“Vogliamo credere che sia a causa dei molti impegni istituzionali, ma ancora una volta il Sindaco di Grosseto preferisce rispondere ai cittadini indirettamente anziché accettare un confronto pubblico: prima la radio, poi la carta stampata e la televisione, ora le mail“.
Ad affermarlo, il presidente del Raggruppamento Politico Autonomo, Francesco Donati, che commenta in questo modo la lettera inviata dal sindaco al Prefetto, e per conoscenza al Raggruppamento, in merito all’esposto fatto la scorsa settimana.
“Certo, il Primo cittadino doveva dare una risposta al Prefetto, ma poiché ha avuto la gentilezza di mandarla anche a noi, che rappresentiamo i tanti che hanno firmato la petizione sull’ex ospedale, non comprendiamo perché abbia preferito la posta elettronica ad un confronto diretto. La spiegazione – continua Donati – sta forse nel fatto che nella lettera il Sindaco trova tante giustificazioni che non servono però a dare risposte a fatti inconfutabili: il mancato rispetto delle prescrizioni della scheda del regolamento urbanistico; il mancato rispetto delle prescrizioni del codice dei beni culturali; il mancato rispetto per il carattere storico testimoniale dell’edificio; il mancato rispetto dell’art.44 del Regolamento comunale e la mancata comunicazione di una petizione popolare al Consiglio comunale“.
“Punti ai quali va aggiunta la mancata considerazione per quanto espresso da una parte della popolazione, cosa questa che ci sembra veramente inaccettabile. Per tutti questi motivi, il Raggruppamento Politico Autonomo – conclude il presidente –, a nome di tutti i cittadini firmatari della petizione, dichiara di non considerare le risposte del sindaco esaustive e rimane in attesa di vari chiarimenti, magari anche accettando il nostro invito a un incontro faccia a faccia“.
La lettera
Ecco il testo integrale della lettera inviata dal presidente del Raggruppamento Politico Autonomo, Francesco Donati, al sindaco Bonifazi:
“Dopo aver esaminato attentamente la risposta che Lei ha dato al Prefetto e che per conoscenza ci ha inviato, risposta a seguito dell’esposto che noi del Raggruppamento Politico Autonomo abbiamo presentato, ancora una volta dobbiamo registrare come con il linguaggio si cerchi di mascherare mancanze inequivocabili spostando l’attenzione su questioni francamente risibili.
Dispiace che si faccia questo non solo nei confronti dell’opinione pubblica, di per se cosa disdicevole Sig. Sindaco, ma addirittura nei confronti di istituzioni dello Stato.
Cercherò di spiegarmi al meglio, in modo che anche gli immancabili giullari di corte possano capire, ma soprattutto la speranza e l’auspicio è che siano i cittadini a capire.
Quando Lei Sindaco Bonifazi afferma di aver affrontato l’argomento oggetto di petizione nel Consiglio Comunale del 10 di luglio con Deliberazione, avente per oggetto ‘Modifica Programma triennale opere pubbliche 2015/2017’, sa perfettamente che quella Deliberazione conteneva una serie di provvedimenti e che, nella sostanza, è una sorta di libro dei sogni, un atto dovuto, del quale si va a votazione anche in tempi rapidi. Certamente non in quel modo si affronta l’oggetto di una petizione. Ma la cosa che più conta è che non si è data notizia o comunicazione dell’avvenuta presentazione di una petizione e, per favore, non facciamo come i furbetti di quartiere sostenendo che quella era la risposta alla stessa petizione e che era avvenuta, guarda caso, nei trenta giorni successivi alla sua presentazione. Forse una manifestazione di volontà di parte della popolazione meritava maggior considerazione.
