“Cinque anni fa, durante la campagna elettorale 2016, depositai un esposto sul caporalato in Maremma. Sono indignato di averne dovuto depositare un altro a distanza di questo lunghissimo tempo, oggi“.
A dichiararlo è Carlo Vivarelli, candidato sindaco alle elezioni comunali di Grosseto per Italexit.
“Evidentemente interessi economici fortissimi e complicità radicate stanno trasformando la nostra terra in una fogna di mafia e caporalato, mentre i nostri lavoratori devono emigrare o crepare di inedia – sottolinea Vivarelli –. E’ ripugnante che le campagne siano piene, lo dichiarano anche gli addetti nel settore, di stranieri che villeggiano nei centri di accoglienza, finanziati coi nostri soldi. Queste persone devono tornare nei loro Paesi di origine a costruire nella loro terra il proprio futuro, non stare qui ad ingrassare dei delinquenti chiamati caporali e le aziende di criminali che li fanno lavorare. Le mafie in Toscana, certificate da un rapporto della Regione Toscana del 2014, sono 35, e l’immigrazione è per la stragrande maggioranza una filiera gestita da organizzazioni criminali e religiose”.
“Chiediamo ai sindaci, alle forze dell’ordine, ai sindacati, di denunciare i criminali che gestiscono questo traffico e le aziende che ci lucrano sopra, che noi speriamo vengano chiuse e sequestrate perché indegne di esistere in un territorio civile, e dovrebbero essere i sindaci a chiedere con forza una Legge che consenta loro di chiudere i negozi di qualsiasi tipo gestiti da stranieri, come quelli di frutta e gli autolavaggi, e le aziende agricole e di qualsiasi tipo dove si usa il caporalato – termina Vivarelli -. La Maremma non deve essere una terra di schiavisti tollerati dal buonismo immigrazionista”.
Giovedì 29 settembre, alle 21, in piazza San Francesco a Grosseto, è in programma inoltre un incontro tra il candidato sindaco di Italexit e i cittadini, per la chiusura della campagna elettorale.
Ecco il testo integrale dell’esposto presentato da Carlo Vivarelli:
“Come candidato Sindaco alle scorse elezioni comunali di Grosseto, presentai un esposto a codesta Procura riguardo al fenomeno del caporalato in Maremma, giunto già allora a livelli insostenibili. Come candidato Sindaco alle elezioni attuali, lo ripresento, profondamente disgustato.
Ricordo che allora, platealmente sotto gli occhi di tutti, e dunque anche delle forze dell’ordine e di tutte le istituzioni, esisteva addirittura un capannone industriale, in zona ex ippodromo, dove la notte avveniva quello che non esito a definire un mercato degli schiavi, oltrechè un insulto alla vita civile della nostra città. Insulto che, è del tutto evidente, continua a tutt’oggi, sempre sotto gli occhi di tutti. Credo che il capannone in questione non sia più la base di reclutamento della manodopera, normalmente straniera, avviata credo principalmente in agricoltura, ma la sostanza del fenomeno non cambia. Oggi come allora, i furgoni che trasportano i neoschiavi, sempre che non siano complici e protagonisti del fenomeno, e io credo alla seconda ipotesi, sono sotto gli occhi di tutti, dalle ore 17.00 in poi basterebbe sostare serenamente nei punti di accesso alla città, o a Roselle, per vederne una quantità che, ripeto, sarebbe sufficiente una miserrima telecamera atta alla captazione delle targhe per tracciare una mappa geografica ed etnica del fenomeno in un solo pomeriggio. Evidentemente non c’è la volontà né politica né di altri tipi di mettere mano al fenomeno stesso: gli interessi economici che ruotano intorno a questa filiera criminale, fomentata da aziende criminali e altrettanti organizzatori criminali stranieri, devono essere enormi. E le complicità, evidentemente, lo stesso. Siccome sono passati 5 anni dal mio precedente esposto, del quale, oltretutto, non ho saputo più nulla, ed è singolare, visto che o si è proceduto ad una archiviazione, della quale non ho saputo niente, o le indagini sono continuate fino ad oggi, con quali risultati ovviamente non so, sono qui a segnalare alla Procura di Grosseto, come 5 anni fa, che sono i quotidiani cartacei a riportare delle notizie che da sole, questo è clamorosamente evidente, dovrebbe far convocare dalla Procura, a mio avviso decine di soggetti che sono senza ombra di qualsiasi incertezza, a conoscenza di fatti e complici di illegalità che riguardano aziende, persone, reati ecc. E vado ad elencare quello che si evince da ciò che è stato pubblicato, articolo di stampa i cui dati devono avere riscontro reale, a meno che esso articolo non sia frutto di un evidente delirio o di una perversa volontà di descrivere un fenomeno inesistente, il che ci apparirebbe ovviamente cosa improponibile.
