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In un mondo in cui le competenze, finalmente, tornano a svolgere un ruolo predominante, la conoscenza delle lingue straniere risulta di fondamentale importanza. Una rilevanza che tocca, in primis, l’ambito professionale: non è casuale, in tal senso, che più del 50% dei colloqui venga effettuato anche in una lingua differente dall’italiano. La conoscenza di idiomi differenti dal proprio, inoltre, consente maggiori opportunità relazionali con persone di diverse nazionalità, sia dal vivo (viaggi) che nella grande rete telematica, grazie al ricorso massiccio a chat e social network. Oggi come oggi, chi si esprime esclusivamente in italiano, si preclude un mondo infinito di opportunità.
Lingua inglese, problema atavico degli italiani
Nel mondo moderno, fortunatamente, una lingua consente alle persone di relazionarsi fra loro: l‘inglese. L’idioma di Sua Maestà, infatti, è considerato universale, quello che viene convenzionalmente utilizzato negli ambiti più importanti della vita di una società: le ricerche mediche e scientifiche di prim’ordine, infatti, vengono pubblicate in inglese, lingua utilizzata prioritariamente anche in altri due ambiti di fondamentale importanza come quello tecnologico e finanziario. I cittadini del Belpaese, però, dimostrano dei significativi gap nella comprensione ed utilizzo di questa lingua. Ed alcuni dati, confermano questa grave falla del popolo italiano: oltre il 50% dichiara di non aver trovato un lavoro, oppure di non aver ottenuto un avanzamento professionale, a causa della poca conoscenza o dimestichezza con questa lingua.
Secondo alcuni, un problema storico è da ricercare nell’insegnamento della lingua inglese nelle scuole pubbliche. Fino a qualche decennio fa, infatti, era prevista come materia scolastica solo dalle scuole medie inferiori, in sensibile ritardo rispetto ai maggiori paesi europei, dove il percorso di apprendimento iniziava sin dalle scuole elementari. Un altro problema, poi, è rappresentato dalla frequenza con la quale si parla. Se oggi, grazie soprattutto ad internet e, più in generale, la tecnologia, è diventata di uso frequente, pochi anni fa era utilizzata quasi ed esclusivamente in occasioni di viaggi, spesso parlata in modo “maccheronico”. Le reminiscenze scolastiche, però, possono essere spesso sollecitate da un ripasso della grammatica base inglese, che può rappresentare il primo indispensabile step per prenderne nuovamente confidenza, al quale ne vanno inevitabilmente affiancati altri per esprimersi adeguatamente e compiutamente.
L’inglese influenza la lingua italiana
Un dato che ben evidenzia quanto sia importante parlarla e comprenderla, riguarda il numero di individui si esprimono in questo idioma: 1,5 miliardi di persone, quasi il 30% della popolazione mondiale, di cui oltre 400 milioni di madrelingua. Un aspetto che si riflette non solo negli strategici ambiti già citati, ma anche in quelli più rilassanti e di svago. I film e libri di maggior successo a livello internazionale, ad esempio, sono in lingua inglese e spesso, nel doppiaggio e nella traduzione, perdono d’incisività quando vengono traslati in un altro idioma: gustarseli in lingua originale, quindi, è sicuramente più appagante, oltre a rispettare appieno quanto espresso dagli scrittori o sceneggiatori. D’altronde, l’importanza della lingua inglese la si può riscontrare anche quando ci si esprime in italiano. Si calcola, infatti, che oltre 60 termini inglesi siano diventati di uso comune anche nella lingua di Dante Alighieri. Un numero, oltretutto, che cresce costantemente, a ritmo vorticoso, col passare degli anni.
Per definire un libero professionista, ad esempio, si ricorre ad una terminologia inglese come “freelance”, accostata frequentemente ad alcuni categorie come quella giornalistica. Un altro termine utilizzato in maniera assidua è “leadership”, applicato in ogni ambito e categoria. Quando si parla di un determinato posto o luogo, poi, si suol dire “location”, termine certamente più accattivante, specie per le nuove generazioni. La palma del termine inglese più usato, talvolta addirittura abusato, nel recente passato, è “selfie”, la cui traduzione in italiano equivarrebbe a scatto/autoscatto. Immaginare, però, due persone che immortalano un determinato momento chiedendosi, l’un l’altro, “ci facciamo un autoscatto?”, al giorno d’oggi suona ridicolo. Potenza della lingua inglese.

