“Il Pci esprime una ferma e netta condanna per l’assassinio legalizzato di George Floyd, ultimo esempio di scellerato comportamento della forza pubblica che, invece di difendere deboli e bisognosi, viene autorizzata a travalicare i propri compiti esercitando bieca prepotenza“.
A dichiararlo, in un comunicato, sono Daniele Gasperi e Dario Bibbiani, per la segreteria del Pci della Federazione di Grosseto
“Quanti George Floyd ci sono nel mondo, quanti diritti civili violati e popolazioni oppresse, ai quali la stampa e i media non danno risalto perché asserviti al capitale. Oggi in ginocchio per dire no al razzismo e ai diritti violati; domani in piedi, uniti in difesa della libertà e della democrazia – continua la nota -. Alla manifestazione antirazzista indetta da Black lives matter, però, il Pci, pur condividendone tema e ragioni, non parteciperà. Il divieto di prendervi parte con simboli e bandiere ce lo impedisce. Noi siamo comunisti e fieri di esserlo, perciò non rinunciamo alla libertà di manifestare il nostro pensiero anche mediante l’esposizione delle nostre bandiere“.
“In nome di cosa, dovremmo accettare questa imposizione? Questo proibire simboli e bandiere lo troviamo tanto stupido quanto ingannevole e pernicioso. Unirsi per sostenere principi e questioni condivise costituisce la quintessenza della democrazia. Quando nel farlo si uniscono persone con diversi riferimenti politici, il valore espresso da questa comunione di intenti si accresce, è del tutto evidente. E allora perché negare la possibilità di presentarci per quello che siamo? Perché imporre di celare le varie identità politiche, come se fosse cosa di cui doversi vergognare – termina il Pci –? Metterci insieme in difesa di valori condivisi, senza nascondere le differenze, ci avvicina e favorisce il confronto costruttivo ed il rispetto reciproco. Imporre il contrario in nome di un ecumenismo fasullo è discriminante e questo è veramente il colmo, per un evento indetto in nome dell’antidiscriminazione“.

