Home GrossetoI Love Grosseto replica a Legambiente: “Agrivoltaico non è amico dell’agroecologia”

I Love Grosseto replica a Legambiente: “Agrivoltaico non è amico dell’agroecologia”

"L'ombra viene fatta solo dagli alberi"

di Redazione
1 commento 218 views

Grosseto.Festambiente 2026 si è chiusa a Rispescia con un messaggio che condividiamo: fare della Maremma un laboratorio nazionale su agroecologia, biodiversità, suolo e acqua, e trasformare la partecipazione in azione politica”.

A dichiararlo, in un comunicato, è la coalizione civica I Love Grosseto.

“C’è però una contraddizione che diciamo proprio perché stiamo dalla stessa parte del tavolo: non si può celebrare l’agroecologia sotto il tendone e presentare, pochi giorni dopo, l’agrivoltaico come la risposta all’ombra e alla siccità dei campi maremmani – continua la nota -. L’agrivoltaico si presenta al mondo agricolo con un argomento preciso: i pannelli farebbero ombra alle colture, le proteggerebbero dalle ondate di calore, ridurrebbero l’evapotraspirazione e il fabbisogno irriguo. In parte è vero. Ma ombreggiare, mitigare, proteggere non è un’invenzione dell’industria fotovoltaica: è la vocazione naturale dell’agroforestazione e dell’agricoltura rigenerativa. È ciò che facevano l’alberata, la coltura promiscua, i filari, le siepi frangivento e i boschetti aziendali che questa Maremma conosceva benissimo, prima che li estirpassimo per far passare trattori più grandi. Ci hanno raccontato come conquista tecnologica una cosa che avevamo già, e che abbiamo buttato via”.

“La differenza è che un pannello fa ombra e basta – sottolinea il comunicato. Un albero fa ombra e, nel farlo, fa altre venti cose: abbassa la temperatura al suolo e frena il vento, riducendo l’evaporazione esattamente come promette il pannello, ma in più mette radici profonde che risalgono acqua e nutrienti dagli strati che le erbacee non raggiungono, rompe le suole di lavorazione, lascia cadere foglie che diventano sostanza organica e humus, nutre le micorrize e la vita microbica del suolo, ospita impollinatori e insetti utili che fanno gratis il lavoro dei fitofarmaci e se è una leguminosa arborea fissa anche azoto. Alla fine del ciclo dà legna, frutti, foraggio, biomassa. Il pannello, in trent’anni, restituisce un canone d’affitto e un problema di smaltimento. C’è poi il punto che l’approccio industriale non può nemmeno formulare. Nei sistemi agroforestali e sintropici l’associazione fra specie diverse, disposte su piani verticali e cicli temporali diversi, moltiplica le correlazioni naturali: consorzi botanici, successione ecologica, copertura permanente del suolo, catene trofiche complete. Da qui nascono la resilienza dell’agroecosistema e una qualità dei prodotti che si misura nei metaboliti secondari, nei polifenoli, nel profilo nutraceutico e organolettico, perché una pianta cresciuta in un sistema vivo, su un suolo biologicamente attivo, non è la stessa pianta cresciuta in monocoltura sotto una struttura in acciaio. Un impianto agrivoltaico, per quanto ben progettato, sottrae luce senza restituire biologia”.

“Vengono poi i numeri, e sono di Ispra-Snpa, non nostri – continua la nota -. Nel 2024 il fotovoltaico a terra ha occupato 1.702 ettari in un anno, quattro volte i 420 del 2023 e ventidue volte i 75 del 2021, l’80% su superfici prima agricole: il 20,3% di tutto il nuovo consumo di suolo nazionale. Lo stesso rapporto stima fino a 1.137 chilometri quadrati di tetti e coperture già edificate ancora disponibili. E in una regione dove il fotovoltaico a terra pesa il 12% del consumo di suolo, nella nostra provincia arriviamo al 60%. Il motivo è semplice: quando un ettaro affittato all’energia rende multipli di quanto rende coltivandolo, il risultato è prevedibile. I canoni si gonfiano, i giovani agricoltori vengono tagliati fuori dall’accesso alla terra, la proprietà si concentra in fondi che firmano contratti a venti o trent’anni e la coltivazione sopravvive come adempimento da certificare. L’agroecologia ha bisogno di terra accessibile, di conoscenza e di lavoro; l’agrivoltaico ha bisogno di capitale e di incentivi. Non sono la stessa transizione, e non lo diventano cambiando nome”.

