Nei giorni scorsi sono stati rilasciati, a cura della società consortile Infocamere, una serie di dati relativi alla dinamica provinciale delle imprese nel secondo trimestre 2016. Tali dati sono stati elaborati ed approfonditi a cura dell’ufficio studi della Camera di commercio di Grosseto e consentono a Riccardo Breda, di effettuare una riflessione di livello generale sull’andamento del tessuto imprenditoriale maremmano. Riflessione che, in virtù del prossimo accorpamento con la Camera di commercio di Livorno programmato per il primo settembre, sarà l’ultima che effettuerà quale Presidente della Camera di Commercio di Grosseto.
“Il sistema economico nazionale e soprattutto quello europeo sta attraversando, a causa della crisi creditizia e di alcune scelte ‘inconsulte’ (Brexit ndr), una fase particolarmente delicata e senza precedenti. In questo contesto in cui l’incertezza e la paura di scenari involutivi sembra prendere il sopravvento, registriamo il levarsi di segnali positivi dai territori, dal basso. Segnali che inducono a guardare il futuro prossimo venturo con una luce se non più rosea di certo meno opaca. E’ questo il caso, per quanto riguarda la nostra provincia, della dinamica demografica delle imprese nel secondo trimestre del 2016; dalla lettura delle nostre elaborazioni emergono elementi positivi che, pur con valori non eccessivamente ‘pesanti’ e supportati da una stagionalità favorevole, consentono a Grosseto di posizionarsi al top della graduatoria delle province toscane per la migliore performance. ” .
A metà anno 2016 risultano iscritte alla Camera di commercio di Grosseto 29.062 sedi di imprese; l’universo delle imprese operanti in Maremma e cioè considerando anche le unità locali si attesta, al 30 giugno 2016, a quota 35.967 posizioni. Per la Toscana nel suo complesso il numero totale risulta pari a 415.543 per le sedi, mentre le localizzazioni si posizionano su quota 509.703.
Continua il saldo positivo della dinamica imprenditoriale (+158 la differenza tra imprese iscritte e cancellate al lordo delle cancellazioni d’ufficio) che rinnova, la performance degli ultimi sette trimestri. Il tasso di crescita trimestrale risulta pari a 0,55 %, posizionandosi nella parte superiore rispetto al valore medio complessivo della regione (0,48%).
Considerando invece le sole cessazioni su richiesta della utenza, e quindi “depurando” il dato da quelle per ufficio decretate dall’organo competente e limitando l’attenzione alla stretta manifestazione di volontà imprenditoriale, il dato relativo alla dinamica congiunturale del sistema produttivo grossetano risulta ancora, seppur di poco, migliore, significando un valore positivo del saldo sia in termini assoluti (+184) che relativi, facendo registrare, in questo ultimo caso, un tasso di crescita trimestrale pari a + 0,64%. In relazione sempre al tasso di crescita trimestrale, Grosseto nella graduatoria decrescente tra le province toscane, passati i trimestri in rosso del 2013 – 2014 si posiziona al secondo posto, superato di una incollatura, da Firenze (0,65%) e superando ben otto province.
Una ulteriore conferma della prestazione soddisfacente la troviamo anche allorquando l’attenzione viene spostata su un più ampio orizzonte temporale, cioè sul tasso di variazione tendenziale annua il cui andamento descrive compiutamente il trend della dinamica imprenditoriale.
In questo caso infatti, il dato osservato (+1,07%) non solo risulta l’unico valore superiore all’unità ma supera decisamente il valore medio della Toscana (+0,54%) e colloca saldamente Grosseto al primo posto della graduatoria, superando sul podio Livorno (+0,95%) e Prato (+0,91%). Pisa risulta invece l’unica realtà territoriale che in un anno regredisce in termini di imprese iscritte.
Che qualcosa si sia mosso rispetto allo scorso anno si percepisce con una certa evidenza, tenendo presente che lo stesso indicatore al 30 giugno 2015 risultava in rosso (-0,24%, con la Maremma all’ottavo posto ex aequo della graduatoria decrescente tra le dieci province della Toscana) e peggiore della media regionale (+0,23%)5.
