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Il vescovo Rodolfo apre le celebrazioni per commemorare i 60 anni dalla strage mineraria di Ribolla

di Redazione
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messa RibollaIl vescovo Rodolfo questo pomeriggio ha presieduto, nella parrocchia di Ribolla, la Messa con cui si sono ufficialmente aperte le celebrazioni commemorative per i 60 anni della strage mineraria in cui, il 4 maggio 1954, persero la vita 43 minatori. Hanno concelebrato il parroco di Ribolla, don Ermille Berselli, il preposto del Capitolo della Cattedrale don Franco Cencioni, figlio di minatore e che quel 4 maggio ’43 – giovane prete – accompagnò il vescovo Galeazzi sul luogo della tragedia; e don Fabio Bertelli, parroco di S. Giuseppe a Grosseto, che per 7 anni ha guidato la comunità cristiana di Ribolla.

Presenti il presidente della Provincia Leonardo Marras; il sindaco di Roccastrada Giancarlo Innocenti; l’ambasciatore italiano in Belgio e l’ambasciatore belga in Italia e altri rappresentanti diplomatici, e rappresentanti dell’Arma dei carabinieri.

Nella sua omelia, il vescovo ha ringraziato per le iniziative legate all’anniversario della strage: “Ho desiderato tanto – ha diciarato – essere qui oggi, perché questa tragedia è legata alla mia infanzia. Ricordo la maestra che a noi bambini riportava le notizie di quei giorni. Da adulto, approfondendo, ho provato l’angoscia e il dolore immedesimandomi nelle famiglie e in questo territorio feriti da quel lutto terribile, ma immedesimandomi anche nelle domande che ne sono scaturite. Il lavoro in miniera – ha proseguito – era ‘l’ultimo pane’ ed è stato un pane che ha portato anche morte”.

Il vescovo ha invitato a celebrare il ricordo di quei 43 morti – citati uno ad uno durante la preghiera eucaristica – anche “per renderci conto della durissima situazione del lavoro di quel periodo, riflettere su quanto è stato fatto perché esso migliorasse e per imparare a essere vigilanti. Da fatti come questo vogliamo imparare un’umanità nuova, che sa farsi carico delle situazioni avendo appreso dai propri errori e dalle tragedie del passato. Vogliamo avere su questi fatti uno sguardo di fede, esercitando da cristiani le nostre responsabilità nel lavoro, per il diritto al lavoro, per difenderlo e difenderne la dignità. Dio – ha continuato mons. Cetoloni – ci ha dato l’intelligenza e le mani per lavorare, intelligenza e mani che mai devono essere superate da altri interessi, perché quando essi prendono il sopravvento succedono tragedie come questa di Ribolla”.

Il vescovo ha poi richiamato una foto dell’epoca in cui è ritratta la piccola statua di santa Barbara posta in uno dei tunnel dove quotidianamente i minatori si recavano a lavorare. Accanto una piccozza e due lampade di acetilene: “Una era lo strumento di lavoro, le altre il mezzo per far luce nella discesa, ma anche nella risalita. Chissà quante volte – ha proseguito il vescovo – i minatori, in silenzio, di fronte a quella piccola statua avranno espresso la loro fede”.

Infine mons. Cetoloni ha voluto allargare il ricordo a tutte le vittime del lavoro minerario sul territorio: “Ho fatto un calcolo: in circa 90 anni i morti sono stati 437 e il triste primato spetta proprio a Ribolla. Pensiamo ad ognuno di loro per crescere in umanità e perché il dolore trovi un canale di fecondità nella giustizia, nella solidarietà e nella capacità di migliorare le condizioni del lavoro”.

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