Grosseto – Anche la provincia di Grosseto paga il prezzo dei tagli agli organici ATA decisi a livello nazionale per l’anno scolastico 2026/2027. I dati contenuti nelle tabelle sulle quali si sono recentemente confrontati il Ministero e le organizzazioni sindacali (confronto dal quale la Flc Cgil è esclusa per via della non firma del rinnovo del contratto), il territorio grossetano registra una riduzione di 12 collaboratori scolastici e di 1 assistente amministrativo rispetto all’organico dell’anno precedente.
Un quadro che la Flc Cgil Grosseto giudica grave e coerente con la scelta del governo di intervenire ancora una volta sui posti di lavoro nella scuola con tagli lineari, che colpiscono soprattutto i profili più esposti ai carichi quotidiani di assistenza, vigilanza e supporto al funzionamento degli istituti.
«È un taglio ingiusto e inaccettabile, che arriva in una fase in cui le scuole hanno già un peso organizzativo sempre più forte e devono fare i conti con complessità crescenti, adempimenti amministrativi e bisogni educativi sempre più delicati – dichiara Alessandra Vegni, segretaria della FLC CGIL Grosseto – . A Grosseto significa meno personale nelle scuole e quindi meno capacità di garantire sicurezza, vigilanza, pulizia, assistenza e tenuta quotidiana del servizio. Sia per i docenti che per studenti e genitori. Non è questa la risposta di cui la scuola pubblica ha bisogno».
Sul piano regionale, la Toscana risulta anch’essa penalizzata dal nuovo dimensionamento degli organici ATA. Per l’anno scolastico 2026/2027 si tratta di una riduzione complessiva di 181 unità rispetto all’anno scolastico 2025/2026, con i tagli distribuiti tra le varie province con un impatto particolarmente significativo proprio sui collaboratori scolastici.
«Collaboratori scolastici che proprio nell’ultimo anno hanno registrato il più alto numero di precari – conclude Vegni – è così il governo decide di eliminare il precariato? Riducendo alla base i posti di lavoro disponibili, sicuramente le statistiche giocheranno a loro favore, comprese quelle che parlano di lavoro precario. Tutto questo però viene fatto passando sulla pelle dei lavoratori».
Per la Flc Cgil, la scelta del Ministero conferma una linea che continua a scaricare sulla scuola pubblica il costo delle decisioni di bilancio, invece di investire su personale stabile e adeguato ai bisogni reali degli istituti.