Dal quotidiano La Nazione, giorno 8 Luglio 2021, pagina 3, leggiamo che ‘sono stimate in Maremma 5 mila le persone che possono essere costrette a lavorare in condizioni di sfruttamento’. Mi sarebbe sufficiente questa frase per chiedere un’approfondita indagine. Chiedo che la Procura convochi immediatamente i responsabili del quotidiano per far si che chi ha stimato tale gigantesco numero venga a sua volta convocato affinchè riveli tutto ciò che conosce sul fenomeno e come esse persone facciano a stimare un numero del fenomeno stesso. Leggiamo che è attivo a Grosseto presso la sede Arci di Via Ravel il progetto Sipla, finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione, e si fanno i nomi ed i cognomi di due persone. Trovo incredibile, e a mio avviso ben oltre il limite della legalità, che ci sia un fondo che si occupi non di ristabilire la legalità, ma di supportare delle persone legate in un modo o nell’altro al fenomeno stesso: qualcuno le conosce e può garantire per loro? Qualcuno sa garantire per loro che non siano caporali che reclutano queste squadra di persone? Qualcuno ci sa dire se queste persone così sfruttate non facciano in realtà parte esse stesse di una organizzazione criminale? Chiedo alla procura di convocare queste due persone indicate nell’articolo, che devono essere interrogate circa le persone che si rivolgono al loro centro, e l’obbiettivo, senza discussione alcuna, deve essere quello di sapere innanzi tutto quali aziende sfruttano il fenomeno, chi sono le persone coinvolte a tutti i livelli, e si deve fare immediatamente luce sulle effettive identità di tutti coloro dei quali si riesce a raggiungere un nome ed un cognome sempre che non sia falso o non verificabile, affinchè si proceda per legge contro di loro, fino all’espulsione dal territorio dello Stato, nel caso esse persone non siano in grado di fornire documentazione adeguata all’effettivo riconoscimento. Inoltre, di queste persone si deve risalire al tenore di vita, alla dichiarazione dei redditi, a tutte le proprietà.
Non esiste dubbio alcuno che chi si sta occupando di questo sportello sappia, in maniera diretta o indiretta, quali aziende siano coinvolte in questa filiera criminale. Esse persone devono collaborare con la Procura affinchè aziende, caporali, trafficanti di persone ecc. siano assicurate alla giustizia, e mi sembra del tutto ovvio che i reati ipotizzabili siano quelli che ruotano allo sfruttamento di persona, evasione fiscale, schiavismo, concorso esterno in associazione mafiosa. Il quotidiano ci informa che queste due persone dello sportello ammettono che i lavoratori contattati provengono dai centri di accoglienza: il che da già la conferma che l’immigrazione di questi richiedenti asilo è ovviamente gestita dai luoghi di partenza da persone connazionali che reclutano squadre di lavoratori mantenute da noi contribuenti. In breve, è lo Stato con i nostri soldi che sostiene, ciò che è senza ombra di dubbio alcuno un’invasione economica, sociale, religiosa, i cui incalcolabili costi pesano sulle spalle della popolazione. Sarebbe sufficiente chiedere a questi signori mantenuti nei centri di accoglienza da dove vengono per avere la mappa etnica della filiera di questa invasione, i cui protagonisti non vengono normalmente da nessuna guerra. E cito il Pakistan, luogo dove i cristiani vivono nei ghetti chiusi a chiave come gli ebrei fino a un paio di secoli or sono e dove un Paese intero si è fermato per chiedere l’impiccagione di una donna cristiana a seguito di una bestemmia: mi permetto di affermare che è un Paese incivile. Tra le altre etnie sono appunto i pakistani che mi sembrano i più attivi in città, o perlomeno i più visibili: qualcuno sa comunicare al sottoscritto e alla popolazione quale guerra esiste in Pakistan, a parte quella che quello Stato fomenta da sempre in Afghanistan? Si continua a leggere nell’articolo, che è per me ripugnante, visto che delinea un fenomeno sul quale sindacati, autorità, ecc. sanno quasi tutto e che sono a mio avviso complici di tutto questo, che l’olivicoltura e il settore vitivinicolo sono i comparti dove sono impiegati di più quelli che vengono definiti ‘lavoratori servili’.
