Un viaggio nel canto del maggio in Maremma, una delle tradizioni più longeve, è quello che si propone l’incontro dal titolo “Ripensiamo il maggio“, promosso dall’Archivio delle Tradizioni Popolari della Maremma, in programma domani, giovedì 30 maggio alle 18.30 a QB Viaggi di carta (piazza Pacciardi, 1 – Grosseto).
Insieme a Paolo Nardini e ad alcuni cori di maggerini che sono stati invitati a partecipare – i Pennati pe’ Cantà di Montelaterone, i Pici ‘gnoranti, il Coro degli Etruschi, il Coro Sedicidagosto di Roccatederighi, i Briganti di Maremma, i Maggerini di Civitella, i Pettirossi di Roccastrada, i Maggerini di Paganico, I Disertori, i Cantori di Moscona, La Monticellese, il Gruppo Folcloristico Sanrocco e molti altri – si cercherà di ragionare su cosa è stata e come è cambiata questa tradizione, sul suo recupero e l’adattamento alla mutata realtà sociale, gli antichi canti e le nuove melodie, il mondo contadino e i nuovi percorsi, i raduni e il turismo.
Il canto del maggio in Maremma è stato interpretato come l’elemento che univa le famiglie dei contadini, una metafora dell’alleanza e la rete di relazioni in un territorio dall’insediamento sparso. Lo scambio di doni di natura diversa, un canto augurale contro beni materiali, e il consumo collettivo di questi rinsaldavano i legami della comunità.
Oggi tutto è cambiato, perché le reti di relazioni si stringono su altre basi, il mondo contadino è completamente trasformato, il Maggio si canta più nelle zone urbane, nelle piazze e nei teatri che non nelle case dei contadini. Nella campagna sono visitate le strutture agrituristiche.
Eppure il Maggio è ancora cantato e apprezzato e costituisce l’elemento di identificazione di una comunità.
Quali sono le motivazioni? Quali le modalità di preparazione e di realizzazione? Qual è il significato oggi di questo antico canto augurale?
A queste e altre domande si cercherà di dare una risposta durante l’incontro.