Rilevato il positivo cambiamento tendenziale e tenuto conto che storicamente, il secondo trimestre dell’anno è quello in cui si registra una maggiore propensione verso l’avvio di nuove imprese per la particolare stagionalità della nostro sistema economico, è comunque doveroso precisare che, come osservato da più parti i termini e le modalità della ripresa del sistema imprenditoriale, ancorché importanti per la recente storia economica, sono ancora estremamente contenuti, incapaci allo stato attuale di significare l’attesa marcata inversione di rotta. Con una lettura più strettamente statistica potremmo parlare anche per questo trimestre di una inversione di tendenza certa; inversione che per l’intensità, risulta ancora flebile, non ancora in grado di prefigurare a breve non tanto un recupero del terreno perduto (che più o meno velocemente si verifica), quanto l’innesco di un fecondo nuovo slancio.
Le considerazioni sopra riportate si declinano necessariamente anche nell’andamento dei diversi settori economici, dove si rileva che nel secondo trimestre 2016 l’aumento delle imprese si manifesta in particolare nei settori numericamente più rilevanti per il contesto imprenditoriale grossetano e cioè nell’agricoltura (saldo iscrizioni – cessazioni, +19), nel commercio (saldo +13), nelle attività manifatturiere (+5). Si rileva inoltre che più che nei comparti sopra indicati un peso consistente è “tecnicamente” imputato alla voce imprese non classificate e cioè a tutte quelle imprese che, pur registrate, non hanno ancora iniziato l’attività. In base alla serie storica dei dati possiamo però anticipare che, quando ciò si verificherà, dette imprese molto verosimilmente si spalmeranno, tra i diversi settori, assestando, forse, ma di certo non stravolgendo il peso specifico di ciascuno di essi. L’andamento settoriale descritto trova inoltre una importante informazione nel tasso di variazione tendenziale annua che, come detto, interessa un più ampio periodo temporale.
Un sintetico approfondimento si rende necessario anche relativamente alla distribuzione delle imprese per settore economico. Al 30 giugno 2016, fatto pari a 100 il totale della comunità imprenditoriale maremmana, 32,86 imprese appartengono al settore primario, superiori di oltre tre volte il valore medio regionale (10,3%); 5,67 al settore manifatturiero (13,8% in Toscana e Italia 10,2%); 12,27 alle costruzioni (15,5% in Toscana, 14,9% in Italia); 19,96 al commercio (25,6% in Toscana, 27,3% in Italia); 9,26 Alberghi e P.E. (8,3% in Toscana, 7,6% in Italia); 4,51 alle Attività immobiliari (6,6% in Toscana, 5,1 % in Italia). Confrontando la composizione percentuale per settore economico con quella del 30 giugno 2015 si rileva una sostanziale invarianza per tutti principali settori, ad eccezione di quello relativo costruzioni dove la variazione, in termini percentuali è un tantino più marcata.
Relativamente all’artigianato, che nella classificazione operata dall’ISTAT risulta trasversale a numerosi settori economici di cui alla codifica ATECO, si rileva per la prima volta dopo numerosi trimestri una conferma dell’inversione di tendenza; inversione che manifesta, complessivamente, un saldo positivo di 15 unità e ciò ha consentito di contenere, seppur in parte, la lunga performance negativa collezionata. Numeri alla mano dalle 5907 imprese artigiane iscritte a metà anno 2014 si è passati, un anno dopo, a 5852, per poi attestarsi al 30 giugno 2016 a 5780, con una diminuzione assoluta, rispettivamente, di 127 (saldo biennale) e di 72 unità(saldo ultimo anno) ed un tasso di variazione tendenziale annuo del -1,23%. Così come rilevato nell’ultimo commento, nell’anno trascorso e più precisamente nel periodo che va da giugno 2015 al giugno 2016, la crisi delle costruzioni (saldo -89) ha influito in termini marcati nei risultati complessivi dell’artigianato; infatti, al netto di questo comparto il saldo finale dell’artigianato sarebbe risultato di segno positivo (+17).
