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CineVisioni: la recensione di Non si ruba a casa dei ladri

di Luca Ceccarelli
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In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

Antonio Russo (Vincenzo Salemme), titolare di una impresa di pulizie, si vede revocare un importante appalto a causa dell’intervento di un politico corrotto tramite un faccendiere romano. A causa di questo evento, Antonio e la moglie Daniela (Stefania Rocca) si trovano in gravi ristrettezze economiche. Dopo aver trovato rifugio presso la zia Titina, per sostenere le spese degli studi della figlia, i due sfruttano l’occasione di un buon lavoro temporaneo come camerieri presso Simone Santoro (Massimo Ghini) e la sua compagna Lori (Manuela Arcuri), coppia di arricchiti dediti ad ostentare le proprie disponibilità finanziarie.

Antonio scoprirà poi che è proprio Simone il faccendiere da cui dipendono i suoi guai e, quando Santoro si troverà coinvolto in un’indagine giudiziaria e tenterà di recuperare i soldi occultati in Svizzera, sarà l’occasione per la vendetta di Russo.

Come ormai accade da qualche anno, i Vanzina tentano di affiancare al consueto cinepanettone una rilettura della commedia all’italiana, scaglionando le uscite in modo da coprire anche periodi meno fortunati per le sale cinematografiche. In questo caso si rievocano i fasti della commedia basata sulla truffa, un vero classico. Quello che colpisce, rispetto ad altri lavori vanziniani, è una sceneggiatura insolitamente ricca: l’intreccio è ben studiato ed anche qualche colpo di scena, sebbene prevedibile, da un po’ di pepe alla ricetta di Non si ruba a casa dei ladri.

La scelta del regista Carlo Vanzina è chiaramente quella di puntare sulla prova degli attori, lasciando la macchina da presa al loro completo servizio. Una scelta conservativa, ma che potrebbe funzionare qualora gli interpreti riescano a fornire una prova maiuscola in grado di impreziosire il copione.

Non è questo il caso di Non si ruba a casa dei ladri: Salemme e Maurizio Mattioli (che interpreta Giorgio Bonetti, altro imprenditore colpito dalla crisi) si abbandonano ad una caricatura dei loro personaggi e persino Massimo Ghini, di cui abbiamo in altre occasioni misurato le capacità, sembra intento a caratterizzare oltremodo il suo Santoro. Completamente sullo sfondo le protagoniste femminili, semi-ignorate dai Vanzina sceneggiatori, con una Stefania Rocca impalpabile ed una Manuela Arcuri forse più imbarazzante del suo pittoresco personaggio.

In questo scenario emerge persino più del dovuto il rovescio della medaglia della sceneggiatura: troppo spesso, infatti, questa strizza l’occhio al pubblico italiano, dipingendo un’improbabile “congiura degli onesti” contro un sistema corrotto, in una dicotomia cittadino/onesto – politico/corrotto talmente smaccata da risultare per nulla convincente.

Il finale, poi, rovinato per eccesso di zelo, lascia con l’amaro in bocca.

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