Venerdì prossimo il Consiglio comunale di Grosseto discuterà la variante anticipatoria al Piano operativo che riguarda l’insediamento di un nuovo supermercato a marchio Conad in via Scansanese.
«Evidentemente – sottolinea la segreteria della Cgil grossetana – l’amministrazione comunale ha deciso di procedere come un rullo compressore con decisioni a scapito della collettività, ignorando le preoccupazioni che questa scelta ha suscitato in più ambienti ed evitando con cura un confronto di merito con le associazioni di settore, sindacali e datoriali.
Alla Cgil interessa l’impatto che questo può avere sulla comunità, sul territorio e sull’occupazione. E su quest’ultimo punto è abbastanza evidente come, bene che vada, questa operazione, se mai si concluderà, non sarà a saldo positivo. Perché, nella più ottimistica delle ipotesi, potranno appena essere riassorbiti i lavoratori licenziati dalle altre strutture della media distribuzione presenti in quella zona della città.
La provincia di Grosseto, e in modo particolare la città capoluogo, è già oggi quella in Toscana con la maggior quota di superfici per la Gdo, con 340 metri quadri ogni mille abitanti a fronte della media regionale di 196 mq. Questa sovrabbondanza di offerta commerciale ha anche un effetto diretto sulla qualità del lavoro dei dipendenti, che spesso sono “costretti” ad accettare di essere assunti con strumenti come tirocini formativi o contratti di apprendistato e subiscono turni lavorativi stressanti.
Aprire un nuovo supermercato sulla Scansanese, inoltre, assesterà un’altra mazzata al commercio di vicinato, con l’effetto finale di rendere i quartieri della nostra città dei dormitori, delle zone desolate (invivibili per una popolazione, quella grossetana, a bassissima crescita demografica, soggetta a un invecchiamento galoppante) e, nella narrazione di alcuni, sempre meno sicure. Ampliando cioè “l’effetto desolazione” che già prevale in ampie aree del capoluogo, dove magari si pensa di risolvere i problemi della sicurezza piazzando qualche decina di telecamere.
Un nuovo supermercato occupa un pezzo di territorio della comunità. Il Comune ci guadagnerà la copertura delle spese di urbanizzazione e una certa cifra per oneri diversi? Si, vero. E poi, se gli affari vanno male? La comunità tutta si ritroverà con uno scheletro vuoto e con i costi esorbitanti per una sua ridestinazione o per il suo abbattimento e relativa bonifica. Pensate che alle multinazionali dispiaccia per la verde Maremma? Illusi.
Un nuovo supermercato quindi significa sì prezzi più bassi, ma un più alto costo sociale. Dietro ad ogni prezzo di vendita, infatti, non c’è solo un prodotto, ma tutta la società civile che ha consentito di produrlo: la nostra salute, i nostri diritti civili e politici, la nostra socialità. Non è un caso che i prezzi delle merci siano più alti proprio nei Paesi del mondo con maggiore benessere.
Per tutti questi motivi – conclude la Cgil – ci auguriamo che nel caso il Comune proceda nell’approvazione della variante, la Regione Toscana intervenga esercitando le proprie prerogative di legge per bocciare la procedura urbanistica. Che già in questa prima fase evidenzia problemi di legittimità, non essendo ancora stata effettuata la Vas (Valutazione ambientale strategica)».

