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Grosseto: la campagna elettorale è, di fatto, partita

di Carlo Vellutini
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Non è ancora iniziata, ma di fatto lo è già. La campagna elettorale per le prossime elezioni amministrative, seppur ancora non abbia preso ufficialmente il via, vede muoversi i vari schieramenti sullo scacchiere della politica.

Da un lato c’è chi vuole difendere quanto ha conquistato e non vuole lasciarlo agli avversari, cioè il Pd con gli alleati di centrosinistra, dall’altro chi spera nel colpaccio, il Movimento Cinque Stelle, ma c’è anche chi sogna la rivincita, cioè il Centrodestra, e chi cerca di mantenere una certa visibilità e, magari, poter essere decisivo in un eventuale ballottaggio, ovvero la sinistra.

Al momento, però, tutto sembra ruotare attorno al Pd che, tra sondaggi e voci, rischia di rimettere in gioco quanto costruito in questi anni.

Che Paolo Borghi sia il candidato numero uno per la poltrona di sindaco dello schieramento appare evidente. Che venga considerato il candidato in pectore dall’inizio della scorsa legislatura lo è altrettanto. Che alla fine sia lui a spuntarla è quasi una certezza. Anche perché la politica funziona un po’ come il calcio, cioè se da un lato contano i gol segnati, dall’altra contano i voti che uno riesce a conquistare. E’ evidente – i numeri sono noti – che Paolo Borghi, con i suoi uomini ed il suo serbatoio, sia stato decisivo in tutte le ultime tornate, sia nella scelta degli organi interni al partito che in quelle elettorali. Soprattutto, non ha mai fallito il candidato con cui schierarsi ed a lui sono da ricollegare tanti voti, tradotti nel passato in preferenze personali.

Ovviamente, c’è chi sogna un candidato della società civile, c’è chi pensa ad una donna, c’è chi vorrebbe un cambiamento con il passato. I sondaggi ovviamente sono importanti, ma spesso lasciano il tempo che trovano. Anche perché è facile rispondere per telefono, ma ultimamente è stato molto più difficile che i cittadini si siano poi recati alle urne. Questa è la variabile principale.

Dunque, le discussioni proseguiranno, ma oggi accanto a tutti i possibili candidati che sono circolati, uno è sempre rimasto in ballo ed ha sempre dichiarato di voler correre, cioè Paolo Borghi. Per questo, salvo scenari clamorosi, alla fine quello del vicesindaco sembra essere il nome sempre in vantaggio su tutti.

Tanto più con gli altri big che, di fatto, hanno già il loro incarico: Luca Sani in Parlamento, Leonardo Marras in Regione, Annarita Bramerini nel suo nuovo ruolo in Cna.

Alla fine, la sensazione, è che a mettere in dubbio una candidatura scontata – che dovrà probabilmente confrontarsi con gli alleati nelle Primarie di coalizione – non si faccia altro che indebolirla agli occhi degli elettori e questo potrebbe rivelarsi deleterio. Non è un caso che la situazione venga monitorata anche con una certa preoccupazione dalla segreteria regionale che, dopo la scelta di creare un’area (troppo) vasta Grosseto-Siena-Arezzo, ha già perso il sindaco di quest’ultima città e non può perdere anche il capoluogo maremmano, pena anche la perdita di assetti importanti sul territorio, ma anche di poltrone.

In casa Movimento Cinque Stelle tutte le strade portano a Giacomo Gori. Sia perché in questi anni ha acquisito una buona visibilità come consigliere d’opposizione, sia perché si è creato quell’esperienza che, alla fine, anche per i pentastellati viene considerata necessaria. Sia, infine, perché le sue battaglie hanno avuto una buona eco e, in certi casi, sono state anche sposate dalla maggioranza. Sono finiti i tempi in cui essere alle prime armi era un vantaggio, oggi il fatto di confrontarsi con la realtà dell’amministrazione ha fatto capire – anche all’interno del Movimento – che le idee debbono poi trovare un campo di applicazione pratico. In passato, si era parlato anche dell’avvocato Fiori, altro punto di forza del Cinque Stelle grossetano, ma la sensazione è che, insieme a Gori, possa essere uno degli strateghi della campagna locale, ma non il candidato al massimo scranno cittadino.

