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Remigrazione, l’Anpi: “Consiglio comunale senza vergogna”

di Redazione
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Grosseto. Senza vergogna. Non esistono altre parole per descrivere quanto è accaduto nel Consiglio comunale di Grosseto, che ha approvato un ordine del giorno presentato dalla Lega per chiedere un rafforzamento delle politiche di rimpatrio dei migranti irregolari e dei cosiddetti ‘non integrati’, richiamando il concetto di ‘remigrazione'”.

A dichiararlo, in un comunicato, è la presidenza del comitato provinciale di Grosseto”Norma Parenti” dell’Anpi.

“Senza vergogna, perché tutto questo accade in una terra che conosce sulla propria pelle il dolore dell’emigrazione – continua la nota. Senza vergogna, perché accade a Grosseto, capoluogo di una provincia profondamente segnata dalla Resistenza e dal sacrificio di donne e uomini che lottarono contro il nazifascismo. Il lungo elenco dei caduti della Resistenza, scolpito all’ingresso del palazzo della Provincia, ricorda ogni giorno il prezzo pagato per conquistare la libertà, la democrazia e la Repubblica. E’ da quel sacrificio che è nata la nostra Costituzione e l’articolo 3 che afferma l’uguaglianza e la pari dignità sociale di tutte le persone, senza distinzione di condizioni personali e sociali. Per questo non possiamo tacere. Quanto accaduto non può essere liquidato come una semplice presa di posizione amministrativa. Le parole non sono mai innocenti: costruiscono cultura, orientano il dibattito pubblico, definiscono chi appartiene alla comunità e chi, invece, può esserne escluso”.

“Quando nelle istituzioni democratiche trova spazio un linguaggio che individua nello straniero il problema, nel migrante il nemico e nella diversità una minaccia, viene oltrepassata una soglia che dovrebbe preoccupare ogni democratico – sottolinea l’Anpi -. È una dinamica che il Novecento ci ha mostrato fin troppo chiaramente. Quando crescono le disuguaglianze, il lavoro si fa sempre più precario, la sanità pubblica viene progressivamente smantellata, i salari non bastano più a vivere, i giovani sono costretti a emigrare e interi territori si spopolano, c’è sempre chi preferisce indicare un capro espiatorio invece di affrontare le vere cause della crisi. È la politica della paura. È la costruzione del nemico. È il tentativo di dividere gli ultimi dagli ultimi, trasformando la fragilità sociale in conflitto. Noi ci chiediamo: chi sta togliendo diritti ai lavoratori? Chi sta smantellando la sanità pubblica? Chi costringe migliaia di giovani italiani a lasciare il proprio Paese? Chi alimenta il lavoro povero, la precarietà e le disuguaglianze? Davvero la risposta sarebbe chi fugge dalla guerra, dalle persecuzioni, dalla fame o dallo sfruttamento? I problemi dell’Italia non si risolvono alimentando l’odio sociale. Si affrontano con politiche capaci di garantire lavoro dignitoso, diritti, giustizia sociale, servizi pubblici e coesione”.

“La Costituzione nata dalla Resistenza indica questa strada – prosegue il comunicato -. L’antifascismo non è il culto del passato, ma la difesa concreta dei principi di uguaglianza, solidarietà, libertà e pace sui quali si fonda la nostra Repubblica. Per questo guardiamo con crescente preoccupazione ai segnali che attraversano il nostro Paese. Assistiamo al restringimento degli spazi del dissenso, alla delegittimazione di chi esprime opinioni critiche, ai tentativi di condizionare il mondo della scuola e della cultura, alla criminalizzazione delle manifestazioni di protesta, alla normalizzazione di un linguaggio che alimenta paura, esclusione e divisione. Considerati singolarmente, questi episodi possono apparire marginali. Osservati nel loro insieme delineano invece un clima culturale e politico che non può essere sottovalutato. Una democrazia non viene cancellata in un solo giorno, si indebolisce lentamente, attraverso l’abitudine, l’indifferenza e l’accettazione di ciò che fino a ieri sarebbe sembrato inaccettabile. Per questo esprimiamo la nostra più ferma condanna dell’ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale di Grosseto. Rivolgiamo un appello a tutte le forze democratiche, alle associazioni, al mondo del lavoro, della cultura, della scuola, del volontariato e a tutte le cittadine e i cittadini: non sottovalutate quanto è accaduto. La difesa della democrazia non può essere delegata. La Costituzione vive soltanto se viene praticata ogni giorno. La Resistenza ci ha consegnato una responsabilità: vigilare quando compaiono i primi segnali di regressione democratica, non aspettare che sia troppo tardi”.

“Oggi è il momento di scegliere da quale parte stare: dalla parte della paura o della dignità delle persone; dell’esclusione o dell’uguaglianza; dell’odio o della solidarietà – termina la nota -. Noi scegliamo la Costituzione. Scegliamo la memoria della Resistenza. Scegliamo l’umanità. La storia ci insegna che ogni discriminazione inizia con le parole e finisce con la negazione dei diritti. Per questo diciamo, ancora una volta: mai più”.

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