Pubblicato il: 8 Marzo 2019 alle 12:28

GrossetoPolitica

Posta a singhiozzo, Rifondazione Comunista replica a Ripani: “Faccia pressioni in Parlamento”

Rifondazione Comunista replica alla deputata grossetana di Forza Italia, Elisabetta Ripani, in merito ai disagi e ai disservizi di Poste Italiane nella consegna della corrispondenza.

Maurizio Buzzani, segretario provinciale di Rifondazione Comunista, ha scritto una lettera alla deputata. Ecco il testo integrale:

“Gent.ma dott.ssa Ripani,

apprezzo con piacere il suo recente intervento sulla stampa locale sul problema attinente ai gravosi disservizi postali nella nostra provincia. Come precisa lei stessa, in un primo passaggio sul tema, i disservizi sono presenti ‘..negli ultimi anni nel grossetano… Mica niente quindi, anni. Ed è proprio vero, è proprio così.

Carissima dottoressa Ripani, Le confesso che per il mio partito, che da anni si batte sul tema della difesa dei servizi universali come quello postale e conseguentemente per la salvaguardia dei territori così detti marginali, fa sinceramente piacere la sensibilità che manifesta sull’argomento. Sensibilità rivolta sia ai territori ‘…per non parlare dei disagi per i comuni marginali..’, sia, e solidarizziamo più che mai con Lei, quando afferma, e ci colpisce particolarmente: ‘..Poste italiane continua a sostenere che tutto ciò faccia parte della normale riorganizzazione della struttura, in realtà non è così..’. Parole sante, dottoressa, glielo dico io. Sante, come quelle che lei rivolge con trasporto verso i lavoratori postali; che letteralmente piangono lacrime e sangue per tenere in piedi una ‘organizzazione’ del lavoro ‘insopportabile’.

E qui le devo stringere la mano, Onorevole, perché Lei stessa ci fornisce una notevole spiegazione di quando accade, quando candidamente rilascia alla stampa le seguenti soavi parole sulla condizione dei lavoratori precari: ‘.. La ricerca del profitto danneggia anche gli impiegati, almeno a quanto sappiamo. Per di più molti di loro sono precari, con contratti rinnovabili ogni 3 mesi, e sempre con l’incertezza di essere confermati’. Proprio i precari, un dramma nel dramma; ragazzotti (toglierei il termine ragazzotti meglio giovani, ma sono solo maschi?), molti dei quali laureati, assunti appunto per 1, 2, 3 mesi, sballottati dalla costa alla montagna e viceversa a cercar poderi per la Maremma.

Senza capo nè coda, la dirigenza ha smantellato tutto ciò che faceva forte, che rendeva efficienti gli uffici decentrati, ossia la conoscenza del sapere, dei luoghi e delle persone, attingendo come si faceva un tempo il personale da liste ‘locali’, con ricadute benefiche direttamente sui territori periferici.

Oggi, purtroppo, prima il Jobs Act, e poi la sua versione affrescata denominata ‘Decreto dignità’, favoriscono il profitto della merce umana sul invece che il lavoro. Ma a questo punto, Le devo confessare, finisce qui il nostro idillio di idee in comune. Esattamente quando sostiene di voler chiedere a Poste italiane Spa delle ‘spiegazioni’: Le possiamo rispondere che da un pezzo non è più tempo di spiegazioni e promesse. Ma ad accorgersene per primi non siamo stati solo noi, abbiamo un florido esempio istituzionale anche qui da noi in provincia, rappresentato dai 7 sindaci amiatini che compongono la Giunta dell’Unione montana grossetana. Il 22 ottobre 2018, la Giunta ha deliberato per promuovere un’azione legale contro Poste italiane, per interruzione di pubblico servizio, contro i giorni alterni nel recapito della posta. Ricordiamo questi Comuni: Santa Fiora, Arcidosso, Casteldelpiano, Seggiano, Castell’Azzara, Roccalbegna, Semproniano. Altri Comuni della provincia recentemente hanno espresso pubblicamente di volerne seguire l’esempio, coalizzandosi. Come vede, Onorevole, siamo già davanti a fatti concreti.

Molto umilmente, Le possiamo suggerire, di esercitare con determinazione una dovuta pressione sull’argomento, denunciando ciò che sta accadendo di fatto: l’interruzione di pubblico servizio. E soprattutto miri a fare ripristinare da subito la consegna della posta giornalmente, come la legge imporrebbe: ‘assicurare che il/i fornitore/i del servizio universale garantisca/no tutti i giorni lavorativi, e come minimo cinque giorni a settimana..’ il servizio di recapito. Come la delibera Comunitaria 97/67 CE recita e la giurisprudenza italiana avalla nei suoi numerosi interventi in tema di servizi postali. Ogni azione diversa e contraria di questa, può apparire, di questi tempi, una semplice vetrina elettorale confezionata per le imminenti votazioni di maggio“.

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