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Nuovo Dpcm, 25 sindaci maremmani scrivono a Conte: “No a chiusure anticipate dei locali”

I sindaci di Pitigliano, Santa Fiora, Grosseto, Scarlino, Capalbio, Castel del Piano, Isola del Giglio, Civitella Paganico, Semproniano, Magliano in Toscana, Campagnatico, Orbetello, Monterotondo Marittimo, Castiglione della Pescaia, Cinigiano, Roccastrada, Castell’Azzara, Manciano, Gavorrano, Seggiano, Roccalbegna, Arcidosso, Sorano, Massa Marittima, Montieri hanno sottoscrivono un appello per rivedere le misure indicate nell’ultimo Dpcm del Governo.

Ecco il testo integrale dell’appello, rivolto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, ad Anci, ad Anci Toscana, in cui si chiede di rivedere le chiusure di bar e ristoranti alle 18 e di applicare altre misure nei piccoli Comuni:

“La situazione gravissima determinata dalla pandemia da virus covid 19 deve essere fronteggiata dalla nostra comunità con responsabilità, attenzione e equilibrio. La gestione di una crisi complessa e difficile come questa ha la necessità di essere sostenuta, oltreché dal supporto medico scientifico, da una visione realistica del nostro Paese. Il Governo anche nei recenti provvedimenti ha sottolineato l’importanza in questa fase del ruolo dei Comuni.

L’Italia è una nazione complessa e diversificata, la tipologia e qualità delle relazioni sociali è conseguente a un territorio fatto di aree urbane, ma in prevalenza da piccoli Comuni con borghi e centri scarsamente abitati.

Il distanziamento fisico è in questi luoghi una condizione normale dettata dalla bassa, a volte bassissima presenza umana.

I nostri paesi rappresentano l’ossatura dell’Italia con la loro ricchezza culturale e umana che resiste garantendo le caratteristiche della nostra nazione.

La vita dei nostri Comuni è basata su tante piccole cose e sono i bar e i ristoranti a rappresentare il tessuto fragile, ma socialmente importante, che mantiene anche un’economia basata su turismo, prodotti di qualità e servizi.

Le norme, per essere buone norme, devono basarsi su una corretta analisi di dove e come verranno applicate. Quelle del recente Dpcm, in cui viene fissata ad esempio una generalizzata chiusura degli esercizi pubblici alle ore 18, sono in questo senso regole che non rispettano la realtà ed in particolare quella delle popolazione dei Comuni più piccoli. Una norma, se non viene compresa dai cittadini e recepita come norma giusta, rischia di determinare una frattura grave tra governanti e governati.

Il nostro è un appello alla riflessione del Presidente del Consiglio. La crisi legata alla pandemia è e sarà lunga, non vogliamo che sia caratterizzata da una superficiale applicazione delle iniziative di contrasto.

Riteniamo dunque che:

  • fissare nelle ore 18 l’orario di chiusura di bar e ristoranti, così come la chiusura di altre attività, non sia compatibile con la realtà presente nei nostri centri abitati;
  • sia giusto diversificare le limitazioni in base alle realtà dei territori e al diverso andamento epidemiologico, rapportando il numero dei contagiati a quello degli abitanti, considerando anche la densità demografica e la situazione dei territori limitrofi;
  • ogni volta che si decidono iniziative come quelle contenute nel Dpcm, che incidono con le attività commerciali ed economiche si debba contestualmente prevedere corretti e congrui sistemi di indennizzo”.
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One Comment

  1. Bene sindaci, aiutateci a non licenziare tutti i dipendenti che gravano intorno alle attività che stanno chiudendo nonostante tutti noi in questo piccolo territorio siamo stati attentissimi alle regole anticontagio.

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