“Uno dei punti all’ordine del giorno di oggi è stata la mozione di Valerio Pizzuti sulla violenza domestica nei confronti della donna“.
A dichiararlo è Rita Bernardini, consigliera comunale del Partito democratico di Grosseto.
“Ringrazio il consigliere Pizzuti per aver promosso questa mozione e sono altrettanto piacevolmente colpita che questa sensibilizzazione sia arrivata da un uomo – spiega Bernardini -. Il mio non vuole essere un intervento ‘politico’ perché quando si parla di violenza sulla donna che sia essa fisica, verbale o domestica, non ha e non deve avere appartenenze politiche e culturali. La violenza non fa distinzioni di genere. Il consigliere Pizzuti in questa mozione vuole accentrare l’attenzione sulla violenza domestica. Ossia, ogni atto di violenza fisica, sessuale e psicologia e economica che si verifica all’interno della famiglia o tra gli attuali o precedenti coniugi o partner indipendentemente dal fatto che essi condividano o abbiano condiviso la stessa residenza con la vittima. La violenza contro le donne e la violenza domestica continuano ad essere tra le violazioni dei diritti umani più diffuse al mondo”.
“Colpiscono le donne di ogni estrazione sociale, indipendentemente dal contesto culturale, religioso,economico e geografico – sottolinea la consigliera –. Secondo le stime mondiali dell’Organizzazione mondiale della sanità, una donna su tre in tutto il mondo è vittima di violenza di genere nel corso della propria vita. La Convenzione di Istanbul è ‘il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza’, ed è incentrata sulla prevenzione della violenza domestica, proteggere le vittime e perseguire i trasgressori. La violenza contro le donne e la violenza domestica violano molti de diritti contenuti nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo, dal diritto alla vita, al diritto di essere protetti da trattamenti disumani da parte di soggetti privati al diritto al rispetto della vita privata e familiare. Nonostante la condanna quasi universale di questi fenomeni e i ripetuti appelli alla prevenzione, la violenza contro le donne e la violenza domestica rimangono molto diffusi. Occorre lavorare e combattere la battaglia più impegnativa: fare emergere le situazioni di violenza assicurando il supporto, la vicinanza e l’orientamento necessari alle donne che vorrebbero denunciare gli abusi, ma non agiscono per la paura di ritorsioni contro loro stesse o contro i propri figli”.
“L’auspicio è che questa mozione venga accolta da tutti i consiglieri. Che questo possa essere un contribuito non solo per aiutare le vittime nel percorso di uscita dalla violenza, ma anche per fornire un’indicazione dell’entità del fenomeno sul nostro territorio. Nello specifico, si parla poco di violenza domestica, ma purtroppo è molto diffusa e la donna per timore e per assenza di autonomia finanziare è costretta a subire situazioni di sottomissione nei confronti dell’uomo – continua Bernardini -. Facciamo sapere a queste donne vittime di violenza (con figli o senza figli che sono seguite dai centri antiviolenza del Comune), che è stato messo a disposizione un ‘reddito di libertà’, concesso in un’unica soluzione per massimo 12 mesi, finalizzato a sostenere prioritariamente le spese per assicurare l’autonomia abitativa e la riacquisizione dell’autonomia personale, nonché il percorso scolastico e formativo dei figli o delle figlie minori. La misura, inoltre, è compatibile con altri strumenti di sostegno al reddito“.
“Quindi, cosa può fare il Comune? Mantenere costanti i rapporti con le strutture pubbliche cui competono l’assistenza, la prevenzione e la repressione dei reati con i servizi sanitari della Asl e le strutture scolastiche. Accogliere, ascoltare e sostenere le donne che vivono in situazioni di violenza, abuso o maltrattamento. Realizzare iniziative culturali di prevenzione, di pubblicizzazione, di sensibilizzazione e di denuncia in merito al problema della violenza contro le donne anche in collaborazione con altri enti, istituzioni e associazioni. Organizzare corsi di formazione sulla violenza di genere rivolti a soggetti istituzionali del privato sociale al fine di fornire strumenti culturali sul fenomeno. Promuovere momenti di confronto e di dibattito politico sulle tematiche della violenza di genere. Procedere alla raccolta dei dati relativi all’accoglienza ed alla ospitalità. Mantenere costanti e funzionali rapporti con le case di accoglienza esistenti sul territorio – termina Bernardini -. Collaborare alla promozione e alla divulgazione di progetti e programmi relativi all’inserimento e al reinserimento lavorativo di donne vittime di violenza (domestica e non)“.

