Valentina Culicchi ha incontrato le figure professionali del mondo della sanità. Un settore che conosce molto bene e sul quale ha le idee chiare.
L’occasione è arrivata durante l’assemblea pubblica che si è tenuta nella saletta del Cinema Stella a Grosseto. La capolista del Partito Democratico, candidata al Consiglio regionale, inquadra così i cambiamenti necessari da mettere in alto, malgrado la Toscana sia sul gradino più alto del podio secondo i livelli essenziali di assistenza del 2013: «La salute e i suoi record sono un ambito dove non è possibile vivere a lungo di rendita. Non c’è uniformità in Italia rispetto all’offerta sanitaria, non c’è neppure in Toscana. Da qui la necessità di rendere omogenei servizi e percorsi di cura, prendendo come riferimento quelle realtà dove si fa buona sanità, quelle realtà di eccellenza, troppo spesso taciute e poco evidenziate».
Un invito, quello di Valentina Culicchi, a non disperdere il patrimonio di eccellenze che si regista anche in Maremma, al punto da poter ridurre le consulenze esterne: «Nella nostra realtà ci sono professionisti validi e personale formate, che hanno assolutamente il diritto di rappresentare la qualità verso cui anche Siena ed Arezzo possono tendere. È compito primo della politica mettere gli operatori nelle condizioni di produrre eccellenza senza bisogno di trasferirsi. Valorizzare chi già c’è significa anche ridurre al minimo le consulenze esterne, spesso onerose per l’azienda e poco connesse con il nostro territorio e la nostra gente».
Valentina Culicchi, infine, ha concluso il suo intervento dimostrandosi lontana dalla vecchia politica, fatta di incarichi e nomine, per essere più vicina alle esigenze dei cittadini: «Se verrò eletta non mi batterò unicamente per avere a Grosseto il direttore generale dell’area vasta sud-est. Mi impegnerò per garantire ai nostri cittadini i migliori servizi possibili, così che nessuno si senta penalizzato per il fatto di abitare nelle nostre zone. Mi batterò perché ciascun operatore sia valorizzato al meglio, gratificato nel lavoro che svolge e messo nelle condizioni più idonee per non essere costretto a trasferirsi altrove».