Per favore, abbia più rispetto per chi legge e soprattutto quando scrive, o le scrivono lettere o comunicazioni, le rilegga: eviterà espressioni che sicuramente la danneggiano come persona e come amministratore. Mi riferisco in particolare alla parola ‘assorbendo’ da Lei usata a proposito della Deliberazione del Consiglio, evidenziando il suo atto d’imperio, la sua convinzione che la formalità per quell’atto possa sostituire le valutazioni, i timori, le osservazioni, gli interrogativi, i suggerimenti, la passione di una partecipazione popolare così come era stata richiesta. A nostro avviso, rimane quindi inevasa, perché ciò che Lei ha portato a giustificazione non ha nessun pregio, la ragione del mancato rispetto dell’art.44 dello Statuto Comunale. Inoltre, Le vorrei fare osservare che le petizioni erano due e non mi pare che anche per la seconda ci sia una ben che minima traccia di comunicazione al Consiglio e di risposta alla cittadinanza. La seconda riguardava, infatti, un altro argomento scottante : la sicurezza. Forse pensa di renderlo ‘assorbente’ con una Deliberazione che riguarda la cartellonistica stradale?
Quanto alla motivazione ‘tecnica’ che Lei porta a giustificazione dello scempio fatto, forse non si è reso conto di ciò che ha scritto; Lei sottolinea l’esistenza di ‘rischi di controllo statico della struttura’; diventa più drammatico quando parla di collasso della stessa e chiude con la retorica ad effetto, in questo caso, quando dice di preoccuparsi della incolumità pubblica. Sembrerebbe evidente, allora, che Lei disponga di studi, sondaggi, rilevazioni tecniche qualificate che accertano rischi di staticità dell’immobile e del suo imminente collasso. Ovviamente, è auspicabile che avesse inteso parlare di elementi che hanno funzione strutturale, cioè di elementi portanti dell’immobile, perché se così non fosse le Sue e quelle del suo assessore ai lavori pubblici sarebbero solo supposizioni e sulle supposizioni sarebbe dura dimostrare la necessità di una demolizione.
Quanto all’incolumità pubblica, se ne è accorto un po’ tardi, visto che sono anni che quell’edificio è transennato e che nei pressi dello stesso, anzi nel suo cortile interno, da moltissimo tempo, si parcheggiano auto di dipendenti pubblici (numerose foto possono avvalorare quanto detto).
Per il resto, le argomentazioni sollevate dal consigliere Colomba sono emblematiche e ampiamente esaustive sul non rispetto dell’iter amministrativo e delle normative che regolano la materia. Del resto, non mi sembra che il Decreto legislativo n.42/2004 parte 2° ‘Codice dei beni culturali e del paesaggio’ sia così recente da non conoscerne ancora il contenuto e soprattutto non sia così chiaro da non tenerne conto in relazione alla problematica sull’ex ospedale, ampiamente dibattuta e della quale Lei era a conoscenza.
Quanto alla rassegna stampa, che Lei ha presentato come elemento surrogativo e in contrapposizione alla richiesta di un dibattito aperto con la città, per non mortificarLa troppo non rispondo, ma osservo soltanto che quella testimonianza che esibisce come giustificativa delle Sua decisione non è altro che la prova dei risultati negativi anche della Sua amministrazione su tale questione. E’ un mea culpa caro Sindaco; mi dispiace ha dato una risposta sbagliata.
Tra l’altro, quella rassegna stampa è molto incompleta: manca, per esempio, quella ampia sul convegno che noi abbiamo tenuto nel marzo scorso sulla riqualificazione del centro storico, dove abbiamo dato anche soluzioni importanti proprio sull’ex ospedale. Lei mancava sig. Sindaco, anche se invitato, (poteva se non altro almeno ringraziarci dell’invito)m come del resto tutti gli altri amministratori, ma quell’incontro rappresentava quello che Lei definisce, insieme al suo assessore ai lavori pubblici, con tanta enfasi ‘concorso di idee’. Per Lei forse questo concetto ha per riferimento solo progetti tecnici, per noi invece è coniugare economia ed etica per restituire un’anima alla politica attraverso la forza delle idee e fare della capacità progettuale una grande risorsa.
Lei trova giustificazioni, ma i fatti inconfutabili sono questi: non rispetto delle prescrizioni della scheda del regolamento urbanistico; non rispetto delle prescrizioni del codice dei beni culturali; mancato rispetto per il carattere storico testimoniale dell’edificio; mancato rispetto dell’art.44 del Regolamento comunale; mancata comunicazione di una petizione popolare al Consiglio comunale. Questa è la verità, perché la verità è nei fatti“.

