Domenica 15 settembre, alle 18.30, alla galleria Spaziografico, in via Goldoni 18 a Massa Marittima, Valerio Radi inaugura la sua personale, intitolata “La Maremma si racconta“: una mostra tutta dedicata a fotografie che hanno per soggetto la Maremma toscana.
La mostra sarà visitabile tutti i giorni, dalle 17 alle 20, ad ingresso libero, fino a venerdì 27 settembre.
“Entrare in un mondo che non c’è più, ecco l’impressione che emerge per prima davanti alle immagini di Valerio Radi – dichiara Gian Paolo Bonesini, curatore della mostra -. Poi si va oltre e si osservano la raffinata tecnica, il b/n velato con colori delicati, le luci e le ombre spesso marcate, la cura con cui ogni posa è stata pensata e ogni ambientazione realizzata. Mettendo insieme questi elementi, diventa evidente l’operazione artistica e culturale fatta dal fotografo; con cura filologica ha ricostruito gli ambienti rurali della Maremma fine anni ’50, rappresentando la vita contadina di allora. E scene così perfette anche dal punto di vista compositivo, oltre che storico, non possano abitare i nostri giorni. Questa rivisitazione antropologica dell’immagine ha senza dubbio richiesto un meticoloso lavoro di ricerca di soggetti, luoghi e oggetti, ricomposti poi sul set fotografico per diventare una composizione artistica. E’ come se Radi avesse immaginato la scena alla stregua di un regista e poi l’avesse fermata nello scatto con la sensibilità del pittore“.
“Un’operazione complessa e nello stesso tempo originale, realizzata con l’intento di far rivivere il passato della cultura contadina maremmana, ma con l’occhio disincantato e anche appassionato del presente. Non possiamo essere sicuri che le persone riprese dall’obiettivo, vere e proprie comparse, nella realtà di quel tempo si sarebbero comportate così… Per loro ora si è trattato di recitare una parte, quasi un gioco… Tuttavia il richiamo delle immagini a quello che doveva essere la vita di allora è forte, così diversa anche se si tratta solo di sessant’anni fa: per questo il sentimento di appartenenza, la lentezza, la fatica, l’impegno per riscattarsi e costruire un mondo migliore appaiono con tutta la loro forza espressiva – termina Bonesini -. È un tornare con un colpo d’occhio a ‘chi eravamo’ per poi pensare a chi siamo, attraverso un progetto complesso, realizzato con una competenza tecnica che Valerio Radi ha saputo declinare in modo lirico, quasi sentimentale“.

