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Grosseto. All’interno della rassegna “Non ci resta che ridere 2025”, la compagnia teatrale La Barcaccia di Grosseto porta in scena la scoppiettante commedia “Rumori fuori scena” di Michael Frayn, con la regia di Eduardo Vozzi e la collaborazione artistica di Ciro Sbrulli, domenica 2 marzo al Teatro degli Industri di Grosseto, in doppia replica alle 17 ed alle 21.
Gli attori
I protagonisti sono Cristina Mazzi, Riccardo Pieri, Carlo Urbano, Katia Fini, Andrea Strati, Chiara Faenzi, Carlo Urbano, Ciro Sbrulli, Simona Di Mattia, Cesare Nigrelli. La scenografia è curata da Riccardo Bambagioni, i suoni e le luci sono a cura di Luciano Balbonesi, Giorgio Scollo Abeti, Antonio Occhio.
Lo spettacolo delle 17 è già sold out.
I biglietti possono essere acquistati in prevendita, al costo di 12 euro, all’edicola La Pace (accanto alla basilica del Sacro Cuore) e sono in vendita dalle 20 alle 21 del giorno dello spettacolo al Teatro degli Industri.
Lo spettacolo
Eduardo Vozzi, regista, affronta una commedia diventata un “cult” del teatro contemporaneo: “Rumori fuori scena”, scritta dall’inglese Michael Frayn nel 1977, è la celebrazione delle goffe imprese di una compagnia di scalcagnati teatranti britannici.
La pièce racconta, infatti, le avventure di una sgangherata compagnia teatrale e, con affettuosa ironia, svela le dinamiche che possono nascondersi dietro le quinte.
Nel primo atto il pubblico assiste alla “generale”: davanti al regista gli attori provano lo spettacolo in vista del debutto, una commedia brillante che si regge su un perfetto meccanismo di ingressi e uscite, con tanto di equivoci e accenti farseschi.
La prova non fila liscia, tra interruzioni, errori, crisi di nervi, tensioni, flirt e riappacificazioni ma, nonostante tutto, la prima si rivela un successo.
Nel secondo atto la scena si capovolge: il pubblico si trova a sbirciare dietro le quinte, dove le ripicche e i litigi tra gli attori inevitabilmente si riflettono sul loro comportamento sul palcoscenico, rendendo lo spettacolo assurdamente esilarante.
Infine il terzo atto, che si svolge alla fine di una lunga tournée. Avranno retto gli attori alla forzata convivenza dentro e fuori dal palcoscenico?

