Studenti e liberi professionisti, single o sposati: da circa un mese, a Grosseto sono aumentate le segnalazioni, ma anche le denunce, da parte di uomini vittime di estorsioni a sfondo sessuale sul web.
Si tratta di circa 3/4 casi a settimana, che presentano tutti le medesime caratteristiche: il primo approccio avviene su Facebook, poi le conversazioni si trasferiscono in chat private dove assumono connotati sempre più “piccanti”, fino a quando la sirena tentatrice di turno chiede al suo spasimante virtuale denaro in cambio di immagini o filmati osè; in caso di rifiuto, ecco la minaccia di rivelare e mostrare tutto alla rispettiva fidanzata o moglie,
Nella maggior parte delle situazioni, i partner “digitali” si esibiscono in atti di autoerotismo ripresi dalle webcam.
Le estorsioni online
Fra i casi più particolari verificatisi nel capoluogo maremmano, ci sono quelli di un dipendente di una società che intratteneva relazioni online a luci rosse nel suo ufficio, durante l’orario di lavoro, e che si è visto costretto a sborsare 800 euro, e di un libero professionista che ha scucito a rate 1600 euro sotto ricatto.
“E’ probabile che ci troviamo di fronte ad un’organizzazione internazionale – spiega il dirigente della Polizia postale Stefano Niccoli -, che recluta ragazze dell’est e, in certi casi, della Costa d’Avorio; forse si tratta di vere e proprie attrici abili ad adescare gli utenti di Facebook tramite un software denominato ‘Social engineering’, che carpisce i dati di chi interagisce in chat, e a farsi recapitare denaro”.
“Spesso gli uomini vittime di questi ricatti sono restii a sporgere denuncia perché si vergognano – continua Niccoli – e si limitano a semplici segnalazioni alla Polizia postale. Il nostro consiglio è quello di non cedere ai ricatti e di non sborsare denaro, perché sia Youtube che Facebook non consentono la pubblicazione di video hard, bloccandoli dopo pochi istanti che sono stati postati da un utente“.

