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Luci ed ombre per l’artigianato maremmano nel 2012

di Redazione
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Il 2012, per l’artigianato maremmano, è stato caratterizzato da luci e da ombre.

In chiusura d’anno, il comparto ha recuperato su un primo semestre contraddistinto dal segno meno.

I 370,9 milioni di fatturato realizzati nel corso del 2012 evidenziano solamente una leggera crescita in termini di ricavi (+1,9%), ma visto che in ambito regionale l’artigianato prosegue nella parabola discendente dei propri ricavi, non è da trascurare il segnale positivo.

L’artigianato della provincia di Grosseto, del resto, ha mostrato performance che non sono state quasi mai in linea con i valori medi regionali, denotando la particolarità della propria struttura produttiva e una congiuntura sicuramente “atipica” nel contesto toscano.

Agli aspetti positivi legati alla tenuta del fatturato, si accompagnano tuttavia dati meno confortanti, dettati dagli indicatori “termometro” della struttura artigiana locale: retribuzioni e consumi.

Nel primo caso, infatti, si registra un calo vistoso (-17,1%), che costituisce un ulteriore campanello d’allarme rispetto alla situazione occupazionale della Maremma (gli iscritti alle liste di disoccupazione hanno superato i 27 mila), mentre i consumi sembrano tenere i livelli del 2011 (in termini reali, il maggior costo delle materie prime energetiche, rende però verosimile una riduzione quantitativa degli acquisti e quindi anche dei  livelli di produzione).

Le “buone notizie” arrivano quasi esclusivamente dal settore trainante dell’artigianato grossetano, le costruzioni: i dati relativi al secondo semestre 2012, infatti, configurano, almeno in apparenza, la migliore performance del comparto a partire dal 2008.

Di segno diverso i “numeri” degli altri settori.

Si riduce ulteriormente il fatturato del manifatturiero (-5,4%) e ancor  più marcata è la contrazione nei servizi (-8,1% a fronte di una sostanziale tenuta registrata in ambito regionale).

Il perdurare della crisi ha determinato, a Grosseto, un calo “demografico” di 326 imprese artigiane (questo è il saldo tra le aziende “nate” e quelle “morte” dal 2007 al 2012).  Se nel 2007 le imprese iscritte all’albo in provincia erano 6.498, al 31 dicembre 2012 si sono ridotte ridotte a 6.172 (con un saldo fra iscrizioni e cessazioni nel 2012 di meno 228 imprese e a fronte di 394 iscrizioni si sono avute ben 622 cessazioni).

E non è finita: nei primi 3 mesi del 2013 sono nate 142 imprese artigiane e ne sono cessate 263, mentre il saldo negativo del trimestre è stato di meno 121 ed il numero delle imprese artigiane, in provincia, si è ridotto a poco più di 6mila (per la precisione 6.051).

Nella migliore delle ipotesi, quindi, il 2012 può aver fornito solamente una boccata d’ossigeno, consentendo un piccolo quanto effimero recupero ad un tessuto imprenditoriale provato, ridimensionato e tutt’ora “prigioniero” della crisi.

I risultati di “Trend”, l’analisi congiunturale semestrale effettuata da Cna sui dati della contabilità delle imprese artigiane, archiviano un 2012 che non presenta segni concreti di ripresa, con una parabola discendente che, fatto salvo il “rimbalzo delle costruzioni”, ricomprende tutti i settori.

Non si intravede ancora nessuna inversione di rotta, resa peraltro problematica dalle attuali condizioni di mercato, e nemmeno un freno all’emorragia dei livelli produttivi e occupazionali che negli ultimi anni ha colpito l’economia locale: artigiana e non.

In una fase come quella attuale, dovranno essere salvaguardati soprattutto gli equilibri finanziari delle imprese: l’universo delle piccole e medie imprese, infatti, incontra difficoltà crescenti e molteplici nell’accesso al credito.

La liquidità aziendale, infine, stretta tra margini operativi in calo e difficoltà nel finanziamento del circolante, rappresenta ancora oggi la principale “emergenza”.

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