Pubblicato il: 5 Maggio 2017 alle 20:51

AmiataCronaca

Amiata, la denuncia del Wwf: “Atti di bracconaggio impuniti nella riserva naturale di Rocconi”

Vogliamo segnalare gravi episodi di bracconaggio che da molto tempo avvengono anche in aree protette e che rimangono troppo spesso impuniti“.

A dichiararlo è Roberto Marini, delegato del Wwf Toscana.

“Da diversi anni il Wwf segnala atti di bracconaggio all’interno delle riserve, ed in particolare a Rocconi, nei comuni di Roccalbegna e Semproniano, dove si sono registrati numerosi e gravi episodi che hanno messo a rischio anche la sicurezza dei visitatori – spiega Marini -. Ci preoccupa, in modo particolare, la situazione della caccia al cinghiale all’interno della riserva naturale di Rocconi. Il Wwf Italia, oltre ad essere stato il promotore dell’istituzione della riserva naturale, che ricordiamo essere inserita anche nella Rete di aree protette europee ‘Natura 2000’, ne è anche in gran parte proprietario grazie, peraltro, a donazioni fatte dai cittadini per poter acquisire un’area naturale così preziosa e sottrarla a speculazioni e bracconieri“.

“Lo scorso gennaio, la Polizia Provinciale ha sorpreso otto cacciatori (appostati durante una battuta al cinghiale, proprio all’interno della riserva naturale di Rocconi – continua Marini -. Uno dei cacciatori avrebbe anche cercato di difendersi mettendo in discussione l’evidenza dei fatti, accertati da agenti pubblici della Polizia Provinciale. Avrebbe infatti sostenuto che in quei luoghi si sarebbero già tenute altre battute di caccia e che i partecipanti sarebbero già stati controllati da altri organi di Polizia, senza che si rilevasse alcune irregolarità. Ovviamente questo rientra nel lecito diritto alla difesa, che la Costituzione garantisce per ogni cittadino. Quello che ci stupisce è, invece, che sembra sia stata chiesta l’archiviazione del procedimento a carico delle otto persone sorprese a cacciare in area protetta, prendendo quindi di fatto per buone le argomentazioni dei cacciatori e, di fatto, sposando tesi interpretative datate e superate da anni di Giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione: ad esempio, accettare come scriminante che non ci fossero cartelli di ‘divieto di caccia’ che indicassero la presenza di una riserva naturale, quando la Corte di Cassazione ha ormai pacificamente stabilito che non sia necessaria la presenza di tale cartellonistica, in quanto le cartografie ed i confini delle aree protette (parchi, riserve, etc.) sono pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale ed è dovere di chi va a caccia informarsi dello status giuridico del luogo prima di sparare. E molte altre imprecisioni, incongruenze ed interpretazioni a dir poco fantasiose“.

“Sono troppi i ‘crimini di natura’ che ancora oggi vengono sottovalutati ed è il momento di dire basta. Proprio per arginare i reati ambientali, il Wwf ha siglato un protocollo di intesa nel marzo scorso con il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, chiamata oggi in maniera ancora più puntuale a tutelare il nostro patrimonio naturale ed ambientale con il recente accorpamento del Corpo Forestale dello Stato – termina Marini. Auspichiamo, pertanto, che non si proceda con l’archiviazione del procedimento e che la giustizia faccia il suo corso, per accertare i fatti e le responsabilità sull’accaduto“.

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