“Indiscrezioni parlano che sia già cosa fatta l’esternalizzazione di un primo nucleo dell’Istituto Falusi di Massa Marittima, che sarebbe stata decisa in incontri tra i sindaci della zona e il presidente dell’istituto“.
A dichiararlo sono Marco Barzanti e Luciano Fedeli, rispettivamente segretario provinciale e responsabile welfare e sanità del Pci.
“Alla presunta e sostenuta crisi finanziaria lamentata dal presidente e dal consiglio di amministrazione dell’istituto con la chiusura del solo bilancio 2016 con un disavanzo di 43.000 euro, dovuto a mancate sostituzioni degli ospiti e ritardi di pagamento, ora si aggiunge lo spauracchio della libera scelta che la Regione Toscana ha deliberato alla fine del 2016, con il quale in pratica il cittadino sarà messo nella condizione di poter scegliere in modo autonomo dove potersi ricoverare e, in questo caso, la parte del leone la farà chi è, tra le case di riposo, quella a minor costo – spiegano Barzanti e Fedeli -. Le cose non stanno proprio così poiché gli standard di qualità dei servizi devono essere certificate dal sistema pubblico e non potranno scendere sotto soglie predeterminate che, come oggi, devono essere rispettate. Ma la paura viene ancora di più amplificata profilando, da parte della guida dell’istituto, l’arrivo di orde di imprese/cooperative cinesi che conquisteranno il mercato della non autosufficienza a prezzi stracciati ai quali, istituti come il Falusi e a questo punto anche altre strutture, che hanno fatto della qualità di lavoro e servizi un elemento irrinunciabile, non potranno opporsi“.
“Al di là delle considerazioni contestabili nel merito e prive di fondamenta, è chiaro il cambio di strategia per giustificare una scelta scellerata con un’unica motivazione: il privato è meglio perché costa meno. A questo vanno aggiunte altre importanti riflessioni. Anzitutto la tempestività della scelta che, nel perfetto stile politico renziano, passa sopra a tutto e a tutti stracciando e deridendo le relazioni sindacali e, di conseguenza, la considerazione dei lavoratori e dei loro diritti – continuano Barzanti e Fedeli -. I sindacati sono stati informati solo dopo l’avvio della procedura e la promessa di una concertazione in merito va a farsi benedire perché la decisione è già stata presa. Così si stravolge il sistema dei servizi e non si considera più il lavoro come elemento collegato a regole di diritto e contratti ma solo sulla base del costo. Così come sulla base del mercato si sposta la libera scelta data ai cittadini i quali, a questo punto, andranno nella direzione di favorire non le migliori condizioni qualitative per il proprio caro, ma quelle economicamente più vantaggiose“.
“Tutto questo si realizzerà con servizi in mano a quei soggetti che si saranno adeguati non al rispetto delle regole sull’assistenza fissate da norme regionali, ma a chi, come i cinesi, offrirà meno spesa. E chissà se il mercato non ci farà superare anche i cinesi, chi può essere certo che non potranno anche essere altri ‘gli invasori’ che detteranno legge al mercato dell’assistenza agli anziani, ad esempio filippini o le donne dell’est, basta che il servizio sia, come prezzo, conveniente – terminano Barzanti e Fedeli -. Le regole sul lavoro e sui livelli minimi da garantire all’assistenza saltano e all’orizzonte il riformismo renziano profila uno scenario che fa impallidire persino i più accaniti neoliberisti, va ben oltre, disprezzando quei diritti fissati dalla Costituzione e dalle norme sul lavoro. Una vera e proprio involuzione generata da decisioni scellerate“.