Mi fermo su questo dato: chiedo alla Procura di convocare immediatamente tutte le aziende che si occupano di vinificazione, occorrono nemmeno un paio d’ore, e quelle che si occupano in modo consistente di olio: forse occorre una mattinata. Sarebbe sufficiente parlare con i titolari e i dipendenti di queste aziende, o andare a controllare dentro esse aziende, e potrebbero essere catturati decine di caporali. Sarebbe sufficiente mettere un paio di pattuglie delle Polizie Municipali nelle quattro strade principali della Maremma per far chiudere il fenomeno. Mi chiedo in questi 5 anni dove erano tutti i Sindaci della provincia, la Polizia, i Carabinieri forestali, i Carabinieri, al Guardia di Finanza, la Polizia Municipale. Chiedo alla Procura di convocare tutti i responsabili di questi corpi ed istituzioni e di far fare delle dichiarazioni giurate sul fenomeno. Continua l’articolo che le squadre di ‘lavoratori’, che a mio avviso sono delinquenti come coloro che li portano sui luoghi di lavoro, perché sono anche loro che violano una serie infinita di Leggi, sono organizzati in squadre di 20/30: sembra che la fonte dell’articolo sia andato con loro in campagna, chissà se è cosi. A seguire si dichiara che i caporali siano 200 o 300: evidentemente qualcuno nei sindacati e nelle istituzioni li conosce anche personalmente. Una domanda: possibile che la Procura non abbia un elenco delle persone condannate per caporalato? Sri Lanka, Tunisia e Marocco sono le etnie maggiormente coinvolte: l’articolo è una fonte inesauribile: che si convochino le persone appartenenti a queste etnie: se necessario tutte: non si capisce per quale motivo non si debba farlo, al fine di ristabilire la legalità. Per finire, trovo il fatto che si voglia creare una task force un segnale che Inps, Inail, sindacati e forse dell’ordine sappiano benissimo qual è l’entità e i protagonisti del fenomeno. Chiedo alla Procura di Grosseto di agire affinchè vengano perseguiti tutti i reati in essere, anche quelli riguardo le complicità a mio avviso evidenti che emergono dall’articolo, nel quale emerge evidente non la spinta per la ricerca della distruzione del fenomeno, ma quella a sostenere gli immigrati, che già beneficiano di incredibili ed a mio avviso ingiustificati fondi dallo Stato, fondi che servono a sostenere un’invasione del quale non esiste modo di dubitare: cita sempre l’articolo che a Monterotondo e Montieri gli stranieri superano il 25% della popolazione. E voglio far notare che parliamo del 25% della popolazione di un Comune, organizzata per filiere etniche e su filiere economiche, e molto probabilmente religiose. Questa è una invasione organizzata, pericolosa, etnicamente coesa, religiosamente orientata, preordinata dall’estero. Aggiungo, non ad altissimo rischio di infiltrazione criminale e di estremismo, ma organizzata già dalle zone di provenienza da soggetti sicuramente implicati nelle filiere illegali citate. Credo che la Procura abbia moltissimo su cui indagare, per ricostruire le filiere criminali in oggetto e le loro valenze nella nostra società e per distruggere definitivamente questa invasione criminale”.

