“Per il fisco delle imprese i mesi di novembre e dicembre sono decisamente i peggiori”.
La denuncia arriva da Renzo Alessandri, direttore della Cna di Grosseto.
“Il salasso di fine anno è diventato una costante e come tale viene ormai percepito, da chi paga come da chi fa cassa, ma l’entità delle cifre, una volta focalizzata, è tale da superare ogni immaginazione – spiega Alessandri -. I due mesi di fine anno si configurano come un bimestre d’oro per le casse dello Stato e dei Comuni. In sessanta giorni incassano, infatti, dagli artigiani maremmani, distribuiti nei 28 comuni della provinci), una somma che supera i 7,5 milioni di euro: circa 125 mila euro al giorno, domeniche e festività comprese”.
“Spacchettando l’importo totale versato nel periodo preso in esame (i 7,5 milioni di euro), si può evidenziare il peso delle singole imposte. Tra Imu e Tasi, ad esempio, si prende atto che le imprese artigiane hanno pagato, ai Comuni della nostra provincia, circa 815 mila: 73 mila in più di quanto versato nell’anno precedente – continua il direttore di Cna -. L’apparente ‘modestia’ delle cifre indicate non tragga però in inganno: a proposito di Imu e Tasi, infatti, va considerato che una cifra pressoché analoga è stata pagata, in acconto, a giugno. Gli 815 mila euro indicati, rapportati a base annua, diventano ovviamente il doppio”.
“Interessante anche il dato disaggregato delle imposte sul reddito: tra Irpef, Ires e Irap, il fisco ha ‘raccolto’ tra gli artigiani della nostra provincia qualcosa come 6 milioni e 780mila euro. Si nota un leggero incremento del gettito Irpef, 3 milioni e 220 mila euro a fronte dei 3 milioni e 168 dell’anno precedente, una riduzione di gettito Ires, 770 mila euro contro un 1 milione e 375mila, e anche di quello Irap, 2 milioni e 790 mila a fronte dei 3 milioni e 310 mila. Anche in questo caso, ovviamente, vale il principio precedente: si parla dell’acconto di novembre, a cui vanno aggiunti l’acconto versato in precedenza e il saldo del prossimo anno – sottolinea Alessandri –. Ciò premesso, una considerazione generale: l’incremento, per quanto modesto, del gettito Irpef denota una ‘tenuta’ e una capacità di reazione, inaspettate, delle imprese individuali e delle società di persone (quelle micro imprese troppo spesso bistrattate); la contrazione più marcata del gettito Ires è da ascrivere a una contrazione dei ricavi che sembra aver colpito, in misura maggiore, proprio le società di capitali; la riduzione del gettito Irap, invece, è da ricondurre, oltre che alla riduzione dell’occupazione, all’introduzione di maggiori detrazioni d’imposta”.
“Concludendo, le difficoltà incontrate da chi è costretto a fronteggiare una siffatta concentrazione di versamenti, insieme alla necessità di rimuoverla, dovrebbe, ma il condizionale è d’obbligo, essere chiara a tutti (l’impossibilità di farvi fronte, peraltro, genera sanzioni pesantissime) – conclude Alessandri –. Occorre mettere un freno a tale situazione; superando un ‘concentrato’ di scadenze, che sommato ad altre che maturano a dicembre (banalmente le tredicesime e il saldo della Tari), produce tensioni finanziarie e danni economici (rilevanti) nelle imprese chiamate a fronteggiarlo”.

