Grosseto. Si chiude con una vittoria su tutta la linea, e un risarcimento di oltre 52mila euro a favore del lavoratore, una complessa e dolorosa vertenza sindacale e legale seguita dalla Fp Cgil di Grosseto. Il Tribunale del lavoro del capoluogo maremmano, nella persona del giudice Giuseppe Grosso, ha respinto l’ennesimo ricorso di una cooperativa sociale, confermando in toto i diritti di un educatore professionale ingiustamente licenziato e condannando l’azienda anche per lite temeraria.
La vicenda
La vicenda, seguita passo dopo passo dall’avvocato Paolo Martellucci per conto della Funzione Pubblica Cgil grossetana che ha assistito l’ex dipendente, risale ai primi mesi del 2025. L’uomo, impiegato in una struttura della provincia di Grosseto, si era rifiutato di firmare una relazione modificata dai superiori riguardante un ospite della struttura, ritenendo che omettesse elementi importanti. Il giorno successivo a quel rifiuto è scattata la ritorsione: al lavoratore è stato notificato un trasferimento coatto dalla Maremma alla Sicilia, giustificato dall’azienda con presunte “comprovate esigenze tecniche e organizzative“. Di fronte all’opposizione del lavoratore, il 5 marzo è scattato il licenziamento.
Da lì è iniziata la dura battaglia legale affiancata dal sindacato. Già con la prima sentenza che aveva riconosciuto le motivazioni del lavoratore e sostenuto dalla Fp Cgil, il Tribunale aveva smascherato la natura ritorsiva e illegittima del trasferimento, dichiarando nullo il licenziamento e ordinando il reintegro. L’educatore aveva optato per l’indennità sostitutiva pari a quindici mensilità, ma la cooperativa ha tentato in ogni modo di sottrarsi alle proprie responsabilità. Dapprima l’azienda ha visto rigettare il proprio appello dalla Corte di Firenze (giudicato “palesemente infondato”) e successivamente si è opposta al precetto di 52.825 euro notificato a maggio dall’ex educatore.
Il recente e definitivo pronunciamento del giudice del lavoro di Grosseto ha messo fine alla vicenda. Il Tribunale non solo ha confermato la correttezza dei calcoli retributivi e della cifra richiesta dal lavoratore, ma ha anche evidenziato un comportamento grave da parte della cooperativa: l’azienda non aveva versato nemmeno le somme (oltre 32mila euro) che essa stessa riconosceva come dovute, avanzando contestazioni inedite solo per ritardare i pagamenti. Questo atteggiamento è costato all’azienda la condanna per lite temeraria: la cooperativa dovrà sborsare non solo i circa 52mila euro all’ex dipendente, ma anche 6.700 euro di spese legali, 1.500 euro di sanzione per lite temeraria e 1.000 euro alla cassa delle ammende.
«Siamo estremamente soddisfatti dell’esito di questa vicenda, che restituisce dopo l’ennesimo appello dignità e giustizia a un lavoratore colpito da un provvedimento iniquo – commenta la Fp Cgil di Grosseto -. Questa sentenza dimostra in modo inequivocabile che i datori di lavoro non possono utilizzare il proprio potere organizzativo, come nel caso di trasferimenti improvvisi e ingiustificati. in modo strumentale per colpire chi fa il proprio dovere con coscienza e si rifiuta di avallare forzature. L’ottimo lavoro svolto dall’avvocato Paolo Martellucci supportato dall’ufficio vertenze della Cgil grossetana, ha permesso non solo di smontare pezzo per pezzo un licenziamento palesemente ritorsivo, ma anche di far sanzionare l’atteggiamento ostruzionistico dell’azienda nei vari gradi di giudizio. Come Fp Cgil continueremo a vigilare e a difendere con fermezza i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori sul nostro territorio, affinché episodi di questo genere non trovino mai spazio».

