Maremma Antifa aderisce allo sciopero globale femminista “Lotto marzo“, riconoscendo e appoggiando la lotta transfemminista portata avanti da Non una di meno.
“Aderiamo perché per noi antifascismo è transfemminismo: riusciremo a immaginare e realizzare una società più giusta e solidale solamente scardinando l’impianto patriarcale e binario che è base imprescindibile per la sopravvivenza e riproduzione del più iniquo dei sistemi: quello capitalista – si legge in un comunicato di Maremma Antifa -. Aderiamo a questa mobilitazione poiché riteniamo sia necessario sovvertire radicalmente gli assunti di un sistema capitalistico che si fonda sull’equazione uomo : produzione = donna : riproduzione, marginalizzando le soggettività queer e non-binarie e negando alle donne e ai corpi non allineati una piena autodeterminazione”.
“Ci rifiutiamo di dare per buono il binarismo di genere (quello che riconosce come ‘sani’ solo ed esclusivamente il sesso maschile e quello femminile) funzionale alla cultura eteronormata: e l’eteronormatività è quella concezione secondo cui l’orientamento sessuale predefinito, naturale e giusto, è l’eterosessualità, che pretendendo di essere norma porta alla creazione di ruoli sociali ben definiti e desiderabili – continua la nota -. Chiunque, al momento della nascita, rappresenti una deviazione dal binarismo maschio-femmina, presentando caratteri sessuali di entrambi i generi, viene prontamente ricondotto a uno o all’altro. Perché in questa società è impensabile crescere un individuo se non si ha la possibilità d’inquadrarlo in un genere prestabilito; se sei maschio hai un ruolo, se sei femmina ne hai un altro. Le vie di mezzo sono viste come incidenti di percorso da reinquadrare mediante chirurgia, ormoni e sedute dallo psicologo“.
“Crediamo inoltre sia di primaria importanza distinguere tra un femminismo liberale, che si limita a dipingere l’intraprendenza delle ‘donne in carriera’ chiedendone una maggiore partecipazione ‘ai piani alti’, mantenendo così lo status quo e gli attuali centri di potere, e un femminismo globale: un femminismo, quest’ultimo, che sia anticapitalista, antiimperialista e antirazzista. Un femminismo ben consapevole del fatto che le molteplici forme della violenza di genere sono strettamente connesse ai rapporti sociali capitalistici, e per combatterle è indispensabile interfacciarsi a tutte quelle lotte che hanno origine dal basso, tutti quei movimenti che s’impegnano a dare voce al vissuto delle ultime e degli ultimi – spiega Maremma Antifa -. Laddove le modalità di sciopero sono andate restringendosi ovunque sotto il peso di politiche neoliberiste e securitarie, il movimento transfemminista interviene con decisione recuperando e liberando pratiche che davamo oramai per rimosse, al contempo creandone di nuove: con ‘Lotto marzo’ parliamo infatti di una protesta che non si limita al classico sciopero dal lavoro, ma tracima e assume forza e dirompenza nell’idea dello sciopero sociale; dai e dei generi, dai consumi e dei consumi, dal lavoro produttivo e riproduttivo. Una giornata di sottrazione da tutte quelle attività che i corpi femminili e non binari si trovano a dover mediare ogni giorno, e di cui sono protagonisti: dal lavoro di cura degli affetti al sessismo, dai ricatti alle violenze“.
“Riempiamo le strade compatte in nome di un transfemminismo diffuso e dirompente. Riappropriamoci di modalità di sciopero silenziate da anni di orrore neoliberista. Smascheriamo i limiti del femminismo liberale. Liberiamoci dalla gabbia del binarismo di genere – termina la nota –. Lottiamo, questo quotidianamente, affinché si renda evidente l’intrinseca connessione tra violenza di genere e modo di produzione capitalistico“.

