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Polo Universitario di Grosseto, Matergi: “Garantire il livello qualitativo dei corsi di laurea”

di Roberto Lottini
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Lucia Matergi, Consigliera regionale del Partito democratico ed ex Vicesindaco di Grosseto con delega all’Università, analizza la situazione del Polo Universitario grossetano:

“L’allarme espresso dai dipendenti del Polo Universitario grossetano, – dichiara Lucia Matergigiustamente preoccupati non solo per il proprio presente di cassintegrati ma anche, anzi soprattutto, per il futuro del loro posto di lavoro, suscita l’attenzione immediata di chi svolge in questa città e in questo territorio un ruolo politico e lo intende come assunzione di responsabilità per ciò che è legato alla sostanza della comunità, uscendo da posizioni di rassicurante, ma inerte osservatorio. Se risultano condivisibili le preoccupazioni, fatte proprie dal segretario provinciale Cgil, di quanti vedono minacciata la propria occupazione dalla fragilità del quadro economico nazionale e locale, aggravata nel caso specifico dalla crisi del sistema Mps, si impone una riflessione più ampia sul tema dell’Università a Grosseto, sulle sue ragioni e sulle reali possibilità di sopravvivenza, al di là di argomentazioni di facciata e rassicuranti in senso generico, dunque inutili“.

“Meglio guardare laicamente – continua la Consigliera regionale – il quindicennio che ci separa dalla nascita della società consortile che nel 1998, in un momento cioè in cui si sognavano trionfali porte d’ingresso in città, dette il via all’Università grossetana che, se in una prima fase si è articolata in corsi vari più legati a logiche di visibilità che a coerenze programmatiche, nel tempo ha espresso un progetto culturale più maturo, legato al territorio non solo per raccoglierne i bisogni, ma soprattutto per innalzarne il livello di domanda culturale. In questa ottica sta la riduzione dei corsi di laurea, sta la crescita dei corsi di perfezionamento, sta la specializzazione mirata, uniche strade perché l’offerta formativa non diventi residuale e non rischi di alimentare false speranze di apprendimento e di occupazione per i giovani.

Un progetto serio e non rinunciatario, sul quale Comune, Provincia e Camera di Commercio hanno fatto fronte comune e hanno dialogato alla pari con l’ateneo senese; su quel progetto si è costruita la loro autorevolezza, a dispetto dei numeri non esaltanti delle iscrizioni, dovuti in gran parte ad una storia accademica ancora troppo breve per essere un richiamo, ma spesso legati anche al costante parlare e sparlare riguardo a una qualità formativa che invece non è mai venuta meno nei corsi universitari grossetani“.

“Arriviamo a oggi, nel mezzo di una crisi epocale in cui ogni orizzonte economico e socioculturale prende le sembianze dell’emergenza e che atterra le possibilità di spesa, e dunque di progetto, di tutti gli enti locali, compresi quelli grossetani. – prosegue Lucia MatergiDiventa quindi prioritario, parlando di Università, riformulare le ragioni di questa, il suo ruolo, il senso della sua presenza in questo clima, in questo territorio, una volta accertato lo stato di crisi conclamata dell’ateneo senese e preso atto della catastrofe finanziaria in cui si trova coinvolta la Fondazione Mps che negli anni, pur con notevoli ridimensionamenti, è rimasta il maggior soggetto finanziatore del Polo grossetano, assicurandone la competitività e lo slancio culturale indispensabili. Senza quelle risorse i contributi economici pur importanti delle amministrazioni comunale e provinciale, insieme alla Camera di Commercio, non riuscirebbero a garantire al Polo la continuità di livello formativo, la qualità dei corsi, la possibilità di sperimentare percorsi di ricerca e innovazione; in altre parole, la sopravvivenza.

Chi da amministratore riconduce il problema alla scelta di mantenere immutato il proprio contributo, smarcandosi da altri enti locali che avrebbero messo in dubbio la possibilità di fare altrettanto, dimostra di non avere chiaro cosa significhi Università, in termini di crescita scientifica e di spendibilità occupazionale dei titoli rilasciati. Grosseto non ha bisogno di un’università che vivacchia degradandosi culturalmente e alimentando illusioni nei suoi studenti. Se questo è il futuro possibile, occorre il coraggio delle scelte: i nostri giovani hanno diritto ad una formazione in crescita, le amministrazioni pubbliche hanno la responsabilità di assecondarne il percorso. Non è detto che tutto passi dall’università sotto casa, da difendere e sostenere solo se, come ora avviene, ha valore in sé“.

“Quindi gli enti locali hanno due strade percorribili – conclude la Consigliera regionale -:la prima, più congeniale alla recente storia cittadina, consiste nel cercare soggetti finanziatori alternativi tali da fornire garanzia di continuità del livello qualitativo dei corsi di laurea; la seconda, più ingrata, orienta i contributi finora destinati al Polo universitario verso forme diversificate di sostegno allo studio post diploma, dalle borse di studio alle agevolazioni per trasporti o alloggi in altri atenei. Altre soluzioni reali non si intravedono, a meno di non ridurre un tema così complesso ad una questione di pura visibilità momentanea“.

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