Venerdì 16 settembre, nella sala Tirreno della frazione capalbiese di Borgo Carige, si è svolta un’iniziativa dal titolo “Al di là del muro, esperienze di accoglienza solidarietà a confronto“.
Ed a confrontarsi, su invito di Marco Sabatini, coordinatore di Sinistra Italiana – Sel di Grosseto, quattro personaggi più che qualificati sull’argomento: i presidenti di due soggetti impegnati da anni nell’accoglienza ai migranti, Luca Terrosi, della Cooperativa Uscita di Sicurezza, e Christian Sensi dell’Arci, il sindaco di Capalbio, Luigi Bellumori, e la senatrice di Sinistra Italiana Alessia Petraglia, tutti coordinati dalla giornalista e scrittrice Chiara Valentini.
Luca Terrosi ha illustrato il lavoro ed i progetti che la sua cooperativa svolge con i migranti, un’attività che dovrebbe essere breve, ma che alla fine ha una durata media di un paio di anni. Tanto ci impiega infatti lo Stato per capire se i richiedente hanno diritto o no all’asilo. Un tempo troppo lungo in cui l’integrazione spesso avviene, ma che rischia di essere totalmente inutile e controproducente se l’asilo poi, come spesso accade, non viene concesso. Nella vita di queste persone, ad un certo punto, non si sa mai quando, arriverà un foglio da cui il migrante saprà se potrà rimanere o dovrà essere espulso, ritornare da dove era partito, cancellando fatiche e speranze e avendo solo la possibilità di un difficile ricorso in tribunale. Parecchi non se la sentono, preferiscono svignarsela, diventare fantasmi clandestini, spesso finendo nei giri della piccola malavita. Alimentando così l’immagine del clandestino pericoloso e minacciante.
Anche Christian Sensi, dopo aver illustrato la propria esperienza e ridimensionato una serie di luoghi comuni e pregiudizi che gravitano sul tema dell’accoglienza, ha puntato il dito contro questa “concezione emergenziale dell’immigrazione“.
A riguardo, la senatrice Petraglia ha sostenuto che si dovrebbe partire dall’idea che nella realtà attuale l’accoglienza è un dovere. E che accoglienza “sociale” e verifiche “giuridiche” dovrebbero correre insieme. Proprio il contrario dello spirito e delle norme della legge oggi in vigore, la Bossi Fini, “che può quasi essere paragonata a una legge razziale” e con le sue durezze è all’origine di molti respingimenti che in realtà si trasformano in ciò che è stato precedentemente detto.
Un elemento interessante è che Capalbio fa parte di una comunità, come quella toscana, che si e’ battuta per esempio contro i Centri di accoglienza.
“I migranti che dovevano essere mandati tutti assieme in un numero importante a Capalbio erano l’esempio di come si rischia di creare dei piccoli Cie, zone ghetto dannose per tutti“, ha dichiarato la Petraglia, sottolineando quanto sia urgente una nuova legge per l’immigrazione, con al primo punto proprio la definizione di un nuovo sistema di accoglienza.
Anche dal sindaco Bellumori sono venute notizie interessanti. Il sindaco ha fatto sapere che la situazione è in movimento: si prospetta un’accoglienza diffusa e ci sono già una quindicina di famiglie disposte ad ospitare i nuovi arrivati nelle loro case.
A questa notizia, si sono aggiunte le parole dei rappresentanti della nuova associazione “Capalbio oltre le mura“, nata in agosto nel turbine delle polemiche e che ha già raccolto più di 200 adesioni.
Sono in progetto, come hanno spiegato Corinna Podestà e Flavio Barile, varie iniziative per i nuovi arrivati, da laboratori di arte, artigianato e design all’ambizioso progetto di un parco artistico/naturalistico, il Parco dei Popoli, sulle pendici di Capalbio, che dovrebbe favorire lo scambio fra la cultura locale e le culture dei migranti.
E poi, si profila anche una “Festa dell’accoglienza“: una sagra di quelle così frequenti nell’estate della Maremma, dedicata questa volta ai nuovi amici in arrivo da un’altra parte del mare.

