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“Non ci resta che ridere”: agli Industri “Il malato immaginario” di Molière

di Redazione
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Nuovo appuntamento con il festival di teatro comico “Non ci resta che ridere”, organizzato dal laboratorio teatrale “Ridi Pagliaccio”.

Domenica 12 aprile, in doppia replica alle 17 e alle 21, andrà in scena al teatro degli Industri di Grosseto lo spettacolo “Il malato immaginario” di Molière, a cura della compagnia grossetana “I Teatranti di Fabio Cicaloni”.

I biglietti

Il costo del biglietto per assistere allo spettacolo sarà di 10 euro.

I tagliandi sono acquistabili in prevendita, all’edicola “La Pace”, in via della Pace a Grosseto, accanto all’ingresso della chiesa del Sacro Cuore, o al botteghino degli Industri un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.

Il cast

  • Fabio Cicaloni: Argante;
  • Nicola Draoli; Tonina;
  • Fabrizio Cattarulla; Angelica;
  • Andrea Ferrari: il notaio, Cleante, Tommaso, Lafattutta e il dott. Purgone;
  • Bernardino Tartaglia: Belinda e il dott. Lafattutta

La trama

In questo adattamento in un atto il protagonista, Argante, credendosi malato ed esposto a ogni malattia, vive continuamente tra medici e medicine tanto che, per assicurarsi cure più assidue, vorrebbe che la figlia Angelica sposasse il medico Tommaso Lafattutta, giovane sciocco e pedante, figlio del dottor Lafattutta. Ma Angelica ama riamata Cleante, sostenuta da Tonina, serva scaltra di Argante che, travestita da medico, mette in guardia il malato immaginario dai ciarlatani che lo circondano. Tonina vuole anche smascherare l’avidità di Belinda, seconda moglie di Argante, che circonda il marito di attenzioni, ma mira alla sua eredità: Argante, infatti, fingendosi morto, potrà scoprire l’interessato attaccamento della moglie e l’affetto sincero della figlia. Angelica potrà finalmente sposare Cleante e il malato immaginario deciderà, data la sua esperienza in materia, di diventare egli stesso medico.

Note di regia

Rileggere un classico come questo di Molière, significa darne una chiave di lettura e offrirne un’interpretazione quanto più originale, per non rischiare di emulare una fra le svariate è infinitamente tante messe in scena dell’opera. Il malato immaginario, l’ipocondriaco Argante, il debole beffato, il marito ingannato, sono solo alcune definizioni per questo personaggio fra i più riusciti del commediografo francese, forse anche perché l’ultimo creato. Come in ogni spettacolo dei Teatranti il testo subisce una riduzione vertiginosa per giungere alla struttura di un atto unico della durata di ottanta minuti, condensando in breve la freschezza delle battute e la genialità delle trovate sceniche. A questo si unisce la spettacolarità di un lavoro “pop-art” in cui i colori eccentrici e i costumi quasi architettonici riempiono lo spazio scenico con grinta e graffiante aggressività, rendendo ancora più spietatamente ridicoli i personaggi che Molière prende in giro e adeguandoli, pure nei costumi, alla loro enorme e vuota esteriorità.

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