Approfondendo i dati relativi alle imprese in base alla natura giuridica si rileva che nel periodo aprile-giugno 2016 per tutte le classi risulta un saldo positivo. In particolare però la classe che più cresce sia in termini assoluti che relativi è quella delle società di capitali. Infatti, con un tasso di crescita trimestrale del +1,8%, dovuto ad un saldo assoluto nel secondo trimestre 2016 di ben 78 imprese, non solo viene confermato il rinnovato andamento positivo ma viene assestata un’ulteriore accelerazione al processo di capitalizzazione in atto. A comprova di ciò si osserva che le società di capitali al 30 giugno 2016 confrontate con quelle iscritte un anno prima risultano aumentate del 5,7% mentre si riscontra una sostanziale stabilità sia per le società di persone (variazione annua 0,45%) che, soprattutto, per le imprese individuali (0,17%); in più apprezzabile crescita, +1,47% risultano infine le imprese catalogate come altre forme (cooperative, consorzi, ecc.)
Come abbiamo rilevato in passato, un certo effetto tonico è stato prodotto anche dalla introduzione di norme di semplificazione per la costituzione di srl; infatti al 30 giugno 2015 le srl semplificate risultano 369 con un incremento di 40 unità nel giro di tre mesi (in pratica quasi una nuova srls ogni due giorni). Tali dati costituiscono la prova provante che il nuovo strumento dopo un inizio abbastanza sottotono dimostra, grazie anche agli elementi “incentivanti”, un interessante appeal soprattutto nei confronti della neo imprenditorialità.
In buona sostanza con una progressiva crescita delle società di capitali, una costanza di quelle di persone ed un calo di quelle individuali si registra una rinnovata tendenza alla capitalizzazione del tessuto imprenditoriale della provincia di Grosseto. In termini percentuali le società di capitali sono passate dal 8,6% del 2003 all’ 11,8%del 2008 al 14,5% di un anno fa per giungere ad attestarsi al 15,1% al 30 giugno 2016; quelle di persone rimangono grosso modo costanti (21,9% nel 2003, 21,5% nel 2008, 21,7% dodici mesi orsono e 21,5% al termine del II trimestre 2016) mentre le imprese individuali calano in modo significativo e progressivo: 66,6% nel 2003, 63,6% nel 2008, 60,6 % al 30 giugno 2015 ed infine 60% nell’ultima rilevazione).
Approfondendo poi alcuni spaccati particolari del sistema imprenditoriale della Maremma, quali quelli relativi alle imprese femminili, giovanili e straniere, si confermano alcune specificità: una rilevante presenza dell’imprenditorialità in rosa, presenza rafforzata dall’ulteriore crescita, una contenuta incidenza del mondo giovanile ed un marginale concorso delle imprese cosiddette straniere.
Al termine del mese di giugno 2016, nel territorio grossetano oltre 27 imprese su 100 sono indicate come femminili: tale incidenza risulta la più elevata tra le province della Toscana (valore medio 22,96%) e supera di oltre 5 punti il valore medio nazionale (21,72%). L’imprenditorialità in rosa si manifesta con un sostanzioso peso nelle altre attività di servizi (55,62%), dove è maggioritaria, nella sanità (44,09%) e tra i comparti economici tradizionali della provincia di Grosseto, e cioè agricoltura (34,26%), alberghi e P.E. (32,04%) e commercio (29,09%).
