La situazione economica italiana si rivela ancora complessa: dal primo trimestre 2011 e fino a giugno 2013 la dinamica del Pil si rivela recessiva. Tra i fattori ostativi, si torna a sottolineare l’elevata pressione fiscale con particolare riferimento al costo del lavoro, i crescenti oneri burocratici per le imprese, una generale bassa produttività degli investimenti, un rapporto banche- imprese ancora all’insegna della rigidità. Inoltre, l’instabilità politica ha generato incertezze ed assenza di investimenti in grado di far ripartire l’economia reale.
A differenza di un contesto comunitario in cui si sta delineando la fine del ciclo recessivo, l’Italia sta sperimentando un duraturo stallo economico. Sebbene tra i Paesi comunitari si comincino a registrare segnali di inversione di tendenza, l’Italia mostra indicatori con passività piuttosto consistenti. Le previsioni sono all’insegna del miglioramento, ma i tempi sembrano più dilatati rispetto a quelli dei partner comunitari.
Il primo semestre 2013 a Grosseto
Dopo le non modeste difficoltà evidenziate nel 2012, l’andamento dei principali indicatori economici nel primo semestre dell’anno si mostra ancora in flessione: fatta eccezione per gli occupati e gli investimenti, le cui variazioni risultano nulle, la produzione registra una flessione del 7,2%, così come risulta in calo il fatturato (-6,6%).
Le difficoltà maggiori sono evidenziate dagli operatori del commercio, che riportano le flessioni più severe, sia in termini di produzione (-16%), sia per quanto riguarda il fatturato (-13,5%); segue il settore del turismo, nel quale la produzione segna un -10%, mentre il volume di affari si attesta al -8,8%.
Nell’ambito degli altri servizi, la flessione più consistente è stata riscontrata in quello dei trasporti (fatturato -13,9%).
L’agricoltura segna una flessione del volume di affari pari al 7,2%.
L’industria manifatturiera locale è il settore nel quale si è assistito alle variazioni meno incisive nel primo semestre del 2013 (fatturato –1,4%). All’interno del manifatturiero, le imprese del tessile- abbigliamento, nel primo semestre del 2013, hanno visto il loro volume d’affari crescere del 4,9%.
Soltanto le imprese con oltre 21 addetti possono vantare la stabilità del volume d’affari, mentre quelle di minori dimensioni registrano dei tassi di variazione negativi. Anche l’artigianato presenta una flessione dei fatturati pari al -4,5%.
Nel I semestre 2013, si inverte il trend positivo che ha caratterizzato l’evoluzione degli scambi commerciali della provincia di Grosseto negli ultimi anni (export: Grosseto -5,1%; Italia -0,5%).
Nonostante il risultato complessivo sia negativo, si rivelano interessanti le performance di gomma- plastica e minerali non metalliferi, prodotti in metallo e apparecchi elettronici.
I comparti dell’agroalimentare (+18,5%) e della chimica (-17,9%) hanno generato l’80,9% dell’export.
Gli investimenti
A fronte di una dinamica degli impieghi bancari stazionaria, nel primo semestre 2013, la quota delle imprese che ha effettuato investimenti (14,1%) è rimasta per lo più invariata rispetto allo stesso periodo del 2012. Il contributo maggiore alla tenuta degli investimenti proviene dal settore del turismo (48,5%).
L’analisi di lungo periodo
La riduzione dei fatturati nel 2012 si era attestata al 60,9%, mentre nel 2013 interessa il 53,3% delle imprese.
Nel primo semestre 2013 la quota di imprese che ha conseguito aumenti di fatturato si attesta all’11,8%.
Le previsioni per il secondo semestre 2013
Le previsioni sull’andamento dei principali indicatori congiunturali formulate dagli imprenditori per il II semestre del 2013 lasciano intravedere alcuni segnali di ripresa rispetto al clima poco favorevole dei primi sei mesi dell’anno.
Cresce, infatti, il sentiment rispetto alle dinamiche dei principali indicatori congiunturali, nonostante le intensità ipotizzate siano segnate da una certa cautela.
Tra i settori economici che prevedono una dinamica del fatturato in area positiva ritroviamo le imprese turistiche (+10%), quelle del commercio (+5,9%) e degli altri servizi (+2,9%). Nell’ambito del terziario, perdura lo stato di difficoltà dei trasporti (-5%).

