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I sindaci riaprono gli sportelli con ordinanze: “Poste Italiane è sorda ad ogni sollecitazione”

"Non basta neppure un'emergenza mondiale come il coronavirus per far ragionare il gruppo dirigente di Poste Italiane"

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Un vecchio detto sintetizza benevolmente lo stato delle relazioni tra società reale e Poste Italiane“.

A dichiararlo, in un comunicato congiunto, sono Francesco Limatola, sindaco di Roccastrada, Federico Balocchi, sindaco di Santa Fiora, Marcello Giuntini, sindaco di Massa Marittima, Andrea Biondi, sindaco di Gavorrano, Alessandra Biondi, sindaco di Civitella Paganico, Romina Sani, sindaco di Cinigiano, Giancarlo Farnetani, sindaco di Castiglione della Pescaia, Giacomo Termine, sindaco di Monterotondo Marittimo.

“Non basta neppure un’emergenza mondiale come il coronavirus per far ragionare il gruppo dirigente di Poste e modificare le loro scellerate scelte organizzative. Solo reazioni burocratiche lontane dalle esigenze vere della società – continua la nota -. Invece di aprire e rendere sicuri i loro sportelli in tutti i nostri paesi, invece di essere vicini alla popolazione che li finanzia con le tasse e pagando le spese, anticipano e dilazionano i pagamenti delle pensioni dietro a uffici chiusi. I signori di Poste Italiane devono comprendere che sono un servizio pubblico e non possono agire in contraddizione con la loro missione societaria“.

“L’emergenza coronavirus impone innanzitutto senso di responsabilità dei singoli cittadini e del sistema organizzato dello Stato e, se qualcuno, in questo caso Poste, rompe il patto sociale a tutela delle comunità deve pagarne le conseguenze. Purtroppo oggi ci hanno comunicato gli orari apertura degli sportelli, e ci hanno confermato molti uffici chiusi. Il tutto senza nessuna logica di programmazione territoriale e senza aver tenuto conto delle istanze dei sindaci, che avevano richiesto l’apertura degli uffici per i servizi essenziali – prosegue il comunicato -. Come sindaci non possiamo assistere inerti a comportamenti di questo tipo. La scelta di Poste, oltre ad arrecare disagi ai cittadini, determina assembramenti di persone e quindi mette a rischio la salute dei cittadini non rispettando le prescrizioni del Dpcm. Per questo motivo abbiamo deciso di far riaprire gli uffici postali chiusi con ordinanza sindacale, al fine di permettere ai cittadini di poter ritirare la propria pensione in questo momento di emergenza. Al contrario di Poste Italiane siamo vicini ai bisogni delle nostre comunità e alla tutela della loro salute“.

Facciamo appello agli altri sindaci della provincia di Grosseto e chiediamo di unirsi in questa iniziativa – termina la nota -. La battaglia per far tornare il servizio di Poste un servizio veramente universale è battaglia di tutti“.

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