Grosseto. “Festeggiare il 1° Maggio, oggi, non può significare soltanto celebrare una ricorrenza, ma fermarsi, guardare in faccia la realtà e rinnovare un impegno”.
A dichiararlo, in un comunicato, è Simone Gobbi, segretario generale della Cisl di Grosseto.
“Viviamo in un tempo complesso, caratterizzato da guerre, transizioni economiche e tecnologiche, salari che faticano a tenere il passo con il costo della vita, precarietà, crisi industriali, difficoltà nei servizi pubblici, territori che rischiano di sentirsi periferici. In questo quadro, il 1° Maggio deve tornare a essere una giornata di consapevolezza collettiva – sottolinea Gobbi -.Per questo, il tema scelto da Cgil, Cisl e Uil per questo 1° Maggio è quello del ‘lavoro dignitoso’, ed è il tema che farà da filo conduttore anche alla manifestazione unitaria provinciale che si terrà a Follonica e alla quale, insieme ai rappresentanti delle altre organizzazioni sindacali Monica Pagni (Cgil Grosseto) e Federico Capponi (Uil Grosseto), saremo presenti. Il concetto di ‘lavoro dignitoso’ sottende contratti veri, salari adeguati, lotta al dumping, sicurezza, tutele, partecipazione, formazione, nuove protezioni davanti ai cambiamenti tecnologici e all’intelligenza artificiale. Significa dire che l’innovazione deve servire la persona, non renderla più fragile. Tutti concetti di cui è bene parlare anche in Maremma, perché si rivolgono e riguardano i lavoratori del turismo e dei servizi, gli operai, gli edili, i dipendenti pubblici, ma anche i pensionati e i giovani che entrano nel mercato del lavoro, chi, ogni giorno, chiede di lavorare con dignità e sicurezza. Per noi della Cisl, il lavoro non è solo occupazione, reddito o contratto: è dignità, autonomia, partecipazione, possibilità di costruire una famiglia, di restare nel proprio territorio, di sentirsi parte di una comunità”.
“E in provincia di Grosseto è molto importante ribadirlo, perché siamo un territorio con grandi potenzialità – prosegue il comunicato -, ma anche con fragilità evidenti: abbiamo un comparto turistico che deve sempre più diventare di qualità e meno di sfruttamento; un’agricoltura che assiste alla piaga del caporalato; aree interne che rischiano il definitivo isolamento; crisi industriali che corrispondono a crisi per famiglie e lavoratori; una sanità territoriale sempre più debole; infrastrutture ancora incompiute. Il 1° Maggio, quindi, è una festa esigente: perché va festeggiata, ma anche presa a pretesto per riflettere e ricordare che i diritti non sono mai acquisiti per sempre e che il futuro del lavoro va costruito ogni giorno, con responsabilità, contrattazione e partecipazione”.
“Il salario è fondamentale: se una persona lavora e rimane povera, c’è qualcosa che non funziona nel modello economico e sociale, e su questo si deve intervenire attraverso il rinnovo dei contratti, la vigilanza sulla loro corretta applicazione, la redistribuzione della produttività e la lotta ai contratti pirata – termina Gobbi –. Ma la dignità non si esaurisce nella busta paga: senza sicurezza, rispetto dei tempi di vita, formazione continua, possibilità di crescita personale e professionale e partecipazione alle decisioni, il lavoro non è dignitoso. E noi, anche venerdì 1° maggio, saremo in piazza per ribadirlo”.
Foto di Michele Guerrini

