Home GrossetoTerme di Roselle, Velasco: “Struttura recuperabile, non ha senso demolire la più grande opera comunale”

Terme di Roselle, Velasco: “Struttura recuperabile, non ha senso demolire la più grande opera comunale”

di Redazione
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Mi permetto di intervenire sulla questione della demolizione delle terme di Roselle per due motivi. Sono uno dei due progettisti dell’edificio termale e sono un ingegnere con oltre quaranta anni di esperienza”.

A dichiararlo è l’architetto Alfredo Velasco, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle di Orbetello.

“Il progetto delle terme di Roselle, a suo tempo fu un’’invenzione’dell’allora assessore ai lavori pubblici Rosario Ginanneschi. Egli spinse l’amministrazione di quei tempi, seppe trovare le risorse economiche e proponeva di far divenire Grosseto una città infrastrutturata, moderna e accogliente. Vedeva un futuro – spiega Velasco –. Successivamente si sono avvicendate altre Giunte, di centrosinistra o di centrodestra, che hanno dimostrato solo l’incapacità di gestire una struttura così importante e articolata. Non l’hanno capita. Non l’hanno valutata per la sua vera essenza e così l’hanno abbandonata. Un abbandono colpevole di un’opera progettata da uno dei maestri contemporanei dell’architettura moderna italiana, l’architetto Walter Di Salvo. Io, molto modestamente, ero, a quel tempo, un ingegnere molto giovane, pieno di entusiasmo e di fortuna in questo caso, ma molto giovane”.

“Oggi quest’opera d’arte e di architettura ha bisogno di essere negata per favorire quale concetto? Di costruzioni o ristrutturazioni brutte in città ve ne sono più d’una. Ma nessuno si sognerebbe, dopo averci speso, come in questo caso, qualche milione di euro, di demolirla. Ora, siccome l’architetto Walter Di Salvo è defunto ci si diverte a scatenare giudizi negativi – sottolinea Velasco -. Io sono sempre qui, e anche se nessuno dei dichiaranti la demolizione mi ha interpellato, neppure per colleganza, o per amicizia, o solo per rispetto, figuriamoci la deontologia professionale, metto a disposizione del pubblico il mio intimo pensiero sull’argomento. Non mi divertirò ad agitare norme sismiche o paesaggistiche evocando ecomostri o altro.  Dico solamente che la struttura, che sono andato a visitare personalmente, tutta, è, nonostante il tempo trascorso, ancora recuperabile”.

Altra cosa è che non si sia ragionato per recuperarla, né in termini fisici, né in termini funzionali – continua Velasco -. Perché demolirla? Non sta in piedi? Non si sa cosa se ne può fare? Si vuol vendere la volumetria acquisita ad un privato? E per farci che cosa? A quali funzioni si pensa che possa essere destinato un volume di circa trentamila metri cubi? Ad abitazioni? Forse no, poiché ve ne sono troppe e invendute. Ad uffici? Sarebbe il posto sbagliato e a Grosseto gli uffici abbondano. Ad un’ennesima destinazione commerciale? Via non scherziamo. Abbiamo di fronte la più grossa opera pubblica comunale da cinquant’anni a questa parte e la vogliamo buttare via?”.

“Ho assistito e partecipato a manifestazioni pubbliche su questo tema. E, devo dire, molto seriamente concepite e condotte. Riscontro la necessità, da parte della popolazione con la quale si è interloquito, di approfondimento, di discuterne, di arrivare ad una definizione che possa anche portare al recupero della struttura originaria. Non liquidarla sbrigativamente come un obbrobrio da demolire. Non è corretto, proprio per la quantità di soldi spesi per farla e per il risultato architettonico ottenuto – termina Velasco -. Certo, vederla così alimenta il giudizio negativo. Ma proviamo a immaginarla, e qui gli ingegneri e gli architetti dovrebbero avere il dono dell’immaginazione connesso alla propria preparazione professionale, finita? Mi dispiacerebbe che la faciloneria prendesse il sopravvento. Andiamo attentamente di bolina, perchè di poppa, a volte, si strappano le vele”.

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