In programmazione a Grosseto – The Space Cinema
Torna sul grande schermo Robert Langdon, il simbolista nato dalla penna di Dan Brown e come sempre interpretato da Tom Hanks. Inferno è la terza trasposizione dei romanzi dell’autore statunitense dopo Il Codice Da Vinci (2006) ed Angeli e Demoni (2009).
In questo film Langdon si risveglia in un ospedale, convinto di essere a Boston ma in realtà a Firenze. Ben presto però si renderà conto di essere in preda ad un’amnesia ed al centro di una vera e propria caccia all’uomo nei suoi confronti. Troverà un’alleata nella dottoressa Sienna Brooks (Felicity Jones, era Jane Hawking ne La Teoria del Tutto), la prima persona che vedrà dopo aver ripreso i sensi.
Comincia così una fuga continua che porterà i due da Firenze a Venezia e successivamente ad Istanbul. Durante questa piccola odissea, scopriremo che Bertrand Zobrist (Ben Foster, ha interpretato Lance Armstrong in The Program), uno scienziato transumanista e fanatico di Dante, ha creato un virus della peste capace di dimezzare la popolazione mondiale e che sia l’OMS che una vera e propria struttura parallela sono a caccia dell’agente patogeno, i primi per neutralizzarlo ed i secondi per venderlo al miglior offerente. Solo alla fine sapremo se l’umanità sarà salva o condannata.
Dan Brown è un marchio consolidato nel mercato letterario e questo fa sì che ogni lungometraggio basato sui suoi lavori sia molto atteso ed assicuri in partenza un’ottima base di pubblico.
Inoltre i suoi romanzi sono dei veri e propri page-turners, di quelli, cioè, che si leggono tutti d’un fiato, con una capacità di mantenere la tensione e l’attenzione costantemente vivi.
Questo rende impegnativo il ruolo di chi deve rendere tutto ciò un film convincente. Per la terza volta questo compito è affidato a Ron Howard, regista che non ha bisogno di presentazioni e che ha alle spalle una solida esperienza.
Il passaggio da Il Codice Da Vinci ad Angeli e Demoni non fu indolore, il secondo episodio era decisamente più debole del primo ed è facile prevedere che anche il terzo avrebbe proseguito la parabola discendente.
Previsione ahimé veritiera: Inferno non riesce a creare una tensione sufficiente a coinvolgere lo spettatore e spesso Howard ricorre ad immagini di dannati infernali che sembrano messe lì solo per aggiungere un po’ di pepe ad un impasto scialbo. Scialba è anche l’interpretazione degli attori, mai incisivi. Tom Hanks, in particolare, sembra costantemente fuori posto, ben più confuso del suo personaggio. Inoltre alcuni passaggi che coinvolgono forze dell’ordine e pseudocriminali scadono nella macchietta, così come la storia d’amore tra Langdon ed Elizabeth Sinskey (Sidse Babett Knudsen, premio Cézar 2016 per La Corte).
Si salvano i paesaggi meravigliosi, merito delle location suggestive. In particolare Firenze è davvero magnifica.

