Grosseto. “L’assessore Massimo Borghi, che non sa più cosa inventarsi per far vedere che esiste, al termine del suo logorroico intervento durante il Consiglio comunale cittadino, straccia la mozione sul Natale presentata dalla minoranza di centrodestra definendola fascista”.
A dichiararlo, sul suo profilo Facebook, è il sindaco di Grosseto Antonfancesco Vivarelli Colonna.
“Un fatto gravissimo. Allucinante. Sconcertante – sottolinea Vivarelli Colonna -. Un pugno allo stomaco delle istituzioni. Ecco perché non posso esimermi dal prendere una posizione netta. Massimo Borghi, spocchioso e arrogante, deve chiedere scusa. E, un minuto dopo, deve dimettersi. Deve farlo per decenza, dignità, logica. Gavorrano ne trarrebbe indubitabile giovamento. Sì, perché nessuno può tacciare di fascismo una mozione (e dunque i suoi promotori) e strapparla platealmente durante una seduta di Consiglio. Non è assolutamente tollerabile. Sappiamo che, per capire chi sia Borghi, bisogna contattare ‘Chi l’ha visto’ e che, per un politico, la totale assenza di notorietà possa essere dolorosa da accettare, ma sono certo che, per mettersi in mostra potrebbe trovare valide alternative e lasciare stare il Natale. Sono certo che il prefetto vorrà intervenire per ristabilire l’ordine e la grammatica istituzionali”.
“La mozione del centrodestra, tra l’altro da me e tanti altri largamente condivisa nei contenuti, prevedeva questo – continua il sindaco -: ‘Tutto ciò premesso e considerato, impegna il sindaco e la Giunta:
- a farsi garante delle tradizioni e delle radici cristiani del nostro Comune esprimendo l’auspicio che le iniziative previste per il 25 dicembre presso l’Istituto universitario europeo di Firenze mantengano tutti i riferimenti al Natale;
chiedendo:
- all’Istituto universitario europeo di Firenze di rivedere tale decisione, non ancora definitiva;
- di garantire le diversità e l’inclusività senza cancellare ogni riferimento alle nostre radici e alla nostra tradizione;
- di non azzerare i nostri valori e la nostra tradizione emancipandosi dal diffuso clima di ‘cancel culture””.
“Ciò che è scritto in questo atto può piacere (a me piace) o non piacere (per carità, liberi di pensarla come volete). Ma esiste una cosa che si chiama democrazia. E la democrazia prevede che ogni proposta venga discussa in aula e votata. Il tutto senza finire nel pubblico dileggio, con i suoi promotori vittime di insulti pesantissimi e scherno – termina Vivarelli Colonna -. Altrimenti la democrazia smette di essere tale. Altrimenti, in questo caso sì, si può parlare di fascismo”.

