Gavorrano (Grosseto). “Ho fatto passare un lasso di tempo abbastanza lungo per poter dare un giudizio il più sereno possibile sulle elezioni europee dell’ 8 e 9 giugno scorso, nonostante numerosi cittadini mi abbiano chiesto di esprimere un giudizio sui risultati elettorali, per la prima volta nella mia lunga militanza politica, nel corso della quale ho commentato vittorie e sconfitte anche personali, ed ho visto partiti e leader politici salire a dismisura nei consensi elettorali, per poi dilapidare il consenso nel giro di pochissimo tempo, ho attraversato il disfacimento della cosi detta prima Repubblica, ho costruito e partecipato a mobilitazioni e lotte politiche che hanno raggiunto obiettivi importanti per la crescita del paese, oppure hanno subito sconfitte brucianti e arretramenti pesanti. Sempre sono riuscito a trovare le parole per spiegare agli altri ed anche a me stesso il senso di quello che stava accadendo”.
A dichiararlo è Massimo Borghi, assessore alla legalità del Comune di Gavorrano e coordinatore regionale dell’associazione Avviso Pubblico – Regioni e Comuni contro le mafie e la corruzione.
“Oggi non trovo le parole, non capisco cosa ci sia da festeggiare in un Paese dove il 51 per cento dei cittadini ha scelto di non votare, di non partecipare al rito più importante in democrazia, il diritto/dovere di esprimere il loro voto – continua Borghi -. Questa tornata elettorale ha sancito la rottura del patto sociale tra cittadini e rappresentanze istituzionali a tutti i livelli, la rottura non è solo con la politica dei i partiti, ai quali io riconosco limiti ed errori anche gravi, ma riguarda a mio avviso lo Stato e le sue istituzioni. La democrazia liberale, e la nostra lo è, trova motivo di vita e di sviluppo nella partecipazione popolare altrimenti si dissolve e diventa una cosa diversa. La democrazia liberale vive e progredisce se le classi dirigenti, di qualunque colore politico siano, abbiano un supporto vero dai cittadini, e soprattutto se anche le classi più povere partecipano e si esprimono, se non è così si trasformano in una cosa elitaria, capace di rappresentare e di riprodurre solo se stessa e gli interessi non sempre positivi che rappresentano, autorigenerandosi e costruendo politiche su questi interessi e non sui reali bisogni dei paese e dei cittadini”.
“Quindi non solo non ho gioito, ma a mente fredda esprimo un giudizio molto negativo, perché l’autunno della politica e delle istituzioni che stiamo vivendo o genera consapevolezza nelle classi dirigenti ed un colpo di reni positivo e di cambiamento, capace di invertire un trend che pare consolidato – termina Borghi -, oppure scivoleremo sempre più nel freddo e buio inverno dell’autoreferenzialità”.