Il centrodestra affila le armi ed i nomi circolati sono tosti, ma opposti. Da un lato, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, presidente di Confagricoltura e di Grosseto Fiere, un moderato dalle idee chiare, ma anche un valore aggiunto per questa terra negli incarichi che sta ricoprendo. Tutto questo senza dimenticare il suo valore di imprenditore.

Se, ovviamente, una candidatura può lusingare tutti, in questo caso va ben ponderata. Sia perché Vivarelli Colonna ha incarichi di prestigio ottenuti con voti unanimi, dunque anche del centrosinistra (vedi l’ente Fiera di cui il Comune di Grosseto detiene il venti per cento), sia perché un conto sarebbe una corsa in cui la vittoria è scontata, un conto nel caso in cui alla fine ci fosse una sconfitta. E’ conveniente – qui la domanda – al di là di quello che deciderà Vivarelli Colonna, rischiare di perdere un valore aggiunto per il territorio che sta facendo molto bene sia nella sua associazione di categoria che in Grosseto Fiere, per una corsa a sindaco in cui le incertezze sono più delle certezze? Questo potrebbe essere uno dei motivi che potrebbe far frenare la legittima – e possibile – ambizione dell’imprenditore.

L’alternativa circolata si chiama Fausto Turbanti, attivissimo presidente del comitato ‘Uniti per una Maremma migliore’. La sua sarebbe una candidatura che premia il lavoro svolto sul campo, anche se il tema – che inevitabilmente ne segnerebbe la campagna elettorale – verrebbe visto molto più in linea con le posizioni della Lega Nord e di Fratelli d’Italia che con quelle più moderate del centrodestra (in questo caso rappresentate da Vivarelli Colonna). Una scelta, dunque, non facile. Da un lato c’è chi avrebbe anche molto da perdere, dall’altro chi potrebbe raccogliere tanti voti, ma probabilmente più di area che trasversali. Insomma, le riunioni proseguiranno.

In tutto questo c’è la sinistra che, a Grosseto, sembra difficile che ad oggi possa trovare un accordo con il Pd. Sia perché la rottura di cinque anni fa con Bonifazi fa ancora male, sia perché le posizioni democratiche e quelle della sinistra sono ormai troppo distanti. La sensazione è che quest’area apolitica riproponga un’alleanza simile a quelle di Si Toscana delle scorse regionali, allargata magari a Possibile di Civati, con un proprio candidato sindaco.

Nessuno lo dice, ma la figura istituzionale, forse, questo schieramento l’avrebbe in casa, pur non essendo grossetana, cioè quella dell’ex vicepresidente della Provincia Marco Sabatini, attuale coordinatore di Sel.

2 commenti

marcoar 6 Novembre 2015 | 09:26 - 09:26

E’ del tutto evidente che il centrodestra nelle sue diverse componenti in fase di riaggregazione e riorganizzazione non ha ancora “lanciato” il suo vero candidato su cui sta cercando un accordo preventivo dettagliato e univoco. Qualora raggiungesse questo accordo saranno “dolori” per un candidato, per quanto autorevole e sostenuto dal suo entourage, del PD allargato a qualche alleato di comodo della coalizione di centro sinistra uscente ma che al momento si e’ “autocatapultato” per iniziativa personale sulla ribalta politico-amministrativa di una citta’ capoluogo che sta soffrendo per una fase di crisi economico- sociale senza precedenti.

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marcoar 6 Novembre 2015 | 12:28 - 12:28

E comunque, anche il centrodestra appare assai diviso, poco in salute e in preda ai suoi mal di pancia. Dopo la gloriosa fase del “Primo Berlusconi” che qui a Grosseto produsse la meteora Antichi, non si vedono infatti all’orizzonte possibili candidati unificanti e soprattutto con la personalita’ e l’appeal necessari per una comunita’ cittadina come quella grossetana, specie quella giovanile, troppo a lungo mortificata nelle sue aspirazioni e aspettative. Va un po’ meglio per il movimento grillino che ha un po’ smosso le acque locali e che raccoglie la curiosita’ soprattutto della parte piu’ arrabbiata della citta’. Insomma, pur di fare un dispetto ad uno stanco e intirizzito sistema di potere locale che pensa solo alla propria sopravvivenza e autoconservazione, molti elettori sfiduciati dall’ultimo insipiente e inconcludente decennio di politica amministrativa locale potrebbero fare un ‘eccezione al loro ormai incallito astensionismo e andare a mettere una croce in cabina elettorale sul simbolo delle 5 stelle.

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