“‘Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure’, scriveva Italo Calvino, ormai nume tutelare di questa campagna, e se negli ultimi anni abbiamo tanto discusso di paure non possono che essere accolte oggi con piacere le idee e i desideri che si manifestano attorno alla città. Negli ultimi mesi sono state tante le idee e le suggestioni che ci hanno permesso di sognare una ‘Grosseto del futuro’, un nuovo, e radicalmente diverso, scenario urbano”.
A dichiararlo è Lorenzo Mascagni, candidato a sindaco di Grosseto per la coalizione di centrosinistra.
“Indubbiamente questi sogni ci hanno aiutato ad essere protesi con ottimismo verso il futuro, ma è pur vero che è un obbligo di chi amministra, e soprattutto di chi si candida a farlo, tenere i piedi per terra e mediare tra sogno e realtà, tra il volere ed il potere. Diversamente, la politica diventerebbe il luogo di una retorica sognatrice e populista destinata a deludere subito dopo la tornata elettorale. Una mediazione difficile quella dell’amministratore, chiamato ad adempiere, purtroppo, solo a quei sogni che possono divenire realtà in un orizzonte amministrativo credibile – spiega Mascagni -. È bene allora dirselo con chiarezza: non è e non sarà il tempo delle grandi opere pubbliche, dei progetti spot, delle antologie di ‘contenitori’ architettonici pret a manger, della galassia di promesse alle quali i cittadini sono stati loro malgrado abituati“.
“Sarà al contrario il tempo delle politiche urbane intelligenti e responsabili, di quelle piccole e diffuse azioni strategiche delle quali saranno valorizzati tutti gli effetti e le esternalità. Politiche di tutela del tessuto commerciale di vicinato, di supporto alle attività artigianali e produttive, di razionalizzazione della mobilità, di miglioramento del patrimonio edilizio esistente, di partenariato tra pubblico e privato nella costruzione della città e di solidarietà di quartiere. Un programma integrato di interventi sulla città e sui paesi che la circondano da scrivere con attenzione insieme a tutti, ma non demandando le decisioni a nessuno – continua il candidato -. Solo in un quadro organico ed integrato possono essere affrontate le singole tematiche di recupero (mura, ex ospedale, biblioteca, etc) non con appariscenti visioni, ma con intelligenti politiche (come diceva Totò: ‘Non è la somma che fa il totale’). In ultima analisi vorremmo che fosse un periodo di profonde manutenzioni più che di profonde trasformazioni“.
“Ciò non ci esime certo dal prefigurare la Grosseto del futuro. In termini di funzioni però e non di forme. Quale ruolo allora per Grosseto? La riflessione non può essere guidata da suggestioni né da visioni stereotipate. Grosseto non può e non vuole essere la riserva e i suoi abitanti non vogliono esserne gli indiani. Non la salvaguardia di un paesaggio bucolico per per le vacanze di turisti di élite (una maremma spaghetti e mandolino), ma semmai la continuazione di quei processi che hanno generato un meraviglioso territorio trasformato senza interruzioni dall’operosità dei suoi (vecchi e nuovi) abitanti, un territorio di innovazione – conclude Mascagni –. Un territorio in rete, sia stradale che informatica, ed un territorio della produzione, nel quale possano vivere e lavorare i suoi abitanti. Determinazione e pragmatismo non sono mai mancate ai maremmani, adesso è tempo di esercitarle. Parafrasando Ennio Flaiano, non bastano più poche idee ben confuse“.


1 commento
Ottima presentazione della sua visione urbanistica. Lorenzo Mascagni e’ un fuoriclasse della parola scritta e parlata. Pero’, questa sua tendenza a spegnere in modo sofisticato gli eccessi impulsivo-onirici di altri candidati e a mortificarne i voli arcobalenici alla lunga in cittadini oppressi e intristiti da un decennio grigio e spento come l’ultimo a guida centrosinistroide a guida PD, il suo partito, anche se intellettualmente onesto non e’ affatto detto che paghi in termini elettorali e in fin dei conti il nuovo Sindaco sara’ quello che prende un voto in piu’ sull’onda dell’ultimo spruzzo di fantasia che sapra’ accendere nell’elettore da troppo tempo in crisi di astinenza da mancanza di sogni.