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Per Grosseto: “Turismo a picco, serve visione strategica e non velleità”

"Si tratta di avere una visione che sia orientata alla massima visibilità e vivibilità del territorio"

Nel periodo 2015-2016 i dati turistici relativi al Comune di Grosseto hanno conosciuto una vetta che ha consentito a questo territorio di confrontarsi alla pari con realtà che storicamente costituiscono le punte di diamante della provincia, ovvero Castiglione della Pescaia e Orbetello“.

A dichiararlo è Luca Ceccarelli, vicepresidente dell’associazione Per Grosseto.

“Negli ultimi tre anni tali numeri sono progressivamente, costantemente e inesorabilmente calati, fino al punto in cui il declino risulta visibile persino a chi non ha accesso ai dati ufficiali, semplicemente osservando le nostre località di mare e non solo – spiega Ceccarelli -. Vediamo molti attori, in campo turistico, economico, comunicativo interrogarsi su tali dinamiche, proponendo le analisi più diverse. Riteniamo tuttavia che la risposta sia sorprendentemente semplice, poiché basta guardare alle politiche e alle dinamiche che hanno animato l’attività amministrativa e la promozione turistica di quegli anni vincenti“.

“Si tratta, cioè, di avere una visione che sia orientata alla massima visibilità e vivibilità del territorio e della stagione turistica. Essa è composta dall’organizzazione di eventi che massimizzino gli aspetti migliori di Grosseto e delle sue frazioni, puntando su storia, natura, gusto e sport – continua Ceccarelli -. Quattro elementi cui la nostra zona è naturalmente vocata, ma non semplicemente quattro titoli. Ognuno di essi richiede infatti uno sforzo di programmazione e una chiara volontà inclusiva. Accogliere significa innanzitutto studiare le esigenze del turista e riprogettare l’offerta in modo da rispondere al meglio alle aspettative di chi deve scegliere dove trascorrere il proprio tempo libero”.

“Ricordiamo che in quegli anni Grosseto ha ospitato il Giro d’Italia, con una serie di numerosi eventi collaterali, così come importantissime manifestazioni riguardanti l’atletica e la vela. Allo stesso modo, si sono susseguite con una frequenza oggi inimmaginabile iniziative legate alla nostra storia, alle tradizioni viste non come mera testimonianza della nostra identità, ma piuttosto come linguaggio che comunicasse la volontà di condividere orgogliosamente le nostre radici – sottolinea Ceccarelli -. Ritorna, come un fastidioso disco rotto, periodicamente la proposta della creazione di un ‘brand Maremma’. In sintesi, un marchio locale che dovrebbe, nelle intenzioni dei proponenti, competere da solo all’interno di un mercato globalizzato. Non si capisce davvero come sia possibile immaginare un piccolo territorio alle prese con la ricerca delle ingenti risorse che un tale lavoro richiederebbe: basti elencare mentalmente gli altri player con i quali dovremmo confrontarci. Abbiamo la fortuna di ricadere geograficamente all’interno di un brand che è secondo per brand awareness solo a quello ‘Italia’, risultando primo davanti ad esso quanto a reputation. Un patrimonio che andremmo completamente a dissipare creando un marchio nostro e addirittura contrapposto. Sfruttare ciò che si ha è la prima regola dell’investitore avveduto“.

“Più che, quindi, immaginare soluzioni fantasiose e avventuristiche, si tratta di utilizzare questo punto forte e riprogrammare la nostra offerta turistica ripartendo dalle basi, sfruttando la nostra vocazione balneare attraverso offerte all inclusive che consentano al potenziale turista di conoscere in anticipo i costi dell’intero pacchetto senza costringerlo a un faticoso ‘fai da te’ che ha l’effetto di scoraggiarlo. Inoltre, come ormai tante volte detto ma mai realizzato, lavorare sull’allungamento della stagione turistica, possibile solo intercettando le nuove e meno nuove domande ancora insoddisfatte nel grossetano, in primis il cicloturismo, il trekking, in genere la mobilità a piedi, in bicicletta, a cavallo. Abbiamo molte potenzialità inespresse, che devono diventare un’unica, forte proposizione turistica. Serve però la volontà comune e univoca da parte di tutti gli attori, istituzionali, economici, associativi – termina Ceccarelli. Quello che oggi è un mercato in cui ogni operatore agisce per sé, dovrà diventare il luogo nel quale tutti si mettono al servizio del territorio, consapevoli che i benefici risultanti sarebbero moltiplicati a favore di tutti. La Maremma non ha bisogno di diventare un marchio, bensì un’esperienza da vivere”.

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