Venerdì scorso, nella sala consiliare del Comune di Grosseto, alla presenza dell’assessore comunale all’istruzione Chiara Veltroni, si è svolto l’incontro “La scuola che cambia” , organizzato dalle associazioni Nuovo Senso e Fare Grosseto.
Il confronto e il dibattito sono stati molto interessanti: sono intervenuti come relatori la professoressa Francesca Dini, il professor Artini, il professor Stefano Rosini, la professoressa Squitieri e la dottoressa Cacciatore.
Dopo l’esaustivo e approfondito excursus storico e normativo delle varie riforme della scuola, condotto dalla professoressa Dini, e i correlati e accurati interventi degli altri autorevoli relatori, l’intervento della dottoressa Cacciatore, in rappresentanza dell’ufficio del Provveditorato agli studi di Grosseto, ha ben sintetizzato la situazione della scuola italiana dopo l’ultima riforma, fotografando una situazione di cui sia dirigenti che docenti si rivelano in definitiva scontenti.
“I dirigenti si lamentano perché vorrebbero poter scegliere per le proprie scuole i docenti reputati migliori, ma non sono nella condizione di poterlo fare, mentre i docenti si accaniscono contro legge 107, emanata dal Governo che ha decretato la mobilità per il posto di ruolo – spiegano Francesca Carpenetti di Nuovo Senso e Amedeo Gabbrielli di Fare Grosseto -. Molti i docenti del sud che sono dovuti emigrare al nord, abbandonando la famiglia dopo anni di precariato. Montagne di ricorsi che hanno riempito i tribunali anche da parte dei nuovi abilitati non inseriti nelle Gae. Le scuole nel caos più assoluto, situazione resa più grave dalla mancanza dei docenti di sostegno. Più che una ‘Buona scuola’ è sembrata ‘Una scuola alla buona’. Inoltre, laddove molti ricorsi venissero accettati, tante zone del nord Italia si troverebbero senza docenti di ruolo a disposizione ed in altre zone del sud Italia si vivrebbe un esubero di docenti. In ogni caso, le tante controversie non saranno di facile gestione“.
“Il buon funzionamento della scuola per Fare Grosseto e Nuovo Senso potrà essere possibile se la politica metterà al centro gli studenti con i lori diritti. Al nostro Paese serve una scuola di qualità, una ‘Buona Scuola’ perchè l’istruzione è l’unica soluzione strutturale alla disoccupazione ed è l’unica risposta alla nuova domanda di competenze espresse dai mutamenti economici e sociali. Dobbiamo tornare a considerare l’istruzione non come un capitolo di spesa della Pubblica amministrazione, ma come un investimento di tutto il Paese su di sè. E ricercare soprattutto la qualità della didattica, che parte dai docenti ma si riverbera sul processo di crescita dei nostri studenti – concludono Carpenetti e Gabbrielli -. Saranno necessari dirigenti e docenti preparati, che siano capaci di sviluppare attività didattiche, integrandosi in modo interdisciplinare, finalizzando lo studio alle esperienze che gli studenti potranno effettuare nel mondo del lavoro. Una scuola aperta che guarda fuori è il futuro“.

