Se n’è andato in silenzio, con discrezione. Marco Norcini, 50 anni, giornalista originario di Scansano, è deceduto nel pomeriggio di martedì 5 aprile nella sua abitazione di Siena, stroncato da infarto. Fino a poche decine di minuti prima postava notizie sui social network vista la sua attività di freelance, poi non ha più risposto al telefono e alla fine la compagna ha dato l’allarme: sono stati vigili del fuoco e operatori del 118, giunti sul posto, a trovarlo cadavere nell’abitazione. Per lui ormai non c’era più nulla da fare
In provincia di Grosseto la notizia ha destato profonda commozione. Norcini ha lavorato per varie testate: L’unità, il Cittadino, il Giornale di Toscana, Siena Oggi, il Corriere di Siena e anche il Corriere di Maremma. Nella redazione di Grosseto, Norcini aveva lavorato tra il 2008 e il 2009 occupandosi soprattutto di inchieste e approfondimenti. Politica e sanità, ma anche agricoltura, erano i settori che più lo appassionavano come ricordano anche alcuni ex colleghi e collaboratori del Corriere di Maremma.
“Quella scrivania l’abbiamo condivisa io e lui – dice Giacomo D’Onofrio, per oltre dieci anni firma del quotidiano chiuso lo scorso ottobre – Lo ricordo come una persona molto simpatica, con un forte senso dell’ironia. Andavamo d’accordo perchè anche a lui piaceva molto la politica, nella dinamiche di una redazione era una persona che sapeva farsi voler bene”.
“Nel suo periodo al Corriere di Maremma, Marco fu un valore aggiunto della redazione perché potevamo affidargli servizi di approfondimento che spesso in un quotidiano locale sono proibitivi da svolgere per motivi di tempo e di forza lavoro – commenta l’ex redattore Stefano Straccali – La sua improvvisa scomparsa ha lasciato tutti sbigottiti e affranti. Era una persona positiva, sempre pronta alla battuta, che non si tirava indietro quando c’erano da approfondire questioni anche spinose. Il suo ricordo mi porta a ripercorrere gli anni d’oro del giornale, segnati dall’entusiasmo e dalla voglia di fare”.
“Marco affrontava ogni situazione con il sorriso – aggiunge Carlo Pellegrino, un altro degli ex redattori del Corriere – non perdeva mai la calma, era sereno e pronto a dispensare un consiglio ai colleghi più giovani, come me, sempre però con rispetto e gentilezza. E, dote non comune, sapeva anche ascoltare. I ritmi frenetici del giornale spesso ci portavano a perdere di vista il tempo, che è la cosa più preziosa che abbiamo, e lo capiamo soprattutto quando succedono cose come questa. Marco è stato con noi solo un anno, corso via velocissimo come tutti gli altri, un periodo però sufficiente per apprezzarlo come persona, non solo come collega”.