Di tutt’altro rilievo l’incidenza nel sistema imprenditoriale delle imprese giovanili, dove si riscontra, in presenza di un dato di partenza estremamente contenuto -Grosseto occupa l’ultimo posto in Toscana per caratterizzazione giovanile-, un comportamento controtendenza con una marcata crescita rilevabile dal tasso di variazione tendenziale annua (4,36%), a fronte di un calo generalizzato nelle province della regione (Toscana -1,99%) ed anche a livello nazionale (-2,26%). Molto probabilmente il dato risulta condizionato dagli interventi legislativi indirizzati a promuovere la nascita di imprese agricole giovanili. Tale andamento positivo trova comunque una ulteriore conferma anche nel più recente tasso di crescita trimestrale relativo al periodo aprile/giugno 2016 (+3,6%). Per questa tipologia di imprese i settori con maggiore prevalenza relativa sono quelli dell’attività finanziarie e assicurative; noleggio, agenzie di viaggio, servizi imprese ecc.; altre attività di servizi, intorno al 12-13% ed infine attività di servizi di alloggio e ristorazione (10,42%).
Situazione nei grandi numeri grosso modo simile si osserva anche per le imprese straniere operanti in Maremma dove, pur in presenza di un trend in costante aumento, sono in numero relativamente contenuto nel paragone con il contesto regionale. Se da un lato la variazione tendenziale annua della provincia (+5,64%) insieme a quella grosso modo di pari entità di Livorno risulta la più elevata tra le province toscane, superando sia il valore medio regionale (3,74%) che quello nazionale (4,4%), dall’altro lato la percentuale assoluta di imprese straniere (+7,35%) è, unitamente a quella di Siena (7,67%), la più contenuta tra quella delle altre province. Anche le imprese straniere rapportate al numero totale di imprese quindi, così come quelle giovanili, risultano marcatamente distanziate dalla media regionale (12,79%) e nazionale (9,28%). Per questa tipologia, i settori con maggior presenza di imprese “con partecipazione di persone nate fuori Italia” sono le costruzioni (12,13%), il commercio (11,49%) e i servizi alle imprese (10,67%).
Infine, disaggregando i dati per ambito territoriale intraprovinciale, si riscontra che, come per il passato trimestre, il comune con il maggior incremento annuale di imprese, in termini assoluti, è, ovviamente, Grosseto (saldo+118), seguito nell’ordine da Follonica (+48), Magliano (+31) e Manciano (+25) e così via. In termini relativi i primi posti della graduatoria del tasso di variazione tendenziale annua sono occupati, nell’ordine, da Seggiano (+9,9%, saldo +16 imprese), Magliano (+4,3%) e Arcidosso (+2,8%, saldo +13) mentre chiudono la classifica Castell’Azzara (-3,8%, saldo -5), Santa Fiora (-3,5%, saldo -8) ed Isola del Giglio (-1,47% saldo -4).
I dati relativi alla dinamica imprenditoriale manifestano una diversa risposta dei territori , talvolta anche a pochi chilometri di distanza, al mutamento in atto nei diversi settori (si pensi per esempio cosa sta significando per il commercio la presenza delle grandi strutture oppure il progressivo sviluppo dell’ e-commerce) ma soprattutto come gli stessi indici relativi risentano significativamente delle diverse condizioni di partenza: a volte nei piccoli comuni può bastare l’apertura/chiusura di qualche impresa per dare un grosso scossone in termini percentuali.
In estrema sintesi si rinnova un giudizio già espresso in passato relativamente alla marcata centralità del capoluogo provinciale, ad una sofferenza non totalmente uniforme dei territori montani e dell’alta collina, ad un discreto dinamismo della fascia collinare country/termale, ad una certa stagnazione nei comuni costieri del sud della provincia dove, pur a fronte di una ripresa, talvolta a scacchiera, dei flussi turistici, non si registra la grande impennata del passato.
Tale situazione trova conferma sia nella distribuzione sul territorio delle imprese distinte per classe di natura giuridica (nel comune di Grosseto sono presenti la metà delle società di capitali, oltre un terzo di quelle di persone e circa un quarto delle imprese individuali) ; che nella distribuzione delle imprese a livello comunale per macro settori di attività economica. In questo ultimo caso, stante la particolare struttura economica, si rileva che le imprese agricole e quelle commerciali, in larghissima prevalenza individuali, risultano spalmate anche se non molto uniformemente sul territorio maremmano.

