In conseguenza del naufragio della Costa Concordia, avvenuto il 13 gennaio dello scorso anno presso l’Isola del Giglio, Arpat è stata impegnata fin dai primi giorni successivi all’evento in un’intensa attività articolata su vari fronti: fra questi, la collaborazione immediata con la Prefettura di Grosseto, nella fase iniziale, e il Commissario delegato, successivamente, per l’assunzione delle prime decisioni per la messa in sicurezza del relitto; l’attivazione di una prima campagna di monitoraggio delle acque, con il “dirottamento” immediato del battello oceanografico Poseidon a presidiare l’area delle operazioni; il sopralluogo sull’isola del Direttore Generale di Arpat, insieme all’Assessore regionale per verificare direttamente le dimensioni della tragedia.
Il 20 gennaio 2012, con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, è stato dichiarato lo stato di emergenza fino al prossimo 31 gennaio e nominato il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Commissario delegato all’emergenza.
Nell’ambito del coordinamento degli interventi per superare l’emergenza e il controllo della corretta esecuzione, in condizioni di sicurezza di tutte le operazioni, Arpat ha contribuito, con un proprio rappresentante, ai lavori del Comitato tecnico-scientifico a supporto delle decisioni del Commissario, che è stato impegnato “sine die” presso l’Isola del Giglio, garantendo le valutazioni tecniche a tutto campo, necessarie per la gestione dei primi mesi dell’emergenza. Per assicurare le attività di presidio Arpat si è dotata anche di una sede provvisoria sull’isola.
Dopo l’intensa attività istruttoria sul progetto di rimozione del relitto, culminata con la conferenza di servizi del maggio 2012, Arpat continua la propria attività di supporto tecnico nell’ambito dell’Osservatorio, istituito dal Commissario per verificare il corretto svolgimento delle operazioni di rimozione.
Le attività di monitoraggio.
Grazie all’impegno delle varie strutture anche specialistiche dell’Agenzia, è stato tempestivamente predisposto un piano di monitoraggio di breve e lungo termine approvato dal Comitato Tecnico scientifico, a febbraio dell’anno scorso, ed operativo a tutt’oggi.
Il piano è stato impostato in modo tale da rilevare sia fenomeni di inquinamento acuto dell’ambiente marino (grazie all’analisi di numerosi parametri chimico fisici “sentinella” scelti in base alle sostanze pericolose presenti sulla nave), sia fenomeni di inquinamento a lungo termine, utilizzando indicatori biologici, sui quali indagare nel tempo anche su una zona molto più ampia di quella interessata dal naufragio.
Fin dai primi giorni dell’emergenza, in accordo con il Commissario, Arpat ha realizzato un’apposita sezione del proprio sito istituzionale dedicata all’emergenza Concordia (che nel corso del 2012 ha registrato quasi 60.000 accessi) e pubblicato in tempo reale i risultati analitici relativi al monitoraggio delle acque intorno al relitto, al fine di fornire la corretta informazione a tutti i soggetti interessati.
Nel periodo compreso fra gennaio e dicembre 2012 sono stati effettuati oltre 100 giorni di prelievo, per più di 300 campioni, per un totale di oltre 13.500 determinazioni. La maggior parte delle misure sono state effettuate in due punti di campionamento intorno al relitto ed in un punto presso la presa dell’impianto di dissalazione, utilizzato per la produzione di acqua potabile. Periodicamente sono stati effettuati campionamenti presso Cala Caldana, a sud del punto del naufragio come valore di “bianco”. Alcuni prelievi sono stati effettuati all’interno del relitto, altri in profondità all’altezza degli squarci dello scafo.
Complessivamente, dall’insieme delle attività di monitoraggio ambientale svolte da Arpat, si può dire che l’impatto di questo evento, che avrebbe potuto essere potenzialmente catastrofico per l’ambiente, è stato invece fino ad oggi molto limitato, grazie a tutte le azioni di prevenzione messe in atto (ad esempio la rimozione del carburante), la continua attenzione degli organi di controlli preposti e l’impegno di tutte le aziende incaricate.
Arpat ha preso in esame la matrice acqua nelle sue componenti colonna d’acqua ed elementi di qualità biologica, e la matrice biota (coralligeno ed alghe)
Matrice acqua
In base agli esiti del monitoraggio condotto nelle vicinanze del relitto e presso il punto di presa del dissalatore non si sono evidenziate situazioni di evidente criticità, alterazioni di acque particolarmente pulite come sono e restano quelle dell’isola del Giglio.
Si sono registrati per alcuni parametri andamenti fluttuanti, comunque entro livelli di concentrazione non molto più elevati rispetto ai “bianchi” di riferimento. Le analisi all’interno nave, non previste nel piano di monitoraggio, hanno evidenziato alcuni episodi di “picco” per alcuni parametri, senza peraltro determinare situazioni di inquinamento significativo rilevabile nell’intorno del relitto.
Oltre alle analisi nelle immediate vicinanze del relitto, il piano di monitoraggio ha previsto indagini anche su punti a maggiore distanza dal relitto, nei quali era già presente il monitoraggio periodico, ampliando l’insieme delle sostanze chimiche analizzate (metalli, in particolare).
Considerata la situazione di emergenza all’Isola del Giglio sono state attuate, inoltre, misure specifiche per la stagione balneare 2012, a titolo precauzionale, con il divieto di balneazione nell’area intorno alla nave e, per quanto riguarda il monitoraggio, è stato aggiunto a titolo precauzionale un punto di campionamento nell’area del naufragio. Nel set di analisi da effettuare è stata infine aggiunto il test di tossicità acuta con vibrio fischeri. Tutti gli esami effettuati sono sempre risultati regolari.
Matrice Biota
Per quanto riguarda gli indicatori biologici:
– l’esame del fitoplancton: i campionamenti effettuati (area delle Scole e Secca della Croce) nel periodo gennaio-ottobre hanno indicato una situazione di assenza di stress ambientale. Analoga situazione si è verificata in area più vasta, nelle postazioni di Montecristo, Foce Bruna, Cala di Forno, Foce Albegna;
– i valori medi di clorofilla-a indicano uno stato ecologico elevato per tutte le sei stazioni monitorate.
Relativamente alla situazione della Posidonia, delle Macroalghe e del Coralligeno, le indagini, effettuate in gennaio-febbraio, nelle postazioni a poca distanza dalla zona del relitto, presentavano uno stato ecologico elevato, ovvero nessuno o molto poco disturbo antropico, situazione di riferimento iniziale verificata anche in seguito.
Le attività sulle altre matrici.
Una volta approvato il progetto e iniziate le operazioni di cantire, ad Arpat è stato affidato anche il compito di verificare i sistemi di monitoraggio ambientale per la matrice aria, messi in atto dall’impresa che gestisce la rimozione del relitto.
Relativamente all’inquinamento atmosferico, l’elaborazione dei dati della qualità dell’aria, prodotti da una centralina ubicata nel porto del Giglio, ha permesso di affermare che per gli inquinanti monitorati (NO2, CO, SO2, PM10, Benzene) non sono stati rilevati valori di concentrazione superiori ai limiti previsti per la qualità dell’aria.
Per quanto riguarda l’inquinamento acustico, è stato verificato, anche con misure dirette di Arpat, il sostanziale rispetto dei limiti di immissione, l’assenza di segnalazioni di problematiche acustiche da parte dei residenti.
L’impegno dell’Agenzia proseguirà per tutta la fase di recupero della nave e Arpat si sta organizzando per eventuali attività di competenza se il relitto verrà trasportato in un porto toscano.

