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Mensa scolastica, il M5S: “Comune viola regolamento del Miur, non si possono riportare a casa gli alunni”

A breve scadrà la domanda di iscrizione per il nuovo anno scolastico al servizio mensa del Comune di Grosseto“.

A dichiararlo sono i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Grosseto: Daniela Lembo, Antonella Pisani, Francesca Amore e Gianluigi Perruzza

“Ci viene segnalato da molte famiglie che i funzionari del Comune, probabilmente su indicazione dell’assessore Veltroni, riferiscono loro che, qualora non volessero avvalersi per i figli del servizio mensa proposto, si dovranno attivare per portarli a casa per poi riaccompagnarli a scuola entro l’orario previsto – spiegano i consiglieri -. Vorremmo fosse chiara una cosa a tutti i genitori che ricevono tale informazione: il Comune non può assolutamente dire cosa devono fare, entrando nel merito di scelte che competono esclusivamente al Miur ed ai dirigenti scolastici preposti. Sarebbe come se ai genitori dei bambini/ragazzi che non si avvalgono dell’ora di religione il Comune chiedesse loro di andare a prendere i propri figli per poi riportarli ad ora conclusa“.

“Si sono dimenticati forse che esiste un regolamento attestante che ogni studente dovrà presentarsi a scuola per non meno di tre quarti del totale delle ore? Lo sa il Comune che, nel caso in cui questo limite non venga raggiunto, si perderà l’intero anno scolastico? Siamo alla pura follia – sottolineano i consiglieri -. Come ribadito più volte dal Movimento 5 Stelle di Grosseto anche in Consiglio comunale, il servizio mensa è un servizio organizzato dal Comune, a domanda individuale non obbligatorio ed a pagamento, nato con lo scopo di aiutare le famiglie degli studenti durante il momento del pasto. Il momento del pasto inoltre, è a tutti gli effetti considerato tempo scolastico, in quanto rientrante nel piano didattico/educativo al pari dell’ora di matematica, di educazione fisica, geometria etc… (vedi sentenza della Corte di Appello di Torino N. 1049 del 21 giugno 2016 e Ordinanza Tribunale di Torino n. 13 agosto 2016, N. 20988)“.

Un dirigente scolastico che dovesse obbedire a questi diktat, negando il diritto di scelta ed il diritto alla istruzione – terminano i consiglieri, ometterebbe e rifiuterebbe un atto del proprio ufficio a danno di famiglie e studenti“.

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