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Società della Salute, Lucia Matergi: “Un’istituzione esemplare ed innovativa da preservare”

di Roberto Lottini
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Il consigliere regionale del Pd, Lucia Matergi, commenta le dichiarazioni dell’assessore comunale Luca Ceccarelli sulla Società della Salute:

“Una furia iconoclasta sta devastando il rapporto tra cittadini e istituzioni democratiche. Che la maggiore responsabilità ricada sulla tanta cattiva politica di cui gli italiani si sono cibati, più o meno consenzienti, è un dato evidente, ma ancora più chiaro è il processo di degenerazione subito dalla democrazia e da ciò che sta alla base della sua essenza: riflessione, dialogo, condivisione per capire, decisione per il dovere delle risposte al cittadino. Percorsi forse troppo lenti o avvertiti come tali, nell’epoca dei fasti dell’immediatezza e del “tempo reale”, per cui tutto quello che non è immediatamente afferrabile è risucchiato nel pozzo dell’inutile: basta poterlo etichettare come carrozzone, parola magica che legittima qualsiasi commentatore a farsi paladino di concretezza ed efficienza”.

“Ieri un giovane assessore provinciale, – continua MatergiFederico Balocchi, parlava di clima forcaiolo e rifiutava la taccia di delinquenti per tutti quelli che svolgono con serietà e responsabilità il suo stesso molo: non sono esagerazioni, perché la caccia all’untore è vistosa”.

“In questo scenario si consuma la vicenda della Società della Salute, – spiega il consigliere regionale il consorzio pubblico tra comuni e aziende sanitarie costituito in Toscana in via sperimentale dal 2005 e istituito con legge regionale dal 2008. Un’idea innovativa e lungimirante, il coraggio di prendere alla lettera le osservazioni dell’Oms che individuano in un esiguo 25% l’apporto delle cure mediche al benessere umano e attribuiscono un allarmante 75% di responsabilità di malattia agli stili di vita e all’ambiente fisico e sociale.

Così la Toscana, unica tra le regioni italiane e nel solco della sua autorevole tradizione culturale, ha voluto tradurre in legge una filosofia, costruendo uno specifico strumento per attuare l’integrazione tra azioni sanitarie e sociali e traducendo in norma il principio per cui la migliore forma di risparmio in sanità passa dal mantenimento in salute, per cui il prezzo (abbastanza modesto) che si paga per allungare il periodo dell’autosufficienza non serve solo alla qualità della vita, e sarebbe già questo un risultato eccellente, ma costituisce la più concreta garanzia di snellimento delle famigerate liste di attesa, dell’intasamento del pronto soccorso, delle inefficienza ospedaliere.

Un cambiamento radicale di mentalità indispensabile per modificare obiettivi e priorità, questo il motivo di un consorzio tra i Comuni delle zone sociosanitarie e le Aziende sanitarie per condividere paritariamente un progetto globale, quanto mai decisivo proprio in epoca di crisi e di riduzione delle risorse, che devono essere spese con il miglior vantaggio collettivo, quello che nessun comune da solo potrà raggiungere e nessuna azienda realizzerà fuori da un patto realmente cogente con le amministrazioni locali”.

“Desta dunque una certa perplessità la dichiarazione dell’assessore alle politiche sociali di Grosseto, Luca Ceccarelli, – prosegue Matergiche alla Società della salute imputa di «non avere un significativo impatto sulla programmazione regionale o sulla distribuzione delle risorse». Forse l’assessore non ha approfondito il tema della non autosufficienza, in cui si è arrivati ad una presa in carico ragionata e improntata a equità e appropriatezza, forse si limita a riportare le accuse tipiche del suo partito politico di provenienza, che ha fatto dell’azzeramento delle Società della salute una sua bandiera regionale, basata – ahimé – su scarsa conoscenza dei fatti. Certo è che sarebbe interessante che potesse dimostrare, cifre alla mano, che i fenomeni da lui citati li può riscontrare nel consorzio a lui più vicino, quello grossetano, un modello non solo locale di buon uso delle risorse pubbliche e di buone pratiche sociosanitarie e socio assistenziali”.

“Per finire – conclude il consigliere, se le Società della salute saranno superate ciò sarà frutto dell’accavallarsi dei provvedimenti legati al loro profilo giuridico, messo in dubbio dal decreto legge Calderoli e mai chiarito poi fino in fondo; dipenderà dal nuovo quadro della società toscana e dalle urgenze collegate. Non siamo affezionati alle sigle, e se troveremo uno strumento altrettanto sicuro per garantire partecipazione, integrazione sociosanitaria, corresponsabilità di enti locali e aziende sanitarie, saluteremo anche le Società della salute. Ma lo dobbiamo trovare, questo il compito della Regione, pena la regressione di almeno venti anni di percorsi di salute dei cittadini toscani”.

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