“La Regione Toscana blocchi i permessi di ricerca geotermica concessi a Scansano e a Magliano per un elementare principio di precauzione, doveroso per gli amministratori pubblici”: il comitato Scansano Sos Geotermia si appella agli amministratori pubblici perché “fermino progetti in tutta evidenza non sicuri rilasciati in maniera illogica ed incomprensibile“.
“L’elenco degli ‘incidenti’ – sottolinea il comitato – è ormai lungo: Strasburgo è l’ultimo caso e il più preoccupante. La società Fonroche aveva avviato ad ottobre sperimentazioni per la realizzazione della centrale in Alsazia. Dopo le prime smentite, a dicembre ha dovuto ammettere che i terremoti ripetutisi nella zona erano ‘indotti’ dalle prove di reimmmissione nel sottosuolo di acqua a forte pressione. Il progetto è stato bloccato e, a sei mesi di distanza, è arrivata la scossa più forte, 4.4. Come a Basilea nel 2006, come a Latera, in provincia di Viterbo, nel 2002. La remissione del fluido a forte pressione provoca radicali modifiche negli equilibri del sottosuolo, provocando terremoti. E’ la stessa tecnologia proposta dalle società che hanno ottenuto i permessi di ricerca a Scansano, due, e a Magliano in Toscana: paesi sulle colline metallifere di origine vulcanica, dove il sottosuolo è ricco di sostanze pericolose come arsenico e mercurio. Dove edifici di pregio storico, come il castello di Montepò o la Fattoria Sforzesca a Scansano o ancora la cinta muraria di Magliano in Toscana non meritano una prova di tenuta sismica. Aree, oltretutto riconosciute dalla Regione stessa come ‘Non idonee allo sfruttamento geotermico’”.
“Tanti indizi – dichiara Matteo Ceriola, portavoce del Comitato – fanno una prova. Chiediamo alla Regione Toscana di fermarsi prima che sia troppo tardi. Meglio farlo prima di realizzare quei progetti che dopo, per rincorrere danni inestimabili e irreparabili. Sollecitiamo anche, associandoci alle richiesta avanzata da Bice Ginesi, candidata alle prossime amministrative per il Comune di Scansano, gli Assessori competenti, Monia Monni e Leonardo Marras, ad incontrare la popolazione colpita da quei progetti per dare spiegazioni e rassicurazioni. Intanto, in attesa che ad ottobre il Tar si pronunci sui ricorsi presentati contro i progetti, proseguiamo la raccolta di firme a sostegno della richiesta di revoca dei provvedimenti e delle osservazioni al Paer che propone una disciplina della Aree Non Idonee con tutta evidenza inadeguata a tutelare territori vocati alla produzione agroalimentare di qualità e ad un turismo rispettoso dell’ambiente”.

