Domani alle 17:00 alla Galleria Eventi di via Varese 18 a Grosseto, sarà inaugurata la mostra di arte contemporanea “Ophelia” di Giuseppe Zanoni e Irene Silvestri.
L’esposizione rimarrà visitabile fino a domenica 18 maggio.
Al vernissage saranno presenti gli artisti.
Ecco una recensione del curatore della mostra, Piero Ardenghi:
“Vi è un celebre nome che ritorna nell’arte, un personaggio che ha ispirato artisti di ogni genere, in ogni epoca, Ophelia. La dolce e bella Ophelia, dallo sguardo vacuo e sopraffatto dalla sofferenza dell’amore, triste, leggiadra. Ophelia è obbediente e ingenua. A lungo si è cercato di coglierne la personalità attraverso opere pittoriche, film, regie teatrali, poesie, ma chi è la vera Ophelia? Quale la sua essenza, cosa rappresenta?
Giuseppe Zanoni, a questo interrogativo che avvolge la figura shakespeariana, cerca di conferire una propria interpretazione. Per l’artista non esiste un’unica e assoluta Ophelia, circoscritta in canoni stabiliti e riconoscibili. L’eroina è in bilico tra la fanciulla ingenua perduta tra gli alberi opprimenti e la donna decisa, che indifferente volge lo sguardo altrove. Ophelia, sovrastata dalla natura palustre e da uomini che la vedono solo figlia, sorella e moglie, si ribella nell’opera di Zanoni in una consapevole ricerca di un’identità da far emergere, con abiti-scultura moderni e futuribili. Attraverso questi indumenti, creati della fashion designer Irene Silvestri, la connotazione e il carattere si esplicano e realizzano portando il personaggio oltre confini temporali e caratteriali, infondendogli una luce nuova e contemporanea.
Tra le rocce e il verde del muschio, il paesaggio si impossessa del mito, candido, spettrale e intorno il vuoto, il dubbio, l’impenetrabile e muta coscienza che custodisce il mistero. La donna è aliena, asessuata, rappresentazione di un’umanità desiderosa di superare i limiti e le barriere del conosciuto.
Ognuno è Ophelia e Ophelia è dentro ciascuno di noi. Percorriamo le tappe della vita senza meta e senza riscontro, vagando tra la natura e la morte. E Ophelia ci osserva.
“Sappiamo ciò che siamo ma non quel che potremmo essere” – (Ophelia: atto IV, scena V)”

