notturna. Buio e claustrofobia si cementano immediatamente, creando di per sé la tensione necessaria a rendere credibile tutto il resto. A queste componenti di base si aggiunge il ritmo: i colpi di scena sono incessanti, così come i tempi rasentano spesso la perfezione, preparando il prossimo evento con grande maestria.

E non poteva essere diversamente, poiché tra i produttori di questo film c’è Sam Raimi, da sempre una garanzia e la cui mano si nota in più di un’occasione, dove la mano leggera di Raimi sembra guidare la macchina da presa condotta da Fede Alvarez.

Alvarez era reduce dal proprio remake di La Casa. Anche quel lungometraggio aveva tra i produttori Raimi, regista del film originale, ma il risultato aveva fatto storcere la bocca a molti, sia tra i critici che tra il pubblico, per l’esagerata voglia di stupire che minava alla base il successo dell’operazione.

In Man in the Dark, fortunatamente, l’equilibrio è ben diverso: nessuna concessione allo splatter né alla spettacolarizzazione della scena. Bastano una solida fotografia ed una sceneggiatura vibrante a creare una pellicola che vale la pena vedere. Dura solo 82 minuti, che corrono via come il vento.

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