“Qui sta la contraddizione che chiediamo a Legambiente di sciogliere, e non la ricaviamo per sentito dire – prosegue il comunicato -. Nella nota diffusa il 20 agosto, il responsabile dell’associazione, Angelo Gentili, individua proprio nell’ombreggiamento, nella minore evapotraspirazione e nella riduzione dei danni da alte temperature i benefici che l’agrivoltaico porterebbe alle colture maremmane e riconosce che il fotovoltaico sui tetti, sulle aree industriali e sulle superfici già trasformate resta una priorità, aggiungendo però che ‘riempire i tetti di pannelli è fondamentale, ma non basta”‘ È esattamente il punto su cui dissentiamo, e non per pregiudizio verso le rinnovabili. Quei tre benefici sono precisamente ciò che un sistema agroforestale produce da sé, senza incentivi, restituendo in più fertilità, biodiversità e prodotto: se la funzione promessa è la stessa, la domanda è perché scegliere l’infrastruttura inerte invece dell’albero. E vale la pena ricordare che il divieto di installare moduli fotovoltaici a terra in zona agricola, contenuto nell’articolo 5 del decreto Agricoltura, ha superato il vaglio della Corte costituzionale con la sentenza n. 127 depositata il 16 luglio 2026, che vi ha riconosciuto un bilanciamento legittimo tra sviluppo delle rinnovabili e tutela del suolo agricolo, ricordando come esso colpisca i moduli a diretto contatto con il terreno mentre agli operatori restano le configurazioni sopraelevate. Il perimetro, oggi, è questo: dentro quel perimetro siamo disponibili a discutere di tutto, ma i campi restano campi”.

“Per la Maremma la risposta è un’altra, ed è doppia. Sull’energia: prima i tetti. Capannoni artigianali e industriali, tettoie dei parcheggi, aree già compromesse, cave dismesse, siti da bonificare, comunità energetiche rinnovabili che lascino il valore qui invece di spedirlo altrove. Sull’agricoltura: se davvero vogliamo un laboratorio nazionale, facciamolo sull’agroforestazione, con reimpianto di siepi, filari, frangivento e sistemi agrosilvopastorali, e con formazione e assistenza tecnica vere. È il laboratorio che la Maremma può permettersi, perché costa poco, produce reddito e paesaggio insieme, ed è replicabile da un’azienda di dieci ettari come da una di mille. Come I Love Grosseto lo traduciamo in scelte concrete, che passano dal Piano operativo comunale: prima di mappare i campi, mappiamo i tetti; e mettiamo nero su bianco il sostegno alle infrastrutture verdi aziendali. Il suolo agricolo della Maremma non è una superficie disponibile in attesa di una destinazione migliore. È già la sua destinazione migliore – termina il comunicato -. E l’ombra, qui, la sanno fare gli alberi”.

1 commento

Leonardo Rombai 24 Agosto 2026 | 12:07 - 12:07

Analisi pressoche’ perfetta e quindi del tutto condivisibile nell’opposizione motivatissima all’agrivoltaico sui campi (dei quali, aggiungerei, consuma comunque circa il 20% del suolo e di fatto impedendo coltivazioni remunerative e per noi indispensabili come cereali, viti, olivi, alberi da frutta e colture irrigue , va anche contro i nostri bisogni di vita e nei grandi impianti di decine o centinaia di ettari contrasta in modo palmare con le leggi istitutive FER che lo vogliono attivita’ assolutamente integrativa al reddito agricolo, come e’ per l’agriturismo) e nella indicazione delle alternative in pannelli nelle coperture e nelle aree urbanizzate, oltre che nelle comunita’ energetiche fino ad oggi vergognosamente osteggiate per far si’ che i rilevanti incentivi vadano alle grandi industrie dell’energia, anziche’ alle comunita’ locali

Rispondi

Lascia un commento

* Utilizzando questo form si acconsente al trattamento dati personali secondo norma vigente. Puoi consultare la nostra Privacy Policy a questo indirizzo

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Ti potrebbero interessare

Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy: